Una romanaccia Ornella Muti debutta a teatro con L’Ebreo

40 anni di carriera senza aver mai fatto teatro. E’ pronta ad un clamoroso debutto Ornella Muti, nei panni di una sguattera romana nel periodo delle leggi razziali, al Teatro Valle dal 23 febbraio

Roma – 40 anni dopo aver esordito al cinema, con La Moglie più Bella di Damiano Damiani, Francesca Romana Rovelli, alias Ornella Muti, si appresta a vivere la sua prima volta a Teatro con l’Ebreo, in scena dal 23 febbraio al 7 marzo al Teatro Valle di Roma, in Via del Teatro Valle 23.

Scritto da Gianni Clementi, l’Ebreo, dramma in dialetto romanesco su una delle pagine più cupe del nostro recente passato, si è aggiudicato “per la simbiosi perfetta fra il tema, storicamente importante, ed il linguaggio teatrale diretto ed efficace, sottolineando la drammatica attualità dell’argomento” la prima edizione del Premio Siae Agis Eti, dedicato alla drammaturgia contemporanea, nato con l’obiettivo di offrire una concreta opportunità agli autori teatrali, dalla scrittura di un’opera fino alla sua realizzazione e diffusione.

Protagonisti della pièce, diretta da Enrico Maria Lamanna, Emilio Bonucci, Pino Quartullo e, per l’appunto, un’inedita Ornella Muti. Negli anni ’40, con l’entrata in vigore delle leggi sulla discriminazione razziale emanate dal regime fascista, molti ebrei, presagendo un destino incerto, avevano pensato di mettere al riparo i loro beni da presumibili espropri, intestando le proprietà a prestanome fidati di razza ariana. Marcello Consalvi, al tempo oscuro ragioniere, è uno dei fortunati beneficiari; il suo Padrone, infatti, gli ha intestato tutte le proprietà. Insieme alla moglie Immacolata è entrato in possesso di un palazzo e di alcuni negozi, di cui si gode i frutti dalla tragica retata del 1943 nel ghetto di Roma. La ricca coppia, che vive ormai negli agi e in uno splendido appartamento, vede la propria esistenza borghese improvvisamente minacciata da un evento tanto temuto quanto atteso: qualcuno, tredici anni dopo, bussa alla loro porta, forse per reclamare beni e proprietà, e solo allora i due si ritrovano di fronte alla parte oscura del proprio animo. Decidono, così, di non aprire, barricarsi in casa e prendere tempo per trovare una soluzione che consenta loro di non perdere tutto e tornare all’ormai dimenticata vita grama. Immacolata – a suo tempo una povera sguattera senza più sogni che ogni giorno faticava duro per sopravvivere – crolla, i sensi di colpa esplodono, e subentra la paura, il terrore che fa emergere tutta la sua meschinità, ma, in fondo, anche la tenerezza dei diseredati. Da quel momento i colpi di scena si succedono fino ad un finale degno di un vero noir cinematografico…