Intervista a una coppia di Trieste, dove le unioni civili non hanno la stessa dignità del matrimonio

Il Comune ha nettamente distinto i due riti. Alcune delle coppie che volevano prenotarsi, tra cui quella di Roberto e Valdi, non ci stanno.

A Trieste le unioni civili non hanno la stessa diginità del matrimonio. “È la legge stessa che va nella direzione di distinguere e di non fare confusione“, afferma il vescovo Crepaldi, felice della decisione dell’amministrazione, capitanata dal sindaco di centrodestra Dipiazza (che si definisce ‘strenuo difensore della famiglia‘), di non assegnare la sala destinata ai matrimoni a chi decide di unirsi civilmente. Solo pochi giorni fa l’ultima delibera: i matrimoni nella sede storia di piazza Unità, le unioni civili nella sala Bobi Bazlen o a palazzo Gopcevich, con le stesse tariffe del matrimonio e senza le vergognose limitazioni degli orari d’ufficio. Finora infatti, le unioni civili sono state celebrate nella sala 101 del palazzo dell’anagrafe, con un rito spartano e di servizio: le limitazioni della giunta avevano destato polemiche da parte di Arcigay e della stessa Monica Cirinnà, che ha parlato di atto discriminatorio.

Qualche giorno fa abbiamo contattato una delle due coppie di Trieste che portano avanti in prima persona questa battaglia, affinché le coppie LGBT possano essere riconosciute legalmente negli stessi modi e soprattutto con la stessa dignità di quelle eterosessuali. Una battaglia di civiltà contro la giunta Dipiazza e in particolare contro l’assessore alla famiglia Roberti, segretario provinciale della Lega, che considera la questione una crociata ideologica personale. Ecco l’intervista a Roberto, uno di loro.

 

So che in una città come Trieste essere aperti riguardo la propria vita privata è molto, molto più difficile che in città più grandi o semplicemente culturalmente più aperte. Vuoi raccontarci un po’ di te e di come è iniziato il tuo amore con Valdi, il tuo compagno?

Sono nato a Bologna 53 anni fa e nel 1985 mi sono trasferito a Trieste per lavoro. Ho vissuto qui oramai più di quanto sia vissuto nella mia città natale. Ho conosciuto Valdi nel 2009. Erano già parecchi anni che non ero impegnato stabilmente in una relazione e il mio desiderio che questo accadesse era sicuramente molto chiaro. Probabilmente questo era anche lo stesso desiderio di Valdi, nonostante la notevole differenza di età: lui ha 16 anni meno di me. Quando ci siamo conosciuti, nel giugno del 2009, Valdi viveva ancora con la sua famiglia in provincia di Udine. Una delle prime cose che ha fatto è stato presentarmi ai suoi genitori, Tiziana e Marcello, persone di grande cuore e imprevedibile apertura mentale: credo che mi abbiano accettato immediatamente e rispettato fin dal primo momento, o almeno questa è la sensazione che ho avuto. Forse anche perché c’è molta meno differenza di età tra me e loro che non tra me e Valdi!

Tempo un paio di mesi ed io e Valdi vivevamo già assieme a Trieste, pur lavorando lui ancora a Udine. Nel 2011 ha ottenuto il trasferimento a Trieste ed è finito anche il pendolarismo, cosa che mi preoccupava tantissimo, dato che Valdi lavora come turnista ed il saperlo alla guida dell’auto la mattina, dopo essere stato sveglio tutta la notte per lavoro, mi creava davvero molta ansia. Nel 2013 sono andato in pensione, cosa che fa incazzare tutti quelli che conoscono la mia età (Roberto è stato ballerino professionista al teatro Verdi di Trieste, ndr) e una settimana fa Valdi ed io abbiamo comperato una nuova casa, col giardino, dove andremo a vivere dopo che avremo venduto il nostro appartamento in centro città.

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Quando avete preso la decisione di legalizzare la vostra unione e a cosa siete andati incontro? Avevate già avuto contatti coi sindaci precedenti per vedere riconosciuta la vostra unione? Come siete stati trattati dal punto di vista umano dalla giunta Dipiazza ?

Premesso che già da alcuni anni ho provveduto a mettere al sicuro il mio compagno facendo testamento, e che non sarà certo un atto giuridico/amministrativo a determinare la solidità della nostra relazione, quando il 20 maggio 2016 il Senato della Repubblica ha approvato la legge sulle unioni civili abbiamo pensato subito che avremmo quanto prima voluto garantire a norma di legge il nostro rapporto. Non solo per quanto riguarda diritti e doveri, ma anche perché quella dell’unione civile sarebbe stata per noi l’occasione per condividere il nostro amore con familiari, parenti ed amici. E sinceramente fino ad un certo punto ci abbiamo creduto davvero che sarebbe stato un gran bel momento, e abbiamo cominciato ad organizzare la nostra festa. Poi però…
Poi però? Racconta…
Poi però a Trieste è cambiata la giunta, e dal centro sinistra la città è ora amministrata da una maggioranza di centro destra. Pensavamo che umanità, rispetto e modernità sarebbero state la cifra distintiva della nuova giunta, anche perché già in passato un’autorevole figura di questa amministrazione mi disse personalmente che se ci fosse stata in Italia una legge che avesse consentito l’unione tra persone dello stesso sesso, non avrebbe esitato a celebrare l’indomani. Abbiamo scoperto che oggi non è più così. Ne prendiamo atto con rammarico, con dispiacere soprattutto per chi ha deciso di dare questo tipo di immagine di sé. Ciò non toglie nulla alla nostra relazione e non significa che rinunceremo a portare avanti una battaglia di civiltà, che riteniamo sia oggi indispensabile per far fare al nostro paese e a questa fantastica città un passo avanti verso il terzo millennio, rispetto al tema dei diritti umani che dovrebbero essere una priorità assoluta soprattutto per chi ha onere ed onore di amministrare.
Vorrei chiarire che la nostra non sarà mai una battaglia contro qualcuno. Sarà una battaglia per lo sviluppo di una cultura che non abbia paura delle diversità, ma che le consideri un tesoro prezioso, un arricchimento. Poi, per quanto riguarda le persone, sono dell’idea che ognuno è responsabile dei propri comportamenti e delle relative conseguenze. Fermo restando che chiunque è degno del massimo rispetto.
Detto ciò, abbiamo deciso di celebrare la nostra unione, con le nostre famiglie, gli amici e chi vorrà partecipare della nostra gioia, il 3 giugno 2017. Se nel frattempo le condizioni a Trieste saranno mutate saremo felicissimi di festeggiare qui, altrimenti decideremo come comportarci. Siete tutti invitati. 

3 commenti su “Intervista a una coppia di Trieste, dove le unioni civili non hanno la stessa dignità del matrimonio

  1. Pongo di nuovo anche qui per l’ennesima la domanda “ma se i sindaci si comportano così evidentemente ritengono di non commettere reato. Perché se lo fosse non sarebbero i giudici a diverlo contestare di ufficio?” Insomma è reato o no?

  2. Quello che è avvenuto a Trieste è vergognoso. Io tra l’altro estenderei lo sdegno al fatto stesso che le coppie gay di questo Paese sono tenute fuori dal matrimonio, confinate nell’unione civile. Sarebbe un po’ singolare e contraddittorio sdegnarsi per sale e procedure comunali a se stanti e non per il confinamento stesso in un istituto giuridico a se stante. Tra l’altro, le leggi nazionali sono le prime a prevedere riti diversi, con la celebrazione dell’unione civile che non è nemmeno celebrazione ma costituzione e che prevede frasi molto meno altisonanti di quelle del matrimonio; e chi si unisce ha meno diritti e doveri di chi si sposa, non è nemmeno riconosciuto in quanto coppia. E’ l’unione civile che, per sua natura, non ha la dignità delle nozze: è un istituto nato per tenerci fuori dal matrimonio. Se chi legifera avesse voluto riconoscerci eguale dignità avrebbe messo fine alla nostra esclusione dal matrimonio; non lo ha fatto, ha voluto mantenere tale esclusione confinandoci in un istituto a sé. Questo non giustifica le decisioni di Trieste; se però ci indigniamo, indigniamoci in pieno, non solo per una frazione di ingiustizia.

  3. Ma insomma queste coppie perché non denunciano alla prefettura? Io se dovessi unirmi civilmente ( abbiamo capito che sposarsi forse lo potremo fare tra 20 anni) non mi importerebbe spendere anche migliaia di euro per denunciare e trascinare in tribunale chi non mi concede diritti

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