Vigili e polizia all’Amigdala che denuncia: clima repressivo

Venerdì notte concitato a San Lorenzo, dove al Dimmi si stava svolgendo la serata queer Amigdala. Prima i vigili e poi la polizia, in borghese, hanno fatto irruzione nel locale “schedando” i presenti

Roma – "un clima repressivo che si sta abbattendo in queste ore su Roma". E’ durissimo il comunicato diramato dagli organizzatori di Amigdala, celebre serata queer della capitale, venerdì sera vittima di controlli a tappeto che ne hanno stravolto il regolare svolgimento.

Il Comunicato – "Amigdala denuncia il gravissimo clima repressivo che si sta abbattendo in queste ore su Roma. I controlli effettuati venerdi durante la serata di Amidala al Dimmi da parte della polizia e dei vigili urbani che per oltre 40 minuti hanno imposto la sospensione della musica per effettuare controlli eccessivamente rigidi sui presenti (da cui non è emersa tra l’altro alcuna irregolarità) creando un evidente danno alla serata e facendo rischiare l’annullamento della stessa, sono il segnale di un clima pesante che coinvolge i locali, gli spazi indipendenti e le associazioni culturali che propongono serate ed eventi di clubbing e cultura indipendente.  A questo clima Amigdala si oppone denunciandone l’assoluta gravità e invita il pubblico e i fruitori dei nostri eventi a non restare indifferente su quanto sta accadendo".

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I Fatti -A questa denuncia si aggiungono i particolari di una serata iniziata tranquillamente e finita amaramente. I gestori del Dimmi, associazione culturale indipendente della capitale, vengono avvisati che intorno alle 23 riceveranno la visita dei vigili, chiamati a svolgere dei normali controlli audiometrici. Peccato che neanche mezz’ora dopo la fine di questi controlli, e il conseguente saluto dei vigili, arrivi a sorpresa anche la polizia, in borghese.

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La giustificazione? Ulteriori accertamenti sull’impianto audio del locale e sul tesseramento dei presenti. Chiesto agli organizzatori di poter spegnere la musica per due minuti, in modo da poter effettuare ancora una volta i controlli del caso, i poliziotti in borghese chiedono le generalità ai partecipanti alla serata, incrociando carte d’identità, patenti e tessere del locale, dando vita così ad un’ambigua, indiretta ed antipatica ‘schedatura’.

Quei due minuti di ‘silenzio musicale’ inizialmente richiesti diventano 45, danneggiando pesantemente la serata, ricominciata in un pesantissimo clima di tensione ed amarezza solo dopo l’1 e 30 di notte, senza tra l’altro aver dato nè ai vigili nè alla polizia elementi che accertassero  violazioni di qualsiasi tipo.

Episodi che si stanno ripetendo settimanalmente in tutta la capitale, colpendo soprattutto gli spazi indipendenti e le associazioni culturali che propongono serate ed eventi di clubbing e cultura indipendente, come quella queer del Subwoofer, alla Galleria dei Serpenti, solo una settimana fa ‘presa di mira’ esattamente come successo venerdì sera all’Amigdala.

di Federico Boni