Un supporter gay di Donald Trump, Milo Yiannapoulos, brucia la bandiera arcobaleno in un spot elettorale

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O il disagio psichico è diventata l'ultima frontiera dell'intrattenimento politico oppure agli americani va bene qualsiasi voce, purché urli più degli altri.

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Che un gay arrivi a bruciare la bandiera arcobaleno invitando gli elettori a votare Donald Trump sembrerebbe una pazzia. Eppure è successo. Milo Yiannopoulos, una figura popolare nell’estrema destra americana, ha ottenuto in questi mesi una certa visibilità grazie ad alcune uscite mediatiche riferite al suo sostegno a Trump, che lui chiama “daddy”.
Yiannopoulos è stato bannato da Twitter nei mesi scorsi per i suoi commenti razzisti contro la protagonista di Ghostbuster Leslie Jones (LEGGI >). Nonostante usi la sua sessualità come difesa contro le accuse di razzismo e sessismo, Yiannopoulos ha più volte dichiarato di volersi curare dalla omosessualità, se solo esistesse un metodo efficace. Oltretutto, ha pure un rapporto di odio con le persone trans, che definisce “uomini gay mentalmente malati che si vestono da donna per avere attenzione“.
L’ultimo folle atto prima delle elezioni è quello di bruciare la bandiera rainbow mentre ripeteva la frase di Trump secondo cui “gli eccidi di massa di persone gay come quello di Orlando diventerebbero comuni se fosse eletta Hillary Clinton“. Delle due l’una: o il disagio psichico è diventata l’ultima frontiera dell’intrattenimento politico oppure agli americani va bene qualsiasi voce purché urli più degli altri.
Yiannopoulos parla anche dell’Europa, dove la sinistra ha aperto (secondo lui) le frontiere a milioni di musulmani che ora minacciano la libertà di tutte le minoranze, a partire da quella gay. Yannopoulos dimentica però di citare tutte le proposte anti LGBT fatte da Trump in campagna elettorale, tipo quella di nominare giudici ultra conservatori per ribaltare la sentenza sui matrimoni omosessuali o di far approvare una legge che permetta le discriminazioni per motivi religiosi, mentre smantella le protezioni sociali introdotte dalla amministrazione Obama.
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