La bellissima storia di Giacomo e Francesco: sposati in Portogallo, ma sognano Vienna

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Giacomo ci racconta il suo matrimonio, tra coming out, reazioni inaspettate dei parenti e "copiosi litri di vino a tavola". Insieme al suo compagno partecipa al nostro concorso...

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Giacomo (Mr. Rainbow su YouTube, qui per il suo canale >) e Francesco si sono sposati due anni fa in Portogallo, quando in Italia la legge sulle unioni civili era ancora lontanissima. Oggi devono trascrivere il loro matrimonio, ma stanno incontrando ancora difficoltà burocratiche: c’è poca chiarezza sulla questione e molti Comuni sono ancora impreparati.

Anche loro si sono candidati al nostro concorso, #LoveWinsVienna, realizzato in collaborazione con Ente Turismo viennese (qui trovate tutte le info sulla Vienna LGBT, con eventi ad hoc e locali >), che vuole celebrare con noi questa prima, grande conquista del diritto civile in Italia: si vince un viaggio super romantico nella capitale austriaca! Per partecipare e trovare informazioni più dettagliate andate a questo link >. Intanto, ecco la loro meravigliosa storia.

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Questo racconto è ambientato in Portogallo. È la storia di un matrimonio, il mio.

Prima del Portogallo c’è la proposta di matrimonio, nel bel mezzo di un pranzo in un ristorante di Parigi. All’improvviso sento la cover di “You always Hurt the one you love” cantata da Ryan Gosling. Il mio compagno di alza, si mette in ginocchio, e mi chiede di sposarlo. Dopo il mio sì, parte una reazione a catena davvero avvolgente: i clienti si alzano in piedi e battono le mani, come nei film!

Ok, ci sposiamo. E adesso? Come prima cosa abbiamo controllato quali paesi esteri permettono le unioni tra persone dello stesso sesso. E scopriamo che solo alcuni paesi permettono ai non residenti di sposarsi. Per una maggiore tutela, io e il mio compagno scegliamo di rimanere sotto la comunità europea e tra le mete possibili scegliamo Porto. Per due ragioni: la prima il fascino del Portogallo, la seconda, perché il Portogallo è il paese europeo che richiede meno burocrazia matrimoniale, basta solo la certificazione di stato libero. Per l’organizzazione sul posto, invece, ci affidiamo a un’agenzia di Genova. Ma prima di buttarci nell’organizzazione della cerimonia, io e il mio compagno avevamo ancora una piccola questione in sospeso… il coming out in famiglia.

Solo mia madre e mia sorella sapevano delle nozze: parte così quella che a noi piace definire “la settimana del coming out, ovvero come fare coming out in sette giorni e con sette parenti diversi. Il discorso che avevo preparato suonava più o meno così: “Mi sposo…con un uomo!”. La prima è stata mia nonna, poi i miei zii, i miei cugini e infine mio padre. Mio marito ha una famiglia ancora più numerosa con parenti di primo, secondo, terzo quarto grado… Per lui più che una “settimana di coming out” è stato il “mese del coming out”. Il ricordo più bello è la chiacchierata con mia nonna che a 92 anni ha preso la notizia con grande naturalezza ed entusiasmo.

Avvisati i parenti, lo comunichiamo agli amici. E ci chiediamo: in quanti accetteranno di muoversi fino a Porto? In ben ottanta!
Quello che ricordiamo con maggior gioia è la grande testimonianza d’affetto di parenti e amici i quali hanno affrontato viaggi e spese, tutt’altro che ovvi, pur di esserci. E in gran parte invitati provenienti da un contesto borghese e conservatore. C’erano anche diversi bambini, dai 3 agli 8 anni, felici di condividere con noi il giorno delle nozze grazie a dei genitori che hanno messo l’amore sopra ogni cosa.

E con 80 invitati confermati, era giunto il momento di organizzare il giorno delle nozze. Dovevamo scegliere il luogo, il ristorante, i testimoni, dovevamo organizzare il trasporto per gli invitati, il pranzo e la torta nuziale, il tema e il colore della cerimonia. Il tutto dall’Italia. E con un mucchio di interrogativi: dal più semplice “chi entra per primo?” alla complessa composizione dei tavoli: perché mettere “X” vicino a “Y” può causare l’apocalisse. Per fortuna c’erano copiosi litri di vino a tavola.

Morale della favola? Un matrimonio è un matrimonio: indipendentemente dalla formazione dei coniugi, gli sposi devono districarsi con agio tra burocrazia, parenti molesti e amici ubriachi. Senza dimenticare i possibili imprevisti.

Oggi le unioni civili sono possibili anche in Italia: è un passo avanti meraviglioso per il nostro Paese. E ogni volta che vedo delle testimonianze fotografiche per me è un’emozione enorme. La strada verso l’uguaglianza è iniziata: ora dobbiamo rimboccarci le maniche e continuare a lottare per il matrimonio egualitario, perché i diritti non sono un privilegio elitario. E un mezzo diritto rimane tale anche con della panna montata sopra. Io e mio marito non siamo ancora coniugi in Italia: per questo stiamo aspettando la possibilità di trascrivere il nostro matrimonio. E L’Italia si deve ancora organizzare al riguardo.

Io mi auguro che le unioni civili portino a una consapevolezza comune sempre più partecipe e tollerante, contro ogni tipo di discriminazione. Ottanta persone in Portogallo non sono forse il ritratto di una famiglia? Per noi sì!

Per seguire gli altri video di Giacomo, qui il suo canale YouTube Mr. Rainbow! > >

 

#LoveWinsVienna: partecipa al concorso! > >

Partecipare è molto semplice: basta caricare un video o una foto sui social (ricordate di impostare la privacy del vostro account su “Pubblico”) taggandola con l’hashtag #LoveWinsVienna e comunicarlo a amici e parenti condividendola e invitandoli a mettere like. È molto importante: i like costituiscono uno dei vari metri di giudizio della giuria (composta da due membri della nostra redazione e da uno dell’ente turismo)! Il concorso scade il 10 ottobre.

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