Gli omofobi? Gay repressi. Lo dice anche il NY Times

Il prestigioso quotidiano americano rivela il segreto di Pulcinella. Gli omofobi sarebbero in realtà gay che non sanno di esserlo e reprimerebbero con l’aggressività fisica o verbale la loro rabbia.

Chi strilla contro le unioni gay viene spesso sorpreso ad avere relazioni con persone dello stesso sesso, sia che si tratti di personaggi politici che religiosi. A parlare di una realtà sotto gli occhi di tutti è anche il prestigioso New York Times che ricorda molti casi di questi omofobi. Come quello di Ted Haggard, ad esempio, il leader evenagelico che dal pulpito urlava contro le peccaminose relazioni gay salvo poi essere stato beccato in compagnia di un escort. Stessa sorte per Larry Craig, un senatore diventato famoso anche qua in Italia quando venne sorpreso in un bagno pubblico intento a "cacciare". Inutile dire quanto fosse impegnato in una campagna legislativa contro le unioni gay. L’elenco è lungo ma perché succedono casi simili?

La teoria è che l’omosessualità fa paura a chi lo è ma reprime se stesso diventando così ossessionato da chi invece vive liberamente la sua vita come gli omosessuali dichiarati. E se l’argomento è diffuso tra gli stessi gay, adesso c’è una base sceintifica a supporto di quello che poteva sembrare soltanto pettegolezzo. Ci pensa il Journal of Personality and Social Psychology a motivare la teoria del desiderio represso.

Sei studi in tutti gli Stati Uniti hanno coinvolto 784 studenti universitari ognuno dei quali è stato chiamato a definirsi eterosessuale in una scale da 1 a 10. Un test al computer ha poi calcolato il reale orientamento sessuale tramite immagini e parole evocative di etero e omosessualità. Gli studenti dovevano classificarle come gay o etero nel minor tempo possibile. Il tempo di reazione è stato l’unità di misura calcolata.

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