Carlo Ripa di Meana racconta: “Ho amato una trans”

L’ex ministro e parlamentare ha confessato alla rivista “DiPiù” il racconto della passione travolgente vissuta con Gianna, una trans milanese, agli inizi degli anni ’70. Una storia durata quattro anni

Se qualcuno pensava che la vicenda che ha coinvolto l’ormai ex presidente del Lazio Piero Marrazzo fosse riconducibile a quelli che qualcuno ama definire "mali moderni" o "decadenza dei costumi" si sbaglia di grosso, oltre ad essere prigioniero di una quantità incredibile di luoghi comuni. A testimoniarlo, se ce ne fosse bisogno, le recenti confessioni di un personaggio storico della scena politica (e non solo) italiana: Carlo Ripa di Meana.

L’ex ministro ha affidato alla rivista DiPiù il racconto di una travolgente passione con una trans che risale ai primi anni ’70 e che durò per ben 4 anni. Racconta Ripa di Meana che tutt ebbe inizio in una sera del 1970, all’uscita da un’assemblea del consiglio provinciale di Milano di cui lui faceva parte come rappresentante dei socialisti.

All’epoca, il politico non era ancora legato all’attuale moglie Marina. "Appena la vidi – racconta – sentii immediatamente una irresistibile attrazione per lei e mi avvicinai. La invitai a salire sulla mia auto e lei accetto. Capii che non era proprio donna dalla nascita da subito, quando si presentò. Mi rispose che si chiamava ‘Gianna’. Appena mi accostai esplose fra noi una passione travolgente e a quell’incontro ne seguirono molti altri. Avveniva di sera, quando uscivo dalle riunioni. Raggiungevamo posti isolati e ci abbandonavamo al nostro desiderio". Continua, poi, confessando che, per lui, era un rapporto che poteva esistere solo di notte: "Mi attraeva la sua straordinaria femminilità, portata all’estremo. Io la chiamavo ‘iperdonna’.

Però riuscivo ad avvertire questo suo fascino solo di sera: di giorno la mia attrazione per lei veniva meno. La luce del giorno era troppo cruda e impietosa. Vedevo tutti i particolari che mi ricordavano che non era al 100% donna: l’ombra della barba rasata sul mento, le mani grandi e forti. Di sera invece splendeva di totale femminilità. Lei si era legata a me ma anche io mi sentivo soggiogato, schiavo del suo fascino. Nessuno sapeva di noi e lei non aveva nemmeno idea di chi fossi. Gianna una volta espresse il desiderio di fare una vacanza in Grecia con me: non so nemmeno io perché non facemmo quel viaggio. E non riuscivo a dormire con lei, temendo il momento del risveglio al mattino, quando la luce del giorno mi avrebbe ricordato ciò che volevo far finta di dimenticare: che era nata uomo".  La storia si concluse quando Ripa di Meana si tasferì a Venezia e capì, dice, "che ero ‘un uomo che amava le donne’. E non potevo cambiare". Malinconico, conclude il racconto augurandosi che Gianna sia felice e stia bene.

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