HARD GAY MADE IN USA, FACILI GUADAGNI O VOCAZIONE?

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Alcuni casi di cronaca nera che hanno visto attori porno gay come protagonisti sono spesso la spia di situazioni di disagio.

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Il mondo dell’hard gay non è tutto rose e fiori, nemmeno negli Stati Uniti, dove pure si è affermato da decenni a livelli che in Italia sono difficili da immaginare. Anche se al giorno d’oggi chi lavora in questo settore lo fa comunque con una buona dose di predisposizione (se non di vocazione), ci sono anche performers che si avvicinano a questo ambiente alla ricerca di facili guadagni, magari avendo un orientamento eterosessuale (in inglese vengono chiamati "gay-for-pay"), o provenendo da contesti poco raccomandabili. In questi casi, come spesso accade quando si fa un lavoro per cui non si è portati, le frustrazioni e gli stress emotivi tendono ad aumentare e se non trovano uno sfogo portano a situazioni decisamente sgradevoli. Ne sanno qualcosa quei performers che si sono ritrovati protagonisti di episodi di cronaca nera che li hanno mandati dietro le sbarre. Per fortuna sono pochissimi, considerando le migliaia di professionisti incensurati che operano nel settore, ma costituiscono un campione su cui vale la pena riflettere.

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Senza andare troppo indietro nel tempo, basta spulciare nelle cronache (e nelle foto segnaletiche) degli ultimi anni per scovare diversi casi di questo tipo. I giovani performers Harlow Quarda e Joseph Kerekes sono stati arrestati il 15 maggio 2007 per aver ucciso a coltellate il regista Bryan Kocis (fondatore della Cobra Video, una piccola casa di produzione per cui i due avevano lavorato). A parziale discolpa dei due c’è da dire che Bryan Kocis non era esattamente uno stinco di santo e che su di lui e sul suo studio pendevano da anni accuse molto pesanti.

Diverso il discorso per Timothy Boan (in arte Marcus Allen), arrestato il 16 novembre 2006 per l’assassinio (in una vasca da bagno) di Jonh Paul Kelso, presidente di un associazione benefica che – ufficialmente – si era presa l’impegno di fargli cambiare vita offrendogli nuove prospettive lavorative. Stando alla versione di Timothy, però, il presidente aveva ben altre intenzioni e l’attore era esasperato non tanto dai rapporti sessuali che si vedeva costretto a concedergli, quanto dalle sue continue richieste di "coccole".

Anche una stella di primo piano come Jeremy James Son, in arte Mark Dalton, ha avuto guai con la giustizia ed è finito dietro le sbarre per ben due volte. La prima, nel 2004, per aver picchiato la sua ragazza (con una pena di 5 anni di carcere commutati in un anno "sulla parola"), la seconda – per rissa – nel giugno 2007 (anche se è uscito subito pagando 7500$ di cauzione). Il caso di Mark Dalton, però, è sintomatico dei disagi di un’intera generazione e non ha origine nell’ambiente dell’hard.

Grazie alla sua bellezza Mark, già nel 2001, era uno dei performers più ammirati: una popolarità difficile da gestire a 21 anni, soprattutto se si hanno le idee confuse sul proprio orientamento. Purtroppo è difficile crescere e maturare in una società come quella di oggi, in cui l’edonismo e l’immagine sono i parametri più diffusi per giudicare il prossimo e sé stessi. Per chi vive in questo modo superficiale, senza affrontare alla radice i propri malesseri, è più facile perdere il controllo, compiendo gesti di cui è facile pentirsi.

di Valeriano Elfodiluce

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