Quanto ce l’hai lungo, l’amore?

di

Pare che anche le ragazze etero, come da tempo hanno fatto i ragazzi gay, abbiano finalmente sdoganato la passione per i grossi calibri. Qualcuno è ancora disposto dire...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
11778 0

Se il grado di confidenza è quello che si raggiunge tra migliori amici, la prima cosa che chiedi quando l’altro esce con un ragazzo non è dove sono andati a cena, chi dei due abbia pagato o se lo abbia sedotto verseggiando una poesia di Neruda quanto piuttosto: "come ce l’ha?". Va bene, forse non lo chiedi subito ma sicuramente è una delle informazioni che ti vengono in mente di chiedere ed è matematico che prima che ci si dia commiato, la cosa uscirà fuori. Questo se l’eccezionalità dell’incontro non porterà direttamente il nostro amico a condividerla senza alcuna sollecitazione, in un caso con un sorriso alla Gino Bramieri, in un altro con una funerea mestizia.

Fu in effetti un duro colpo per uno dei miei più vecchi amici quando all’indomani di un primo incontro mi raccontò d’esser finito a letto con un ragazzo al quale la natura si era prodigata davvero tanto in bellezza fisica da essersi poi dimenticata di completare l’opera anche sotto la cintola. "Va bene ma quanto piccolo?", chiesi non senza una certa morbosità. Il mio amico prese la mia mano e afferrandomi le dita come fossero chiavi in un mazzo, andò a selezionare l’equivalente che poteva rassomigliare a quella della cassetta della posta e stringendo nel pugno il mio mignolo mi rispose: "Tanto così!".

Mentre anche io mi stringevo il dito per avere un’idea tattile dello sventurato episodio occorsogli, non potevo che comprendere la sua frustrazione perché stai fresco a dire che sono altre le cose che contano e sicuramente sarà così ma per quanto lo riguardava non erano sufficienti. Sicuramente poi si trattava di un caro ragazzo e un giorno avrebbe trovato anche lui un amante delle miniature, ma non sarebbe stato certamente lui.

Del resto come e perché biasimarlo? È pur sempre questione di gusti. Quello su cui noi in seguito discutemmo come il più faceto degli argomenti di conversazione mangiando fette di dolce per lenire la sua delusione, mi è capitato di ritrovarlo qualche tempo fa come soggetto di una ricerca americana molto seria che ha chiesto a un campione di omosessuali quanto contino per loro le dimensioni del pene. Ovviamente la compagine più ampia è quella che con il 75% conforta il proprio partner con un "non ti preoccupare, per me non conta". Che immagino venga detto con lo stesso tono falsamente accomodante di quando in autobus ti pestano un piede e tu rispondi "non fa niente". Quindi, forse con quella malizia che mi viene dal conoscere bene i miei polli, credo che di questa popolazione ben pochi siano davvero così disinteressati al centimetro quanto piuttosto si imbarazzino ad ammettere quel che davvero pensano per paura d’esser giudicati come i soliti superficiali.

Subito dopo arriva un nutrito gruppo composto da un 19% che a quanto pare, parafrasando la Evangelista degli anni ’90, per meno di 25 (in questo caso centimetri e non migliaia di dollari) neppure scendono dal letto. Resta poi un misterioso 3% talmente gay da applicare l’ormai trita massima del minimalismo dichiarando che il "less is more" possa essere applicato anche alle dimensioni del pene. Ma se agli scienziati spetta l’incombenza della ricerca, sta poi a noi portinai di professione, esperti di nulla ma interessati a tutto, dare una interpretazione.

In linea di massima credo che tutti siamo disposti a condividere il pensiero di quel 75%, ma fino a che punto, o meglio: fino a che centimetro per noi è davvero indifferente? Insomma, dire che la mezza misura ci soddisfa è come ammettere di preferire la primavera agli estremi stagionali. Beh, così siamo capaci tutti. Ma se davvero ci capitasse un partner le cui dimensioni ci portassero a rovesciargli le mutande come delle saccocce sperando che esca qualcosa, saremmo ancora così indifferenti alle misure? Come al contrario se trovassimo il vero superdotato (quello oggettivo e non autocertificato come capita nelle chat dove XXL sembra diventata la misura standard dei profili) con il quale un rapporto penetrativo assumesse i toni di una erculea sfida in grado di farci guadagnare punti si ma di sutura, saremmo ancora disposti ad ammettere che non abbiamo ragione di discriminare in base alla taglia?

Il sesso è alla base di un rapporto e costruirne uno fondato sulla meno che perfetta compatibilità fisica non può che portare alla sua rovina. Sempre più spesso sento anche le donne più che "i soliti gay", lamentarsi o elogiare le naturali dotazioni dei propri ragazzi a dimostrazione che anche loro, finalmente, hanno sdoganato l’apprezzamento per le mani affusolate e il bel sorriso ammettendo che la vera sorpresa è nel pacco stesso.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...