ANATOCISMO, GUERRA INFINITA

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Consiste nell’applicazione degli interessi sugli interessi da parte delle banche sui conti correnti “in rosso”. Ma ora la Cassazione lo considera illegittimo. E partono i ricorsi.

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Ancora due velocità per le economie di Europa ed Usa.
Nel Vecchio Continente vengono ridotte le stime di crescita per il 2004 (1,8 contro 1,9) e per il 2005 (1,9 contro 2,3), riviste al rialzo le previsioni sui prezzi, e mantenuto stabile il livello dei tassi.
Il presidente Trichet raccomanda invece migliori politiche di bilancio, ribadisce l’importanza del patto di stabilità, ed auspica una correzione degli attuali livelli di cambio tra €uro e dollaro.
Negli States invece il motore economico mantiene una forte andatura: decisa ascesa per i consumi (ad ottobre + 0,7%), i redditi (+ 0,6%) ed i posti di lavoro, nonostante un caro petrolio che comunque sembra aver smorzato almeno per il momento la frenetica corsa al rialzo.
In questo contesto è più la debolezza del dollaro a preoccupare, con i possibili effetti destabilizzanti per l’economia dell’intero pianeta che la sua perdita di valore potrebbe comportare.
In Italia intanto si sono delineati i contorni della legge finanziaria con i tanto contestati tagli alle tasse.
A nostro giudizio se gli attuali governanti sperano che con quei pochi soldi (che oltretutto non arriverebbero a tutti) possa ripartire un’economia in profonda crisi, così come la stessa fiducia degli italiani, forse farebbero meglio a rivedere l’immagine che si sono costruiti del paese e a modificare gran parte del loro operato economico-finanziario.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Il 4 novembre 2004 la Suprema Corte di Cassazione condanna definitivamente come illegittimo l’anatocismo e conseguentemente (fin dalla prima applicazione nel lontano 1952) la trimestralizzazione degli interessi passivi, chiarendo una diatriba storica tra banche e correntisti, e ponendo le basi per innumerevoli ricorsi.
Ma andiamo per gradi.
Innanzitutto cominciamo col definire la parola “anatocismo”.
Esso consiste nell’applicazione degli interessi sugli interessi da parte delle banche sui conti correnti “in rosso”.
In sostanza quando un cliente è scoperto sul proprio conto (ricevendo di fatto un prestito da parte dell’istituto di credito) paga gli interessi passivi ogni 3 mesi, facendo si che gli stessi vengano “capitalizzati” e quindi facciano parte del calcolo per il trimestre successivo, e così via, con la conseguenza che alla fine dell’anno il cliente paghi più di quanto avrebbe dovuto se il calcolo fosse stato annuale.
La sentenza quindi apre la strada a milioni di cittadini per avviare le cause di risarcimento e getta il sistema bancario italiano all’angolo dello “sconfitto”.
C’è da dire che il presidente dell’Abi, Maurizio Sella, in un comunicato successivo ha affermato che l’Associazione Bancaria Italiana farà ricorso alla Corte Costituzionale ed alla Corte di Giustizia Europea, in quanto fino al 1999 proprio la Cassazione aveva riconosciuto la legittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi (e quindi l’operato delle banche), mentre adesso per uno specifico caso afferma che le precedenti decisioni erano errate, imputando alle banche le conseguenze di ciò che la stessa Cassazione riconosce come un proprio errore.
Le proteste del ministro Maroni e delle associazioni dei consumatori si sono subito fatte sentire, ed anzi queste ultime hanno già fatto partire valanghe di ricorsi, anche se non mancano inviti alla prudenza in quanto c’è il rischio che in molte cause i soldi spesi per l’azione legale possano superare ciò che si sarà eventualmente recuperato (una causa potrebbe costare anche 4 o 5000 €).
In ogni caso, sebbene la soluzione del dilemma sia ancora ben lontana, il nostro consiglio è di rivolgersi alle varie associazioni dei consumatori per avviare comunque una eventuale pratica di rimborso.
Buona fortuna!

di Sirio Belli

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