BOT AVARI PER I GAY

Il clima che si sta respirando attorno ai mercati azionari sembra rivelare un lento ritorno al sereno. Ma quali sono oggi i migliori investimenti per l’economia degli omosessuali?

Tutto sommato il clima che si sta respirando attorno ai mercati azionari sembra rivelare un lento ritorno al sereno, e le quotazioni stanno pian piano risalendo dai minimi.

Ancora qualche strascico del caso Enron e piccoli dubbi sulla reale consistenza della ripresa negli Stati Uniti, ma per il resto anche in Europa molti dati confermano un trend in ascesa.

Milano è nuovamente tra le migliori e a Piazza Affari gli scambi riacquistano volume, anche se in misura più selettiva rispetto al passato.

A catalizzare l’interesse degli operatori è il rappresentatissimo settore bancario, in gran spolvero, con l’asse Bipop/Banca Roma a farla da padrone per l’unione tra i due istituti.

I titoli finanziari in genere erano stati penalizzati pesantemente nei mesi scorsi, complici le vicende Argentina, Enron e la negativa congiuntura mondiale, ma adesso con il miglioramento graduale dello scenario appaiono a prezzi alquanto scontati.

Non che tutti i problemi legati al comparto siano definitivamente alle spalle, in ogni modo le mosse degli investitori cercano come al solito di giocare in anticipo.

Deboli i telefonici, volatile il nuovo mercato, buona la tenuta degli energetici ed industriali, Eni si conferma sui massimi.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Fino a pochi anni fa l’amore tra i Bot ed i risparmiatori italiani sembrava non conoscere fine, e gli alti rendimenti offerti dai buoni del Tesoro non deludevano certo le aspettative di chi ad essi si affidava.

Ma oggi con l’avvento dell’Unione europea ed il livellamento verso il basso dei saggi di interesse, le cose ahimè non appaiono più così favorevoli.

E addirittura, comparando gli ultimi dati sul rendimento dei Bot con quelli del costo della vita, scopriamo l’amara sorpresa: non solo i Buoni ordinari non tengono il passo dell’inflazione, ma addirittura ricorrendo ad essi vedremo inesorabilmente erodere il nostro capitale.

Eh si, perché a fronte di un rendimento che si attesta intorno al 2,49% netto (asta fine Febbraio 2002), i rilevamenti sulle città campione evidenziano un caro vita del 2,5% tendente al 2,6%.

Sicuramente una impercettibile limatura, ma che rappresenta una storica inversione di tendenza preoccupando non poco le nostre tasche.

Anche perché le alternative per vedere protetto il nostro gruzzolo dalla corsa al rialzo dei prezzi sono veramente poche, mentre il ricorso ai mercati azionari incorpora rischi non per tutti assumibili ed implica un’apertura mentale ai nuovi strumenti finanziari non del tutto propria all’italico pensiero.

Molti affermeranno che tutto sommato l’importante è non avere spinte inflazionistiche come in precedenza, ma ad onor del vero occorre osservare che sebbene i nostri governanti e contabili strombazzano dati sull’inflazione comunque contenuti rispetto al passato, noi tutti andando per esempio a far spesa possiamo accorgerci con facilità che tale affermazione è sicuramente falsa e che gli aumenti medi sono in concreto molto, molto più consistenti.

Un’autentica presa in giro per chi con fatica deve quadrare bilanci familiari sempre meno benevoli!

Lo sconforto quindi non deriva tanto dal basso interesse corrisposto dai cari vecchi Bot, quanto piuttosto dalle quotidiane "battaglie per la sopravvivenza" che siamo costretti a combattere pure contro le mascherate affermazioni di chi probabilmente di queste battaglie non ne vede neanche l’ombra.

di Sirio Belli