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Se il nostro sistema pensionistico è decisamente malmesso, una delle risposte è stata la nascita dei Piani Individuali di Previdenza. Cosa sono? Cosa garantiscono? Come gestirli?

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Per capire quanto sia importante evitare la guerra (a parte ovviamente il discorso umano) anche dal punto di vista finanziario, basta vedere gli effetti sulle borse dopo che giovedì erano trapelate indiscrezioni su possibili accordi tra gli Usa ed alcuni generali iracheni per poter destabilizzare l’attuale regime di Saddam.
Tutti i principali indici hanno inanellato performance degne delle epoche d’oro, mostrando innanzitutto quanta voglia ci sia di pace, ed evidenziando il desiderio generale di muovere l’economia verso nuovi eldorado.
Visto però che la notizia non trova fondamento, e vista la volontà ormai chiara da parte degli Stati Uniti di voler scatenare questo conflitto, tali rialzi appaiono vane gocce in un mare di tristezza.
Inutile quindi analizzare i listini in mancanza di una concreta svolta.
Segnaliamo soltanto in campo nazionale il riassetto della “galassia” Pirelli/Telecom, con la fusione di quest’ultima in Olivetti, l’incorporazione di Pirelli Spa in Pirelli & C, e la scissione della Seat con la quotazione delle attività di Pagine Gialle.
Il mercato per il momento non sembra apprezzare la manovra, ed ulteriori verifiche saranno attese in futuro.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Come ben sappiamo, il nostro sistema pensionistico è decisamente malmesso e non più in grado di dare certezze al futuro dei cittadini.
E proprio per questo si cercano nuove alternative da affiancare ad esso per garantire alla popolazione un tenore di vita accettabile anche dopo la fine del lavoro.
Una delle risposte a questo problema è stata la nascita dei Piani Individuali di Previdenza o Fip, il cui scopo è quello di erogare prestazioni integrative pensionistiche a chi, volontariamente, accede a queste forme sottoscrivendo contratti di assicurazione.
Ogni cittadino può parteciparvi.
La rendita vitalizia viene erogata secondo requisiti stabiliti dalla legge per l’ottenimento della pensione pubblica, e cioè il 65° anno di età per gli uomini ed il 60° per le donne, nel caso di pensione di vecchiaia; per ottenere la rendita in caso di pensione di anzianità occorre aver sottoscritto un Fip da almeno 15 anni ed aver compiuto 55 anni per gli uomini e 5° per le donne.
E’ poi possibile prolungare la scadenza del Fip di 5 anni oltre l’età pensionabile.
Per la maggior parte delle compagnie assicurative esistono due tipi di gestione per le somme conferite, e cioè una linea “garantita” la quale prevede poco rischio ed un rendimento minimo assicurato, ed una “dinamica” che assume una volatilità maggiore in conseguenza di una percentuale azionaria variabile.
E’ ovvio che la prima ben si adatta a chi, più vicino al momento della prestazione pensionistica, non presenta propensione al rischio troppo elevata, mentre la seconda è maggiormente indicata per coloro che hanno orizzonti temporali lunghi e più alta disponibilità al rischio, per poter cogliere le eventuali opportunità offerte dai mercati azionari.
Infine per quanto concerne il regime fiscale, esso consente la deducibilità dei premi per il 12% del reddito lordo complessivo con un massimo di 5164,57€, oltre alla ritenuta dell’11% sui proventi anziché il 12,50%.
Inutile dire che visto il gap sempre più alto da colmare tra l’ultimo stipendio e la prestazione pensionistica, il Fip ben si adatta alle esigenze di tutti i lavoratori.

di Sirio Belli

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