INTIMITA’ IN BANCA

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Esiste un servizio molto particolare, che può portare grandi soddisfazioni a chi gestisce dei grandi patrimoni. Si tratta di trovare il partner giusto per avviarlo. I segreti del...

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Bagdad è caduta.
Eppure nemmeno questa notizia (che peraltro non segna ancora la fine del conflitto) riesce a far cambiare radicalmente direzione ai mercati finanziari.
Le paure, i dubbi, le percezioni che i mali economici non siano del tutto guariti; sono alcuni dei motivi per cui la tanto auspicata ripresa tarda decisamente a far capolino.
Tra l’altro, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per le principali economie, si è mostrato preoccupato per il possibile scoppio di una bolla immobiliare, ed ha evidenziato che probabilmente gli effetti dell'”11 settembre” si faranno sentire ancora per molto tempo.
Quindi ancora estrema cautela sui listini, la cui volatilità sembra addirittura aumentata.
Saddam poi, è sempre latitante…

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Come sappiamo, esiste un servizio molto particolare nella gestione dei grandi patrimoni chiamato “private banking”.
Con esso le principali banche ed istituzioni finanziarie si rivolgono ad un ristretto gruppo di clienti di elevato standing patrimoniale, offrendo loro una consulenza a 360° su tutto ciò che concerne la ricchezza personale, e cercando di trovare soluzioni specifiche per i vari bisogni che via via si creano.
Quindi non si hanno più “supermarket di prodotti” come per la massa, bensì strumenti particolari utili nella visione assolutamente unica del patrimonio che il private banker (alla stregua di un sarto nel proprio atelier) disegna per il cliente.
Ma in questo caso il consulente non si limita a creare l’asset ritenuto migliore per quel patrimonio, ed allora svolgerà anche un’attività continua di monitoraggio e di verifica per capire la vicinanza o meno dagli obiettivi prefissati.
Darà inoltre consulenze di tipo fiscale, successorio, sulle opere d’arte, gli immobili, gli investimenti alternativi.
Con queste premesse non si può chiedere di meglio direte voi.
Eppure, nonostante la gamma di strumenti più vasta rispetto ai risparmiatori comuni, nonostante l’occhio sempre vigile del private banker, nonostante il maggior servizio, c’è da notare che pure i clienti di questo settore non si sono potuti sottrarre alle performance negative degli ultimi anni o alla generale pochezza del sistema finanziario in questa congiuntura, inanellando in qualche caso risultati addirittura peggiori rispetto a coloro che un private banker non se lo potevano permettere.
Le risposte a ciò potrebbero tradursi nelle prese di coscienza che non esistono cure migliori quando la “malattia finanziaria” si propaga così fortemente, che i private bankers non sono dei maghi, che in alcuni casi la loro preparazione non è adeguata e che, ferma restando la validità del private banking come utilità per il cliente (se non altro si rivolge ad una sola persona per varie problematiche) e come strumento più specializzato, esso non rappresenta di certo la panacea di tutti i mali.

di Sirio Belli

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