PRINCIPI DI FINANZA ETICA

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"Il credito in tutte le sue forme è un diritto umano" e "non deve produrre discriminazioni tra i destinatari degli impieghi". Come combinare la prosperità economica con l'utilità...

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E alla fine George Bush è stato rieletto Presidente degli Stati Uniti per altri quattro anni.
Questa è sicuramente la notizia più importante non solo in ambito politico ma anche dal punto di vista economico.
Subito dopo il voto i mercati hanno reagito positivamente alla nuova affermazione del “militarissimo” Presidente, ma sul lungo periodo la sua permanenza alla Casa Bianca potrebbe originare qualche complicazione per la crescita economica.
Vero è che i suoi tagli fiscali hanno dato forza alla locomotiva economica a stelle e strisce (anche se tale manovra appare quanto mai effimera) e che le sue operazioni militari hanno rinvigorito gran parte dell’industria, ma il fatto che possa continuare la sua politica “guerrafondaia” crea un senso di instabilità e di insicurezza per il futuro.
Le tensioni mediorientali potrebbero far salire ulteriormente il prezzo del greggio con pesanti ripercussioni sulla crescita dei prezzi, e potrebbero far risorgere più vivi che mai i timori della popolazione mondiale per lo “stato di guerra” in atto ormai da tempo su vari fronti del pianeta.
E’ sicuramente ancora presto per fare delle valutazioni, ma l’orizzonte appare oltremodo nebuloso.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Già vi abbiamo parlato della quarta Giornata Nazionale della Finanza Etica, che si terrà il 20 novembre a Bologna (con un’anteprima il 18 a Firenze).
Vogliamo a tale proposito ribadire alcuni principi fondamentali della finanza eticamente orientata, per meglio comprenderne le motivazioni e l’importanza.
Innanzitutto essa considera che il credito in tutte le sue forme sia un diritto umano, e che non debba produrre discriminazioni tra i destinatari degli impieghi sulla base della religione, del sesso, della ricchezza, tutelando in tal maniera i diritti dei poveri e degli emarginati.
Nel finanziare le attività quindi, cerca di combinare la prosperità economica con l’utilità sociale.
Non si tratta certo di beneficenza; è solo “un’attività economicamente vitale che intende essere socialmente utile”.
Ovviamente viene considerata illegittima ogni forma di arricchimento basata solo sulle pure speculazioni e sul puro possesso o scambio di denaro, ed esclude in partenza rapporti finanziari con quelle attività che violano i diritti fondamentali della persona (armi, produzioni dannose per la salute), che contribuiscono a danneggiare l’ambiente, che sfruttano il lavoro minorile, che si fondano sulla repressione delle libertà civili.
Il mercato è vero mercato quando certamente produce ricchezza, ma parallelamente soddisfa attese e valori etici.
In tutto questo l’intermediario finanziario eticamente formato è di conseguenza trasparente nei confronti della clientela, e fornisce ogni informazione riguardo alle politiche di impiego o investimento, dando modo ai risparmiatori stessi di partecipare attivamente alle scelte dell’impresa insieme ai soci, attraverso meccanismi diretti di indicazione delle preferenze nella destinazione dei fondi, o di meccanismi democratici di partecipazione alle decisioni.
Per quanto riguarda i gestori infine, essi devono aderire al 100% ai principi della finanza etica e mantenerli nel tempo, e laddove vi fosse l’impossibilità di un esercizio globale devono spiegare in maniera trasparente i perché della limitazione, mettendosi a disposizione dei risparmiatori per ogni attività di monitoraggio.

di Sirio Belli

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