UNA FINANZIARIA ANTI-GAY?

Abbiamo proposto ad alcuni esponenti del movimento gay e lesbico una riflessione sulla finanziaria 2002 del governo Berlusconi, che agevola le famiglie e penalizza i single. I risultati.

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I primi cento giorni del governo Berlusconi stanno per scadere e il famigerato contratto con gli italiani si trova a una prima scadenza degna di un bilancio. In realtà, l’occasione per giudicare l’operato del Cavaliere non potrebbe essere più opportuna, visto che proprio in questi giorni il suo governo ha varato le norme finanziarie con le quali intende gestire le risorse italiane nel prossimo anno.

I soldi, si sa, sono il fondamento di tutta la nostra società, che ci piaccia o no; e quindi, proprio dalla gestione dei soldi di uno stato si può capire quali siano le sue priorità. Parliamo soprattutto delle scelte relative alla politica sociale, nelle quali si estrinseca la visione del mondo da parte di uno schieramento.

E – lo possiamo dire con certezza – la finanziaria 2002 del governo Berlusconi, da questo punto di vista parla molto chiaro; nelle sintesi del provvedimento che si trova sul sito del governo, si legge «la legge finanziaria avvia, infine, importanti interventi per il sostegno dei pensionati più disagiati e delle ^Sfamiglie con figli a carico^s e redditi bassi e medi». Quindi, lasciando per il momento da parte gli aiuti ai pensionati, che diverranno effettivi e quantificabili solo quando ci sarà (ci sarà?) un decreto applicativo, la finanziaria si concentra sugli aiuti alle famiglie numerose, a scapito dei single. In che modo? La Repubblica del 30 settembre scriveva:

"Il nucleo tipo, non pagherà una lira fino a 22 milioni di reddito, ma ^Schi vive solo^s, i pensionati e le famiglie con un solo figlio (quindi con detrazioni minori o assenti per la prole) ma con redditi superiori ai 30 milioni verseranno centomila lire in più; se la ricchezza raggiunge i 100 milioni la maggiore tassa sarà di 300 mila lire. Dalla riforma che ha comunque innalzato il reddito esentasse ci guadagnano soprattutto le famiglie con due figli e un reddito inferiore alle 22.115.000 lire […] Penalizzata invece tutta la platea di contribuenti con redditi non alti, ma senza pargoli da "scaricare": i single, gli anziani soli o ^Si nuclei senza figli^s. Per loro infatti la manovra del governo Berlusconi si traduce in un congelamento (ma solo per il 2002) di quelle riduzioni di aliquote che la passata legge aveva previsto anche per i tre anni successivi. Chi, fra loro, ha reddito superiori ai 30 milioni pagherà dunque 100.000 lire in più perché risentirà dello stop del calo di un punto dell’ aliquota tra i 20 e i 30 milioni; la maggiore tassa arriverà a 300.000 lire per redditi da 100 milioni in su (dove andrà aggiunta anche la mancata riduzione del mezzo punto di aliquota per lo scaglione oltre i 60 milioni)".

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La riflessione che sorge spontanea è la seguente: facendo uno sforzo per essere dei buoni cittadini, non pensare ai propri interessi personali, ma cercare il bene del Paese, ci chiediamo se davvero quello che fa meglio all’Italia è tutelare le famiglie, possibilmente quelle numerose, senza considerare le nuove forme di vita in comune che nella società diventano sempre più frequenti. In poche parole, cosa succederebbe al nostro Paese se facesse uno sforzo evolutivo e cominciasse a pensare che la famiglia numerosa era la realtà più diffusa trent’anni fa, e che oggi la situazione è diversa? Finirebbe in bancarotta? O forse riuscirebbe a creare una società meno chiusa di quella attuale?

Marco Volante è certo che «la politica sociale dei governi di questa maggioranza di centrodestra ha una importante componente ideologica». In quest’ottica, quindi, è chiaro che «una politica che distingue non solo sulla base delle esigenze concrete dei cittadini ma anche considerando il loro stile di vita, certamente mette in crisi la credibilità di tutto il sistema sociale».

Quindi bocciatura senza appello. Eppure Volante è un esponente di GayLib, il movimento di omosessuali liberali spesso identificato come il ramo "berlusconiano" del movimento gay. In realtà, pur coltivando idee liberali, Volante non è per nulla definibile "berlusconiano", ma anzi sottolinea come questa finanziaria, non sia affatto liberale, ma ideologica: «E’ ovvio che per una politica economica strettamente liberale anche i sussidi alle famiglie da parte dello Stato sarebbero una nota stridente – precisa infatti Volante – Ci troviamo quindi di fronte ad una scelta politica di chiara impostazione sociale».

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Ancora più categorica giunge la dichiarazione di Titti De Simone, presidente nazionale di Arcilesbica e deputata di Rifondazione Comunista: «non c’entrano niente i bisogni del paese – dichiara convinta – Questa é una finanziaria di guerra, incentrata sulle spese per la difesa, i tagli allo stato sociale, le privatizzazioni, per sostenere i grandi capitali e gli interessi della borghesia imprenditoriale, a discapito dei lavoratori, delle lavoratrici, degli studenti, dei disoccupati».

«Come tutte le finanziarie di destra questa é incentrata sul familismo piú reazionario – prosegue la De Simone – quello che non considera che nel nostro paese esistono un milione di famiglie monoparentali, (single con figli), coppie di lesbiche o lesbiche single che vorrebbero farne, ma che in questo paese non possono. Per non parlare del fatto che quelli che andrebbero veramente sostenuti sono i single, che se la devono cavare da soli contando su un solo stipendio, hanno piú problemi per trovare casa, (visti i prezzi del mercato) comprano e consumano di piú, per consolarsi forse da Berlusconi».

Previsioni nere giungono persino da Roberto Schena, direttore di Guide Magazine e capo-redattore del quotidiano "La Padania", quindi personaggio vicino al mondo leghista. Secondo Schena «gradualmente, ci troveremo di fronte a una specie nuova di "tassa sul celibato". E’ il rischio. Se dovesse prevalere questo indirizzo, si tratterebbe di una lettura molto faziosa e scorretta della realtà sociale perché, come risulta da precise statistiche e a chi è attento, i costi della vita sono maggiori per chi abita da solo». Tuttavia, tiene a precisare Schena, anche l’opposizione non si opporrà in merito all’argomento: «l’ipotesi di diminuire le tasse alle famiglie, sostanzialmente ai danni di tutti gli altri, fa parte anche del programma elettorale dell’Ulivo. Tale quadro politico, a mio modo di vedere, durerà fino a quando resterà sul trono questo papa, dietro il quale agisce una Curia tra le più reazionarie della storia».

A sentire questi autorevoli attivisti omosessuali, dunque, anche a voler trovare qualcosa di positivo (per il Paese, si intende) nella politica del centro-destra, si cercherebbe a vuoto. Possiamo quindi affermare, senza timore di essere accusati di curare solo gli interessi dei gay, che questa finanziaria, non solo non concede alcun riconoscimento alle realtà affettive diverse da quelle che si consumano in un matrimonio tradizionale, ma non riesce nemmeno a condurre una politica di tutela sociale veramente efficace.

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Tuttavia, in conclusione, una riflessione va fatta anche sulla mobilitazione che l’argomento ha sollevato nel movimento omosessuale: assolutamente nulla. Anche nei forum di Gay.it si è molto parlato di Berlusconi, ma pochi hanno fatto riferimento alle norme contenute nella finanziaria 2002. Disinformazione? Disinteresse? Lassismo? Qualunque sia la causa di questo atteggiamento, invitiamo tutti a riflettere sulla questione, a parlarne, anche nel forum apposito e infine a trarne tutte le conseguenze del caso. Perché non si dica che i gay non hanno a cuore il loro Paese…

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