5 icone di stile italiane del passato

5 donne eccezionali che fecero della loro bellezza un tesoro (o un’arma) per lasciare un segno, nell’arte, nella politica o nella storia.

Principesse, nobildonne, mogli di grandi industriali: cinque donne che spostarono l’attenzione dagli uomini che le circondavano a loro stesse, incarnando coi loro corpi, gli abiti e lo stile l’ideale della musa, dell’icona.

Dal Rinascimento fino alla prima metà del Novecento, abbiamo rintracciato per voi le cinque fashion icons italiane ante litteram: donne dall’immagine potentissima che anche grazie alla loro carica estetica – oltre al loro intuito e alla loro intelligenza – giocarono un ruolo fondamentale nelle vicende culturali, sociali o politiche del loro tempo. Dal pugno di ferro ricoperto di stoffe preziosissime di Isabella D’Este alla principessa rivoluzionaria Cristina di Belgioioso, passando per la spregiudicata contessa di Castiglione, la siciliana Donna Florio e la “divina” marchesa Casati: scoprite le storie di queste cinque donne straordinarie, che non furono semplicemente belle ma riempirono di senso e significato l’ideale di bellezza femminile.

ISABELLA D’ESTE (1474-1539)

ISABELLA D’ESTE (1474-1539)
ISABELLA D’ESTE (1474-1539)

Fu una delle donne più importanti del Rinascimento italiano. Figlia di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, divenne marchesa di Mantova sposando a 16 anni Francesco II Gonzaga. Ricordata come la “Primadonna del Rinascimento italiano”, ricevette in gioventù un’educazione umanistica raffinatissima. Elegante, carismatica, dotata di intuito politico e grande promotrice delle arti, amò il lusso e dettò la moda non solo a livello nazionale ma in tutta Europa. Assieme al marito fu al centro di una straordinaria corte di letterati e musicisti, che vide la presenza, tra gli altri, di: Raffaello, Mantegna, Ariosto, Giulio Romano, Baldassare Castiglione. Vera e propria icona politica e culturale del suo tempo, venne ritratta da Leonardo da Vinci e ben due volte da Tiziano. Musicista e grande giocatrice di scacchi, spendeva enormi cifre in abiti e gioielli e fu un punto di riferimento assoluto per moda, galateo, cosmesi. Dopo la morte del marito, Isabella governò Mantova come reggente del figlio Federico, mostrando, accanto alla grande femminilità dei modi e dell’aspetto, uno spirito fermo, risoluto e una grande abilità politica e diplomatica.

 

 

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 CRISTINA DI BELGIOIOSO (1808-1871)

CRISTINA DI BELGIOIOSO (1808-1871)
CRISTINA DI BELGIOIOSO (1808-1871)

Raffinata e colta nobile milanese, visse durante il periodo del Risorgimento italiano. Fu attivista politica impegnata direttamente nella liberazione dell’Italia, giornalista, scrittrice, traduttrice, editrice. Discendente da una delle famiglie storiche dell’aristocrazia milanese, nel 1824 si sposò con il principe Emilio Barbiano di Belgioioso. A causa della salute cagionevole – soffrì di epilessia per tutta la vita – trascorse lunghi periodi a letto. Ciononostante si avvicinò ai movimenti per la liberazione della Lombardia dagli austriaci e aderì alla società segreta della Carboneria. Famosa per lo straordinario fascino e l’eleganza, fece molto parlare di sé per l’immagine della principessa rivoluzionaria bella e ostinata, dal pallore spettrale, i capelli corvini, le mani affusolate, la salute compromessa ma lo spirito volitivo, i tanti amanti, veri o presunti. Venne ritratta in due bellissimi dipinti da Lehmann e Hayez. Costretta all’esilio, negli anni ’30 si trasferì a Parigi, dove animò uno dei più vitali salotti della città, frequentato da esuli italiani, rivoluzionari, artisti e scrittori, con cui conversava, progettava azioni politiche e a volte flirtava: Gioberti, Mazzini, Cavour, Bellini, Heine, Balzac, Rossini, Hugo, Dumas, Stendhal. Tornata in Italia sostenne attivamente le lotte per l’indipendenza.

 

 

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LA CONTESSA DI CASTIGLIONE (1837-1899)

LA CONTESSA DI CASTIGLIONE (1837-1899)
LA CONTESSA DI CASTIGLIONE (1837-1899)

Virginia Oldoini contessa di Castiglione, fu una celebre nobildonna italiana, figlia del marchese Oldoini e della marchesa Lamporecchi, cugina di Camillo Benso conte di Cavour. Considerata tra le donne più belle e affascinanti del suo tempo – veniva chiamata “statua di carne” – fu ambiziosa e assolutamente spregiudicata. A 17 anni sposò Francesco Verasis Asinari, conte di Costigliole d’Asti e Castiglione Tinella, marito mai amato e tradito innumerevoli volte. Per il suo fascino e la sua intraprendenza fu utilizzata da Cavour come ambasciatrice presso la corte francese di Napoleone III – di cui divenne l’amante – per convincerlo a sostenere la causa dell’indipendenza italiana. Una volta tornata in Italia frequentò la corte dei Savoia, dove divenne l’amante anche del re Vittorio Emanuele II. Amava farsi ritrarre soprattutto in fotografie ispirate a personaggi storici o letterari, alla cui progettazione partecipava lei stessa con quella cura maniacale per la propria immagine che contribuì a renderla una vera icona del suo tempo. Ebbe decine di amanti e fece della sua avvenenza il cardine della sua esistenza: non riuscì infatti poi ad accettare poi il trascorrere del tempo e lo sfiorire della sua bellezza. Si ritirò a invecchiare nella casa di famiglia a La Spezia, priva di specchi ma piena di fotografie del suo passato glorioso.

LA CONTESSA DI CASTIGLIONE (1837-1899)
LA CONTESSA DI CASTIGLIONE (1837-1899)

 

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 DONNA FLORIO (1873-1950)

 DONNA FLORIO (1873-1950)
DONNA FLORIO (1873-1950)

Discendente da una famiglia dell’aristocrazia siciliana, Franca Florio, detta Donna Florio, fu la moglie devota dell’industriale Ignazio Florio, l’uomo più ricco e importante di Sicilia. Una delle figure più note della Belle Époque, giocò spesso un ruolo importante nei tanti affari del marito: grazie a loro si dice che Palermo acquisì in quel periodo un volto europeo e fiorì grazie alle nuove architetture liberty. Donna Florio affascinava con i suoi abiti da sera di seta e i gioielli preziosissimi realizzati dai più famosi orafi del mondo: si dice possedesse una collana di perle di sette metri. Di fronte alla sua nota bellezza qualcuno parlò addirittura di chirurgia estetica: è probabilmente vero che si fece schiarire il viso attraverso un doloroso trattamento per eliminare la poco elegante carnagione scura. Ritratta da Giovanni Boldini, il quadro venne poi modificato su richiesta del marito perché, a suo dire, troppo sensuale. I tanti debiti accumulati provocarono, dopo la Prima Guerra Mondiale, il tracollo economico della famiglia Florio.

 

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LUISA CASATI (1881-1957)

LUISA CASATI (1881-1957)
LUISA CASATI (1881-1957)

Nata a Milano il 23 gennaio 1881, Luisa Amman apparteneva a una ricca famiglia milanese. Nel 1900 sposò il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, diventando da quel momento in poi la marchesa Casati. Il suo grande progetto fu quello di diventare una vera e propria opera d’arte vivente, anticipando, con i suoi travestimenti, gli abiti eccentrici e le feste esagerate, linguaggi e tendenze propri della seconda metà del Novecento. Amica di artisti e intellettuali, fu una grande collezionista d’arte. Amante per lungo tempo di Gabriele D’Annunzio, incarnò con la sua vita quel gusto estremo per l’estetica che pervade le opere dello scrittore. Musa di molti artisti che le dedicarono opere divenute celebri – Boldini, Balla, Man Ray, Marinetti, Depero e Boccioni – animò la scene mondane internazionali coi suoi abiti ricercatissimi, gli animali esotici e l’amore per il lusso e la provocazione. Nel 1930, anche a causa di tutto ciò, aveva accumulato un debito di 25 milioni di dollari e fu costretta a cedere ogni suo bene. Fuggì a Londra dove visse in povertà fino alla morte.

LUISA CASATI (1881-1957)
LUISA CASATI (1881-1957)