Calendari: che fine hanno fatto i bei maschi di casa nostra?

Di bellezze maschili l’Italia certo on è povera, eppure da un paio di anni scarseggiano i calendari che ritraggono i sensuali attori e vip italiani che tanto ci piacevano. Tornano i vecchi tabù?

Probabilmente anche chi non colleziona questo genere di cose avrà notato che, negli ultimi anni, il fenomeno dei calendari maschili dei vip, perlomeno in Italia, ha iniziato a rientrare, nonostante i grandi successi del passato. Cosa è successo? Andiamo con ordine. Tutto è cominciato nel 1998 quando anche da noi il corpo maschile iniziò ad essere sdoganato presso il grande pubblico grazie al tour italiano dei California Dream Men, un gruppo di strippers statunitensi. Quello stesso anno, probabilmente per tastare il terreno, MAX iniziò a proporre dei calendari maschili che raccoglievano foto di agenzia di vip abbastanza svestiti, ritentando l’esperimento nel 1999. 

Visti i buoni riscontri, nel 2000 MAX contattò Raul Bova, realizzando un calendario ex-novo decisamente sensuale (per quanto soft), con diversi scatti in cui l’attore era completamente nudo. Il successo fu tale che nel giro di poche settimane furono necessarie due ristampe. Nel 2001 MAX ritentò l’esperimento con Alessandro

Gassman, confermando l’interesse del pubblico. Nel 2002 l’offerta raddoppiò (oltre al calendario di MAX con Gabriel Garko, arrivò quello di Danny Queen), ma è stato nel 2003 che il fenomeno è esploso. In quell’anno posarono senza veli Beppe Convertini, Kledi Kadiu, Milton Morales ed Edoardo Costa, senza considerare il calendario vip "antologico" proposto da Cosmopolitan e iniziative simili (ma molto blande) da parte di riviste come Donna Moderna. Nel 2004 fu il turno di Luca Argentero, Lorenzo Crespi, ancora Edoardo Costa (in versione economica e in versione lusso), Pasquale Laricchia, Marcus Shenkenberg, Karim Capuano e Walter Nudo (che, reduce dalla prima Isola dei Famosi, di calendari ne fece addirittura due). 

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Nel 2005 si sono esibiti Sergio Muniz, Roberto Farnesi, Costantino Vitaliano, Mikael Kenta e di nuovo Milton Morales. L’anno successivo ci si sarebbe aspettati qualcosa di simile, ma non è andata così. Nel 2006 l’unico a fare un calendario sexy è stato Francesco Arca, e nel 2007 hanno "osato" solo Beppe Convertini, Fernando Vitale e Cristiano Angelucci. Per il 2008 (e siamo già a gennaio inoltrato) l’unico calendario annunciato (se escludiamo quello dei

Fotomodelli e altre iniziative similari, che però esulano dal discorso "volti conosciuti") dovrebbe essere quello di Marco Filippin (il primo tronista over anta di Maria de Filippi). Evidentemente qualcosa è cambiato, ma cosa? Analiziamo i fatti: le edicole in questo periodo sono sempre tappezzate di calendari, quindi l’articolo và, così come vanno i calendari sexy femminili (dedicati sia a showgirls che a vere e proprie pornostars): se il pubblico per quelli maschili non è scomparso all’improvviso, e se in Italia non sono scomparsi i sex symbol famosi, qualcosa non torna. Perché la sensualità maschile sta tornando un tabù nel nostro Paese? Che cosa è successo nel 2005? La sorte di questo tipo di calendario riflette forse un cambiamento più generale? 

Effettivamente qualcosa nel 2005 è successo: da allora (anche a causa di una certa successione papale) ha preso piede un’ondata omofobica e eterosessista su larga scala, che sta riportando indietro di decenni la morale (e i vincoli espressivi). Considerando che il nudo e la sensualità maschile – per quanto apprezzate dal pubblico femminile – rimangono culturalmente associate

all’immaginario omosessuale, tutto diventa più chiaro. Oggi, per un uomo di spettacolo italiano, prendere le distanze da un calendario sexy è un modo (molto prudente ed elegante) per non mettere a rischio la propria immagine, la propria reputazione o addirittura una carriera già avviata. D’altra parte il nostro show-business è legato ad un complesso sistema di poteri, equilibri e interdipendenze abbastanza palesi (basti pensare al numero di fiction a tema religioso che vengono prodotte ogni anno). Considerando, però, che anche in Italia i belli da calendario non mancherebbero, è un vero peccato.

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di Valeriano Elfodiluce