Milano Fashion Week: 10 motivi per cui ne è valsa la pena

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Facciamo pure i nomi: Gucci, Prada, Jil Sander, Marni, Marco De Vincenzo, MSGM, Bottega Veneta, Matteo Renzi che arriva e Philipp Plein che se ne va.

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Le opinioni sono discordanti, ma per una volta ce ne usciamo niente male. Dopo le catatoniche New York (LEGGI >) e Londra (LEGGI >), Milano è riuscita a (ri)creare dell’interesse. Ecco le dieci cose che ci porteremo della Spring Summer 17 Donna dalle passerelle di Milano.

 

1. Ucci Ucci ancora Gucci

Se si riguarda al primo show di Alessandro Michele, ormai già consegnato alla storia, quello organizzato -si dice- in due settimane, dopo l’addio per così dire ‘sofferto’ di Frida Giannini, con lui che prende il comando e in quattro e quattr’otto organizza un circo che avrebbe prima fatto scandalo e poi sarebbe diventato uno dei più osannati del mondo della moda, pare roba da educande. Stagione dopo stagione si alza il volume e si rischia il sangue dal naso. The bigger the better. Per il momento l’impianto tiene e la cassa pure, dato che i soldi, dati di vendita alla mano, arrivano e come. Angelo Flaccavento su Businees of Fashion dice che lui si è già un po’ rotto le palle. Chi scrive lo trova eccessivo, ma certo inizia a farsi largo un dubbio legittimo: dove vogliamo arrivare? Ma magari possiamo iniziare al prossimo show a chiedercelo seriamente.

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Gucci Spring Summer 2017

2. Il compleanno di Bottega Veneta

La sfilata-evento per i 50 anni della maison, che per l’occasione ha allestito lo show all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Così l’evento, trattandosi di uno dei marchi più understated del sistema moda, si è trasformato in una bella sfilata molto citazionista e narrativa, senza sfarzo e senza cafonal. L’attenzioni ai materiali e alle pelli, alle lavorazioni, a un lusso concreto mai ostentato e senza tempo, nel senso proprio da 0 a 99 anni. Abiti che possono essere un tesoretto della moda, banconote sotto la mattonella, addirittura lingottini nascosti nei cuscini del divano come da prima repubblica. Bella l’uscita finale di Gigi Hadid, influencer contemporanea, e Lauren Hutton, feticcio senza tempo, da quando era una supermodella prima che esistessero le supermodelle, e da quando poi sfoggiava borse di Bottega Veneta in American Gigolo con Richard Gere.

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Gigi Hadid e Lauren Hutton alla sfilata di Bottega Veneta

3. Concretezza MSGM

Massimo Giorgetti sa fare molto bene una cosa: mettere in campo elementi ostici e renderli assimilabili e attraenti per una fetta di mercato che apprezza la moda ma trova ostico e (giustamente) insopportabile l’atteggiamento esclusivo e austero dei concettuali. E anche a questo giro la faccenda funziona. C’è tanto Prada nell’ispirazione, nel mix di sneakers, sporstwear, tessuti tecnici e stilemi da anni 60, ma senza spocchia e anzi con una joie de vivre che raramente (MAI) si vede sulle passerelle di Miuccia. Qualche dubbio sullo styling ma il problema è minimo se si pensa che sono abiti abiti pensati per persone reali.

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MSGM SS2017 di Massimo Giorgetti

4. Prada back to Prada

Miuccia Prada dopo aver smarrito la strada per qualche stagione è tornata a fare quello che le viene meglio: essere Miuccia Prada. Tutto un quadro quasi sinottico di cosa ha significato e continua a significare essere la signora della moda concettuale. Milanese. Insopportabile. Rivoluzionaria. E quel plus inarrivabile che a un certo punto fa dire a tutti ‘è così brutto che quasi mi piace’. C’è chi sostiene che ok, bellissimo, ma a conti fatti è tutta roba già vista. E poi c’è chi semplicemente non aspettava che potersi riempire ancora gli occhi e la testa di quella magnifica e impalpabile violenza. In ogni caso, ne avevo già scritto qua e sia chiaro che “L’eleganza è una cosa semplice” (LEGGI >)

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Prada SS2017

5. Brand New: Marco De Vincenzo

Un giovane designer italiano che, incomprensibilmente, è veramente giovane. In un paese dove la stampa di settore definisce ‘emergente’ gente che ha 45 anni e lavora nella moda da 25. In un mondo di reference continue ad altri designer e di corsie creative sempre più strette in favore di trend stilistici vincenti che tutti seguono per fare cassa, De Vincenzo propone una storia personalissima e riconoscibile. Lavora su stilemi chiari, le frange e il color-blocking, che nella ripetizione diventano segno e racconto di una identità.

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Marco De Vincenzo SS2017

6. Jil Sander e le spalline

Rodolfo Paglialunga è designer di Jil Sander da 2 anni, e questa stagione sembra essersi ispirato proprio a Jil Sander stessa. Icona di eleganza razionale e minimalista, a modo suo capace di essere tanto sessuale quanto castigata. Criticato per le spalline esagerate, ‘anche tu dietro a Demna Gvasalia di Vetements e Balenciaga’ gli hanno detto, ‘mi sono ispirato agli anni 40 e soprattutto all’esasperazione che gli anni 80 hanno fatto degli anni 40’ ha risposto lui. E se si guarda tutta la sfilata senza fissarsi sui dettagli non si può che dargli ragione, che viene voglia di andare da tanti fashion editor e risvegliarli da questo lungo incubo di Vetements. Le spalline esistevano anche prima. A ben vedere poi c’era anche tanta Krizia in quella sfilata, ma nessuno l’ha citata, chissà perché.

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