Moda: l’occidente che sveste l’oriente

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Underwear in scena a Singapore tra icone americane e classico europeo. Ecco a voi 'Sex-y in the city'.

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Come ogni grande città del mondo che si rispetti, anche Singapore ha la sua settimana della moda: Singapore Fashion Festival. Dal 28 Marzo al 6 Aprile molti marchi della moda internazionale hanno mostrato al pubblico orientale le proprie collezioni, già presentate qualche settimana prima nelle capitali occidentali. Fra i grattacieli riflessi nella splendida baia dell’ex colonia inglese, affiancando nomi emergenti locali, si sono susseguite firme celebri come Calvin Klein, Carlos Miele e Mango. Eventi e iniziative hanno popolato tutta la città, prestata totalmente a questo evento, trasformandola per una settimana in vetrina d’oriente. Tra le tante iniziative un appuntamento in particolare ha catturato l’attenzione di molti curiosi, oltre che della stampa di settore. 

Parliamo del Sex-Y in the City, evento dedicato alla moda underwear maschile voluto ed organizzato dalla Vizon, marchio che ha portato per primo sul mercato locale il meglio dell’underwear proveniente dalle prestigiose vetrine di Milano, Parigi e NewYork.  Questo spettacolo, perché di spettacolo si tratta, è dunque un pot-pourri di accattivante seduzione firmata Armani, Galliano, Everlast, 2xist, Punto Bianco, Renoma & Raw e DKNY. 

Compiaciute, le signore a bordo passerella ammirano le forme che John Galliano ridisegna tra lingue di fuoco e mosaici di colori. Fantasie comuni a molte sue collezioni che ne distinguono i tratti e ne differenziano lo stile. I suoi uomini mostrano le forme ma coprono il volto con cappucci, portando al collo collane di corda. 

Tutt’altro stile per Emporio Armani che al suo fashion mood non rinuncia mai, nemmeno in abbigliamento intimo. Un po’ cadetti, un po’ ragazzi per bene. In questa sua parentesi sembra non presentare nulla di nuovo: soliti richiami italiani con bordi tricolore, logo ben in vista sull’elastico e tagli classici che delineano le forme senza esagerare. 

Cambio di ritmo per Everlast che trasforma la passerella in un ring e il pubblico in un’arena. Escono così uno a uno i suoi pugili, in stile Uomo Tigre, completi di guantoni, mantello e maschera. La collezione è una serie di aderenze estreme multicolore che modellano il corpo in ogni suo dettaglio. La vocazione sportiva del marchio è chiara in ogni suo modello, a prima vista comodo e piacevole. 

La stravaganza e l’originalità sono invece la chiave di rappresentazione per 2xist, marchio americano da sempre friendly (come cita addirittura wikipedia “have a large homosexual clientele”). Modelli ridotti ai minimi termini che restituiscono al corpo pieno potere. Vita bassa, molto bassa, e corpi quasi nudi avvolti in pellicce e giubbotti di pelle, simbolo per definizione di virilità maschile. 

Tutt’altro che macho è l’intimo Punto e Bianco, dove colori chiari e completi fantasia in tinta accostano cappelli e sciarpe oro in un gioco di riflessi. 

L’intimo Renova & Raw richiama invece l’eleganza casual. I corpi si modellano all’interno di giacchine aderenti, si accostano a maglioncini legati attorno al collo uniti a shorts nelle fantasie a caratteri sparsi. C’è anche un accenno di ritorno al boxer, quello largo, sorretto da bretelle nere un po’ retrò.

 

Se cerchiamo lo stile dobbiamo però attendere gli uomini DKNY, nel loro intimo portato al minimo indispensabile, dipinto dai colori nobili per eccellenza: nero, bianco e viola. Escono in passerella con frustini da fantino, bombette nere sul capo e cravatte di merletto bianco. L’intimo DKNY è sicuramente aristocratico e sofisticato ma nulla toglie alla sensualità di chi lo indossa. Tra i vari volti di questa sfilata c’è da evidenziare quello di Marcus Schenkenberg, modello di fama mondiale oramai prestato alla tv, che nonostante i suoi 40 anni(classe 1968) rimane in una forma invidiabile da chiunque. Di scena dunque a Singapore un vero e proprio trionfo della mascolinità e della perfezione del corpo umano, dall’uomo classico Armani all’uomo icona di Everlast. L’occidente che veste l’oriente non è di certo una novità ma in questo caso, e possiamo dirlo con sottile ironia, lo sveste come nessun altro sa fare.

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di Daniele Santori

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