Amsterdam abbraccia Madonna

A chi non ama gli spoiler e le anticipazioni sconsigliamo di leggere questa dettagliata cronaca della tappa olandese dello Sticky and Sweet Tour. Pochi giorni all’appuntamento italiano.

Andare a vedere quella macchina da guerra strabiliante che sono i tour di Madonna è sempre un grande avvenimento. Ma lo è ancora di più quando ti capita l’occasione di vederlo fuori dai confini nazionali, a due ore di volo dalla disorganizzazione che tutti noi proveremo sabato prossimo allo Stadio Olimpico, nella capitale. Destinazione di questo viaggio è Amsterdam, dove alla splendida ed opportunamente coperta – visto il freddo – arena dell’Ajax (che mi spiegano essere una famosa squadra di calcio…) alle 21 del 2 settembre era prevista la quinta tappa dello Sticky and Sweet Tour, il mirabolante viaggio di Madonna tra L’Europa e le Americhe. (Vai alla megagallery)

La grande artista c’è tutta. Nonostante qualche evidente stonatura, specie nelle canzoni in cui è la voce a farla da padrona, Madonna canta, balla e salta come se avesse trent’anni in meno, suona la chitarra come se lo facesse da venti, si agita, scherza col pubblico, dà a tutti noi poco più di un’ora di quello che ci aspettavamo: emozioni, emozioni e ancora emozioni.

A cinquant’anni suonati, la Diva ripercorre la sua carriera, le tante Madonne che ha interpretato – dalla vergine alla peccatrice – con alcune splendide interpretazioni, specie quella del mix tra La Isla Bonita e Lela Pala Tute in versione gitana (alla faccia di chi vuole annientare quella cultura) o quella rivisitata di Into the Groove, con consolle, dj e palo da lap dance, mentre sui video domina Keith Hering.

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Con due enormi M ai suoi lati, che cambiano colore ad ogni canzone, Madonna si materializza da un cubo di videowall dietro al quale è seduta su un trono. E da lì in poi è tutto un crescendo, con alcune imperdibili soluzioni artistiche come quella di uscire su una splendida decapottabile bianca anni ’30 al suono di Beat Goes On o quella di cantare insieme a Justin Timberlake, reso materiale da quattro piccoli videowall verticali ad altezza uomo, che si muovono a sinistra e a destra della nostra diva, ballando con lei. (Vai alla megagallery)

L’uso delle immagini è davvero spettacolare: in corrispondenza della fine della passerella, su un piccolo palco tondo sul quale termina quasi ogni canzone, due enormi tubi video circolari salgono e scendono, ora lasciando trasparire l’artista, ora circondandola di immagini. Imperdibile su questo è l’interpretazione di Into The Groove che inizia con un assai suggestivo video cartoon ed una dolce danza di due ballerini giapponesi, per l’appunto termina con lei circondata prima dall’acqua e infine dal fuoco. È sullo stesso video, mentre lei è in assolo con la chitarra su Human Nature, che scorre un video di Britney Spears rinchiusa in un ascensore-loop dal quale non riesce a scappare: ma improvvisamente le porte si aprono e Britney ne esce rinata, esclamando "It’s Britney bitsch" come all’inizio della sua Gimme More.

Ma è la Madonna politica quella che stupisce di più: sui video scorrono le immagini di una terra devastata dalle mani dell’uomo, quando manca davvero poco alla sua definitiva distruzione e compaiono le immagini di chi stupido non è, di chi può salvarla: il suo amico Al Gore certamente, ma soprattutto Obama, pronunciato più volte, ed una volta significativamente alla fine della canzone. Tenendo conto del fatto che questo tour andrà a breve negli Stati Uniti, è chiaro quanto pesantemente Madonna sia disposta a entrare entro breve nella competizione elettorale americana. Ma la Madonna politically correct prosegue oltre, e poco dopo ci regala una bellissima versione remix di Like a Prayer, mentre sugli schermi scorrono inviti all’amore tra i popoli e tra religioni differenti. (Vai alla megagallery)

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Insomma, quella che abbiamo visto – e vedremo a breve a Roma – è una artista a tutto tondo, molto più aggressiva di anni fa – sarà per la chitarra, sarà per la separazione -, ma pronta a darsi al suo pubblico con grande generosità.

Un’ultima nota per gli splendidi e bravissimi ballerini dello staff, nella speranza di vederli sabato al Gay Village di Roma, nel dopo concerto.