ARK: AMORE E LIBERTA’

Intervista alla band svedese capitanata dal bellissimo Ola Salo. Gli esordi, il successo, la lotta in musica per i diritti degli omosessuali. Sì alle adozioni gay sulle note di ‘Father of a son’.

MILANO – La band svedese degli Ark, capitanata dal bellissimo Ola Salo, abbassa l’ancora e scende negli studi Virgin di Milano per presentare alla stampa internazionale: "IN LUST WE TRUST", secondo cd del gruppo.

Con loro il pop rock riprende l’energia vitale ed il glamour magicamente tracciato da David Bowie, Roxy Music, Marc Bolan. Provenienti da Rottne, gli Ark avevano esordito con "We Are The Ark", manifesto musicale contro la normalità e le discriminazioni sessuali verso i gay; suoni limpidi, marcati dalla voce possente di Ola, senza virtuosismi elettronici, in un dialogo strumentale classico del pop rock. Figlio di un predicatore, Ola lancia nuovi messaggi d’amore attraverso gli Ark, mentre la loro musica rende ancor più visibile i testi, spronati da una composizione poliedrica. I cinque componenti degli Ark, piacciono oltre che per la loro bellezza anche per l’aperta lotta per i diritti gay e questa loro piccola rivoluzione viaggia e diventa planetaria, in formato cd. Intervistiamo per gay.it, Ola Salo: un torrente in piena che con fatica riusciamo a contenere, tanta è la sua voglia di parlarci sugli omosessuali ed i loro diritti. Accanto a lui, il biondissimo chitarrista Martin Axèn.

Ola, qual è la storia degli Ark ed i vostri primi incontri?

Il gruppo nasce nel 1991. Avevamo una vita senza grandi sbocchi ma con il chiodo fisso della musica e, ancor maggiormente volevamo scappare da un mondo che non ritrovavamo. Per nove anni abbiamo suonato, alla ricerca di una nostra individualità a Rottne, una piccola città rurale della Svezia meridionale. Nel ’97 si aggiunge al gruppo Martin e nel 2000 il batterista Sylvester Schlegel. In quello stesso anno ci affermiamo col singolo: "Calleth You, Cometh I". Il resto è storia dei giorni nostri.

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Avete detto: "Per rimanere sani bisogna essere pazzi". Volevate dire che la follia alberga spesso nella genialità?

Abbiamo voluto affermare che non tutto ciò che sappiamo è sano. Individualmente, occorre prestare attenzione alle cose inusuali, alle differenze che vivono e contribuiscono alla socialità nel mondo. Vivere bene con se stessi in maniera sana è riuscire ad ascoltare le proprie intuizioni e la propria sensibilità. Questo, spesso, porta alla rottura delle norme e quanto gli altri non comprendono, viene catalogato come follia. Anche la genialità musicale è propria di quelle persone che non hanno mantenuto un contatto con la normalità, ma si sono affidati alla loro sensibilità ed intuito. Occorre sganciarsi dalle convenzioni, come facciamo noi con la nostra musica ed ancor più con i testi.

In "We Are The Ark" davate un messaggio agli omosessuali, invitandoli a combattere per affermare l’identità ed essere accettati dalla società. In questo secondo lavoro vi schierate sui diritti all’adozione per i gay, con il brano: "Father Of A Son".

La canzone è venuta fuori durante un dibattito sull’argomento nell’opinione pubblica svedese. La canzone è molta esplicita, quasi senza appello. Comporre "Father Of A Son" voleva dire per noi entrare nel vivo del dibattito e dare una risposta piena e consapevole di come le società devono convivere con nuove familiarità, sane quanto quelle tradizionali. Io non credo si possa contenere il diritto all’adozione rivolto esclusivamente ad una famiglia in cui vivono e si amano un uomo ed una donna; anche la famiglia formata da due uomini o da due donne che si amano, mantengono gli stessi valori e quindi gli stessi diritti. Rendere il mondo migliore vuol dire anche avere bambini che possano crescere in famiglie nate dall’amore e dalla comprensione reciproca sui valori di un nucleo familiare, fatto che non riguarda solamente gli etero. Chi combatte contro i gay ed il loro modo di amare è un perdente; la libertà è poter creare e far vivere nell’amore anche un nucleo familiare formato da due adulti omosessuali. In Svezia, come da voi in Italia, il tema risulta attuale ed abbiamo notato, con piacere, che alcune cose dette dalla canzone, vengono usate come argomentazioni nei dibattiti pubblici.

Ola, per quali altri diritti devono lottare gli omosessuali?

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Noi ovviamente, conosciamo più a fondo la realtà svedese, dove in questo momento il dibattito centrale è sull’adozione. Ogni stato in Europa ha poi rivendicazioni differenti al di là di alcune battaglie importanti che accomunano le molte comunità gay. Noi cantiamo per dare cittadinanza all’amore, ovunque e in chiunque essa si manifesti. La discriminazione dovrebbe essere bandita al pari di qualsiasi violenza, gli omosessuali devono sentirsi accettati e far parte di tutti i diritti che ogni società deve garantire. Sentiamo di poter dare un peso importante attraverso i messaggi che escono dalle nostre canzoni.

Anche nella musica molti artisti, eccetto voi e qualcun altro, non hanno il coraggio di dichiarare la loro omosessualità, rappresentandola come una moda. Non è più paura omofobica?

Molti artisti restano legati ad una concezione eterosessuale che magari non gli appartiene. Anche nel mondo discografico esiste un certo tipo di omofobia legata alla paura di scontrarsi con il "business", di non riuscire ad essere accettati dalle persone e quindi di non raggiungere il successo. L’ipocrisia di molti è proprio quella di esibire sul palco paillettes e lustrini, cercando di accreditarsi un’ambiguità che non contempli le loro vere scelte sessuali e di libertà, per non parlare di molti comportamenti velati. Noi, come Ark, rompiamo anche questi concetti, presentandoci sul palco con abiti luccicanti che noi stessi confezioniamo. Per me essere artisti è anche saper travestirsi ed offrire così al pubblico l’altro lato della personalità. Le nostre canzoni sono come un cerchio su cui gira un tema ben preciso; dentro questo cerchio devono esistere tutte le immaginazioni ed i sogni che vivono in ognuno di noi. Questi sogni hanno colori e luce e sembianze maschili come femminili. Quando siamo entrati per la prima volta alla Virgin, la nostra casa discografica, abbiamo portato con noi le nostre idee, le nostre canzoni, la nostra pazzia, senza paura e con grande decisione.

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Ritenete Bowie, Lindsay Kemp, Bolan, vostri ispiratori?

Non intendiamo fare paragoni che riuscirebbero falsi. La nostra musica ha radici rock che conducono a maestri come Bowie, che amiamo moltissimo, ed i colori che ci accompagnano nella nostra teatralità possono essere un omaggio alla genialità di Kemp, ma poi abbiamo una creatività che ci contraddistingue e che ci lega al nostro pubblico. I travestimenti tanto cari a David Bowie nel periodo di "Ziggy Stardust" e quel glamour che lo ha contraddistinto successivamente, ci piace molto. Ma noi siamo gli Ark, cantiamo e lottiamo per quello che ci appartiene.

Grazie Ola.

Evviva il glam-rock. Grazie anche a voi di Gay.it per questa occasione.

di Mario Cirrito