Dan Reynolds, etero mormone che lotta per i diritti LGBT: ‘in missione per porre fine ai suicidi dei giovani gay’

Dalle pagine di GayTimes Dan Reynolds racconta come e perché sia diventato un attivista LGBT, anche se mormone ed eterosessuale.

“Uno dei miei migliori amici delle medie era gay e mormone, e quella è stata la prima volta che mi sono trovato di fronte a un conflitto con la mia religione“. “Sono cresciuto nel Mormonismo, dove ti viene insegnato che essere gay è un peccato, ma a 12 anni mi sono trovato di fronte a quel conflitto e allora ho pensato, ‘beh, ho un amico che è gay ed è forse la persona migliore che conosco, tutto questo non ha senso’. Quella è stata la prima volta che mettevo in discussione la “volontà di Dio” e non sentivo che Dio si stesse allineando con ciò che il mio cuore mi stava dicendo, ovvero che l’amore del mio amico era valido quanto il mio “.

Dan Reynolds, 31enne frontman degli Imagine Dragons, eterosessuale, padre di tre figli e mormone, è tornato a rivendicare con orgoglio la propria vicinanza alla comunità LGBT.

Dan è cresciuto a Las Vegas, in Nevada, all’interno di una famiglia mormone. Prima volontario a tempo pieno come missionario nel Nebraska a 19 anni appena, poi studente in un’università privata nello Utah di proprietà della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, da dove venne cacciato perché beccato nel letto di una ragazza. Intervistato da GayTimes, Reynolds è tornato a spiegare per quale motivo si senta tanto vicino alla comunità LGBT e perché voglia aiutarla, lottare al nostro fianco, per i nostri diritti.

“Penso che sia estremamente importante che i maschi eterosessuali, specialmente i più privilegiati, possano parlare apertamente, alzandosi in piedi al grido ‘Dobbiamo essere uomimi migliori”. Certo, come cantante rischi di perdere parte del tuo pubblico. Penso che alcuni artisti temano il contraccolpo degli intolleranti, ma a loro direi chiaramente che ‘quelli non sono i fan di cui hai bisogno’. E’ molto più importante salvare vite, condividendo un messaggio di eguaglianza. Io sapevo che avrei avuto dei contraccolpi, ma da entrambi le parti. Non sarò mai abbastanza a sinistra per chi sta a sinistra, nè a troppo a destra per chi si trova a destra. Ma quando cerchi di colmare una lacuna devi stare da qualche parte nel mezzo. Ci saranno persone all’estrema sinistra che diranno: ‘Cazzo, voi ragazzi siete degli idioti’, e poi ci saranno persone all’estrema destra che sono omofobe e bigotte che diranno, ‘Beh, questo è gay, non voglio niente a che fare con lui’. Quindi non puoi vincere pienamente, lo so, e non me ne importa, e ho fatto pace con questo. Non sto cercando di piacere a nessuno, sto cercando di creare un cambiamento, e il cambiamento accade quando ascolti entrambe le parti, riunisci tutti e credi nella bontà del cuore delle persone”.

Nello Utah, Stato in cui i mormoni proliferano, il suicidio è la principale causa di morte per i ragazzi LGBT tra i 10 e i 17 anni. Statistiche scioccanti che sono alla base di Believer, documentario del 2018 incentrato proprio sugli sforzi di Dan per organizzare il LoveLoud Festival, che sostiene organizzazioni benefiche LGBTQ tra cui The Trevor Project, Encircle e la Tegan & Sara Foundation. E’ stata proprio la moglie di Dan, Aja Volkman, ad introdurlo a una vita di attivismo nei confronti della comunità LGBT.

“L’ispirazione principale per Believer è venuta da mia moglie Aja – siamo di nuovo insieme, ecco perché la chiamo ancora mia moglie – perché lei è davvero un’attivista. Quando l’ho incontrata viveva con le sue due migliori amiche che sono lesbiche, poi arrivai io, mormone, e furono tutti diffidenti. Il mormonismo stava davvero combattendo contro l’uguaglianza matrimoniale, così io ero il nemico”. “Questo diede vita ad una serie di conversazioni notturne sui diritti degli omosessuali che mi hanno aperto la mente e il cuore in modi che necessitavano di essere aperti. Mia moglie e le sue amiche furono incredibilmente eloquenti, affrontarono me, persona di fede ortodossa all’epoca molto religiosa, si sedettero al tavolo e fecero conversazioni che andavano fatte. Questo mi ha fatto diventare un attivista LGBT . Dovevo crescere. Si tratta di far capire a tutti le differenze, apportare cambiamenti, perché alla fine stiamo parlando della nostra gioventù LGBTQ, di come far crollare il tasso di suicidi. Dobbiamo fermare la religione dall’uccidere i nostri giovani, e tutti dovrebbero essere d’accordo su questo argomento”.

Per farlo, Dan porta con sè la bandiera rainbow, ad ogni concerto, persino in quei Paesi dove l’omosessualità viene ancora vista come qualcosa di criminale e pericoloso.

“Viaggiamo in così tanti posti in tutto il mondo che ancora oggi non sono sicuri per i giovani LGBTQ – abbiamo suonato in Russia, Polonia e Ucraina, quindi portare una bandiera arcobaleno su quei palcoscenici dice molto. E’ come dichiarare a tutte quelle persone che sono lì, ‘Ehi, non andiamo d’accordo con chi vomita odio, quindi se vuoi far parte della nostra cultura come band, allora devi sapere che siamo per l’uguaglianza’. E posso dirti che quando abbiamo suonato in Russia c’erano centinaia di persone che nello stesso preciso istante hanno iniziato a sventolare bandiere arcobaleno, con le guardie di sicurezza in difficoltà perché non sapevano cosa fare. Una persona aveva tirato su una bandiera arcobaleno in precedenza e la sicurezza gliel’aveva strappata via, ma quando centinaia di persone hanno fatto altrettanto, non c’era nulla che potessero fare. C’erano così tante persone con le lacrime agli occhi che sollevavano questi simboli di uguaglianza e amore. E’ stata una cosa davvero bella. Quindi sì, è più di un semplice gesto. È una dichiarazione forte, in un luogo pubblico, per tutti quei ragazzi che non conoscono simile sostegno a casa loro”.