Dichiarati e boicottati, gli scomparsi della musica

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Dal caso Dalla è tornato alla ribalta il dibattito sul coming out degli artisti. C'è chi, al contrario di lui, ha scelto di dichiararsi ma dopo quella scelta...

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Quanto incide, nella carriera di un cantante italiano, il dichiararsi gay o meno? Pubblico a parte c’è davvero il rischio di essere boicottati dalle radio e messi in disparte dalle case discografiche? Dopo la morte di Lucio Dalla si è tornato a parlare del rapporto fra musicisti gay e coming out. Difficile comunque rispondere: per un Tiziano Ferro che si è dichiarato senza troppi problemi, ma solo quando era già un artista intoccabile, ce ne sono altri che – nel dubbio – preferiscono non rischiare.

Qualcuno può pensare che si tratti solo di una paura irrazionale nell’Italia del 2012. Ma è davvero così? Per rispondere a questa domanda basta tornare con la mente quanto successo in Italia ad alcuni cantanti stranieri dopo il loro coming out. Lasciando da parte i casi di mostri sacri come Ricky Martin, che ora in Italia hanno molto meno spazio rispetto a quando non erano dichiarati, ci sono altri casi piuttosto indicativi.

Partiamo da Will Young, lanciato dal talent show britannico Pop Idol nel 2002, che per un certo periodo è stato al top delle classifiche anche in Italia con una cover dei Doors. Fece coming out quando la sua macchina promozionale era già in moto anche da noi, ma col tempo sparì misteriosamente dalle scene italiane, anche se la sua carriera è proseguita altrove con grande successo.

La stessa sorte toccò a Darren Hayes, molto popolare anche in Italia fino al 2001, quando era la voce dei Savage Garden ed aveva una vita etero. Successivamente accettò la sua omosessualità e prosegui una carriera solista, supportato dai video realizzati da suo marito (il regista Richard Cullen); in Italia di lui si sono perse le traccie da anni. Un caso? Quel che è certo è che, a distanza di tre anni dall’inizio di una sfolgorante carriera – iniziata proprio con uno sfacciato coming out dopo il talent show American Idol – Adam Lambert è un altro cantante che in Italia è praticamente sconosciuto da chi non naviga su internet, nonostante i suoi brani grintosi e assolutamente orecchiabili.

Da notare è che, quella che sembra una vera opera di filtraggio va a colpire anche i cantanti che non sono gay dichiarati ma che in qualche modo propongono dei modelli troppo gay friendly, soprattutto per i giovani e i giovanissimi. È il caso del duo Jedward, formato dai gemelli Grimes: due simpatici ventenni che, non a caso, in tutta Europa hanno un grande seguito anche fra i giovani gay, e sono andati anche a rappresentare l’Irlanda all’ultimo Eurovision Contest. Il loro abbigliamento eccentrico, le loro pettinature improponibili e il loro modo di fare queer, evidentemente, sono ritenuti troppo sconvenienti dalla discografia italiana, che a quanto pare preferisce puntare su giovani artisti più rassicuranti soprattutto per il pubblico degli adulti, anche se non rappresentano per nulla le giovani generazioni e la loro apertura verso il mondo gay.

L’opera di filtraggio tende a colpire anche i gruppi. Forse qualcuno si ricorderà degli svedesi Alcazar, che dopo aver colonizzato le discoteche italiane sparirono misteriosamente nel nulla, guarda caso dopo che al gruppo di aggiunse Magnus Carlsson, altra voce maschile che si aggiunse ad Andreas Lundstedt. Ovviamente quando i due si sono separati hanno proseguito la loro carriera musicale con brani molto popolari in nord Europa, e mai arrivati da noi.

L’elenco sarebbe ancora lungo, ma è interessante notare che tutti questi artisti, in Italia, non vengono considerati nemmeno dai locali e dalle discoteche gay, che preferiscono ancora puntare sulle icone musicali femminili, come da tradizione. Probabilmente anche questo non è un caso e offre diversi spunti di riflessione.

di Valeriano Elfodiluce

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