ECCO BERTÈ E NON LA FERMA NESSUNO

Intervista-delirio senza peli sulla lingua alla signora rock italiano. Dolce e incazzata, torna finalmente con “BabyBertè”, nei negozi da oggi. Ad ottobre un concerto evento.

MILANO – Confesso che sono un po’ emozionato ed agitato, abbiamo appuntamento negli studi della Edel, la sua nuova casa discografica. Sono così eccitato che temo che qualcosa vada storto. L’ufficio stampa mi rassicura riferendomi che Loredana oggi ha chiesto: “Che viene quello de’ gay.it, vero?” Sarà un po’ difficile essere professionali, la Bertè per me è sempre stata un mito, ci proverò!

Dopo anni di attesa, il nuovo cd “BabyBertè” vede finalmente la luce. Un disco rock, suonato, sofferto e cantato con la grinta propria Bertè da sempre, da lei stessa prodotto, realizzato ed arrangiato. Tredici brani in tutto, di cui nove inediti, intervallati dai messaggi lasciati nella segreteria telefonica di Loredana dai suoi amici più cari, Renato Zero, Asia Argento, Dori Ghezzi, Ron, Morgan, Rosita Celentano.

È il mio turno, devo entrare. Lei è seduta ad un tavolo, minigonna di jeans, una felpa blu e capelli legati, che le scoprono il viso, con delle extensions bianche.

Rompo il ghiaccio:

Ciao Loredana, piacere Francesco!

Ciao, piacere! (e mi da un bacio)

Parliamo un po’ di questo, tanto agognato, nuovo disco. Come mai “BabyBertè”?

Perché è stato un parto, plurigemellare che mi è costato più di 450 milioni (di Lire N.d.r.) compresa la copertina, che è molto importante. A Natale uscirà una versione speciale con quattro pop-up ed una tiratura limitata del vinile. La gente deve affezionarsi all’oggetto. Ho incontrato un sacco di difficoltà, ma volevo essere libera perché sono 40 anni che faccio musica.
Nei credits c’è tutta la cronistoria, ho cominciato a registrare nell’agosto del 2000. Volevo studi analogici, e trovarli è un impresa. Uscita da Music Farm, con quello che ho guadagnato mi sono fiondata in studio finché non ho finito il disco. Ho voluto tutti gli strumenti nei loro gabbiotti e tutta la mia banda bebè – adesso si chiama così! I giovani musicisti adesso stanno troppo davanti al computer e poco con gli strumenti:
– Che fate i commercialisti? – gli ho detto.
– No, stiamo cercando il suono.
– De che? Ma vai de’ llà e sona, te lo dico io quando è buono il suono!
Nel mondo della musica c’è una mentalità molto maschilista e i musicisti non sopportano che una donna entri in sala e prenda a calci – come ho fatto – tre fonici di seguito.
– Bello, non me ne frega un cazzo se c’hai vent’anni! Analogico ho detto! Se non lo sai fa’ informate, fai un po’ de pratica e poi torna!
Ho fatto tutti i miei dischi in analogico e questo non poteva essere diverso.

Il brano di Renato “Deliri a 45 giri” è un demo. Dori Grezzi mi ha autorizzato ad usare “Una storia sbagliata” che avevo cantato nel live della serata dedicata a De Andrè e lo ho lasciato così com’era. Il disco è suonato live, in presa diretta. Voglio sempre il meglio perché quando sarò morta i dischi restano per sempre e devono essere come io decido.

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Come mai tutte queste difficoltà per fare un disco per un’artista così amata come te?

Perché sono una leggendaria rompicojoni. Per metà dei discografici, c’ho questa nomea: “Come sbatti bene le porte tu” mi hanno detto una volta, ma ormai era troppo tardi. Quando ho trovato questi della Edel ho detto “Sono miei, mi dispiace per gli altri artisti ma qui è diverso”.

Non credi che in Italia ci sia troppo abbandono nei confronti di alcuni grandi artisti da parte delle case discografiche?

Certo, già ti fanno fare i dischi co’ du’ lire e col Pro Tools. Io voglio far vedere che se si vuole e si sa farlo, i dischi si possono vendere. Ho incontrato personalmente tutti i distributori ed ho detto che se non fanno il loro dovere mi piazzo in casa loro con le valigie e dico: “Quanti dischi hai venduto oggi? Pochi? Allora sto qua una settimana!”

Come ti è venuta l’idea di mettere i messaggi della tua segreteria telefonica?

Perché io non ho mai avuto un telefonino, sono sempre stata contro e non lo voglio. Tutti sono costretti a chiamarmi a casa e lasciarmi un messaggio. Renato ancora non ha capito come funziona, mi chiama: “Loredana, Loredana ci sei?” Ma io non posso sentire perché se arriva prima la Telecom de te, tu non senti niente. “Loreda’ rispondi sono Ron!” E così via. Il mio ufficio stampa si è permesso di dirmi che me ne regalava uno:
– Ma io te lo tiro dietro, non lo voglio, non voglio rompe’ er record. Fine!
Renato sono anni che ce prova a regalarmelo, ma io niente. È come un collare poi, lui ne ha diciotto, ma se devo trovarlo sono costretta a chiamarlo a casa.

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Concerti?

Per adesso farò un evento unico allo Smeraldo di Milano in ottobre/novembre. Intanto voglio vendere un po’ di dischi, poi ci penseremo. Devo trovare un buon management che mi faccia cantare dove voglio io e alla fine del concerto me devono tirà giù col carro attrezzi, perché voglio cantà almeno tre ore! Questi sul più bello te vogliono fa’ smette’. Adesso che ho il disco vorrei andare ospite al programma di Celentano che adoro. Se la boss, Claudia Mori, non mi chiama, andrò fuori dello studio e mi metterò a fare come Rocky: Adrianoooo, Adrianoooo! E mi faranno entrare!

È un momento felice della tua vita questo?

Felice? Sarò abbastanza contenta a due milioni de copie, ma felice a dieci! Perché mica ci limiteremo all’Italia. Farò la versione spagnola e portoghese perché io in Brasile sono di casa.

Senti Loredana, gli amici…?

Io amici non ne ho! Renato è mio fratello, Asia è mia figlia, Ron è mio cugino e Rosita Celentano è stata una scoperta. Adesso voglio dedicarmi ai nemici… ai quali voglio vendere il disco! Con Music Farm mi sono riconquistata tre generazioni. Poco dopo il reality, un pomeriggio a Roma una signora mi affianca con una Mercedes, inchioda e mi dice: “Brava Loredana, mandali tutti affanculo! Continua così, tu sì che sei forte!”

Cosa pensi della situazione politica italiana?

Non bene, il vero terrorismo è l’informazione che fa schifo! Ti fanno vedere solo morti e se non sono italiani sembra non gliene freghi niente. C’è troppo allarmismo, ma chi dà il diritto a certa gente di chiudere una moschea? Tolleranza non ce n’è. Ma come si permettono in Italia a criticare la Spagna che ha acconsentito ai matrimoni gay? In Olanda per esempio mi dici che devo fa’ pe’ anda’ in galera? Io adesso sono incazzata nera e rassegnata perché i nostri sono politicanti, non politici, si mettono tutti d’accordo per mangiasse la loro fetta di torta e guarda in quale stato sta il nostro paese. Sicuramente sono a sinistra, perché a destra non ci potrei stare, ma hanno rotto le palle con tutti questi partiti.

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Molto spesso hai criticato i tuoi genitori. Alla luce della tua esperienza cosa pensi delle adozioni alle coppie gay?

Criticato? Chi li conosce? Io e Mimì invidiavamo gli orfani. Dico che conta la persona, cominciamo a togliere un po’ questi poveri bambini dalla strada, dagli istituti, dalla mafia, dalle organizzazioni della morte che li uccidono per il trapianto di organi. Cominciamo a salvarne un po’. Certo che sono favorevole, ma non solo per quanto riguarda i gay, per i single anche! A nessuno però frega un cazzo del bene dei bambini come di tutto il resto. Hanno speso miliardi per i referendum… ma quando noi stiamo con le trombette a capodanno questi signori si fanno una legge per il finanziamento dei partiti. Ma non ci prendete per il culo!

Credi che arriveremo anche noi ad una legge come in Spagna?

No, in Italia stiamo scivolando nel buio più totale, questa è una dittatura, uno stato di polizia, mi ricorda il Cile di Pinochet, ma dove stiamo arrivando?

Lo scorso agosto, quando sei apparsa con Dolcenera sul palco del Friendly Versilia, c’è stato il delirio, come mai sei così amata dai gay?

Che bello, è stata un’idea di Dolcenera, ha fatto gli arrangiamenti ed abbiamo provato qui a Milano, mi sono divertita molto. Non so perché i gay mi amino, io canto per tutti, per coloro che capiscono e apprezzano la mia musica lo faccio ancora più volentieri. Poi tutti i miei migliori amici sono gay, che te devo dì?

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di Francesco Belais