Fiorella Mannoia: no alla maternità surrogata ma sì alla stepchild

La cantante: “È una barbarie di cui nessuno parla, non vale il ‘io pago, io voglio!'”

E’ una intervista a tutto tondo quella che la cantante ha oggi concesso al quotidiano cattolico L’Avvenire. Liberal convinta, impegnata da tempo su temi sociali e nella battaglia delle donne per i pari diritti, da sempre gay-friendly, Fiorella Mannoia non ha mai nascosto di essere favorevole al riconoscimento delle coppie del medesimo sesso, anche quando queste posizioni non erano condivise dagli italiani. Ma oggi, accanto al sì al matrimonio gay, in un quotidiano non certo a noi favorevole Fiorella Mannoia ha rilasciato dichiarazioni che faranno assai discutere. Ma poi, abbiamo preferito intervistarla anche noi di Gay.it, per evitare le ovvie strumentalizzazioni dell’Avvenire. Ed il quadro delle dichiarazioni della cantante cambia così e non di poco.

Vota nel nostro sondaggio sulle questioni poste da Fiorella Mannoia. Che ne pensi? Clicca qui!

Leggi le dichiarazioni delle associazioni LGBT in questo articolo .

Perchè discuterne. “Discutere su questo tema è importante perchè non è un argomento da prendere alla leggera, ma da affrontare in modo sereno, tranquillo e senza ideologismi da una parte e dall’altra. Questa discussione peraltro riguarda soprattutto le coppie eterosessuali: sappiamo infatti che le coppie gay sono una minima percentuale di quelle che si rivolgono alla maternità surrogata.”

Da cosa è preoccupata. “La mia preoccupazione è solo lo sfruttamento delle coppie povere: solo questo mi preoccupa, perchè la maggior parte di questi fenomeni vengono da paesi o da donne in difficoltà economiche. Fare un figlio è un gesto di una generosità immensa ed allora dico che se c’è del denaro dietro, la pratica non mi piace più ed è inaccettabile. Se una sorella o una mamma fa un gesto del genere ad una coppia omo ed etero è un gesto di grande amore, di una generosità tale che va rispettata: quando c’è il denaro di mezzo ho paura che tutto ciò non ci sia più ed allora non condivido. Il discrimine è il denaro: in quel caso non è eticamente accettabile la maternità surrogata. Io sono assolutamente favorevole all’adozione gay. So che cosa vuol dire non avere figli perché ci sono passata personalmente, ma quando c’è di mezzo il denaro pongo un fortissimo problema di etica, esattamente come per il traffico degli organi umani. ”

La stepchild. “Sulla stepchild sono invece favorevole e non c’è contraddizione con quanto ho dichiarato sopra. Io penso che una coppia di maschi omosessuali o eterosessuale che abbia deciso di avere un bambino anche se con l’utero in affitto, debba essere insieme e pienamente investita dei diritti che sono connessi alla genitorialità. La stepchildgenitorialitàun’ottima soluzione. Di fronte alle situazioni che di fatto che quindi si possono venire a creare con quella pratica che continuo a non condividere ed a giudicare non etica, non si può però che essere d’accordo sul fatto che quel bambino – sebbene sia nato in quelle condizioni – debba avere garantiti i pieni diritti inchiodando entrambi i genitori ai loro doveri.

Ecco invece le dichiarazioni all’Avvenire:

Il matrimonio gay. “Partiamo dalle cose positive, che in parte già conoscevamo ma che dette ai lettori cattolici del quotidiano hanno una doppia valenza: “Sono a favore dei matrimoni gay, penso che agli esseri umani, quando c’è amore fra di loro, niente è proibito. Che possano sposarsi è un atto di civiltà. Rispetto la posizione della Chiesa che ha tutto il diritto di essere contraria, così come i cattolici hanno il diritto comportarsi secondo il loro credo. Su questo non ci sono dubbi. Ma penso che uno Stato laico debba pensare anche a chi questa convinzione non ce l’ha. ”

L’utero in affitto (o maternità surrogata, come piace a noi definirla). “Io pongo l’interrogativo sull’utero in affitto. Lo pongo perché in realtà quello è un gesto d’amore che credo solo una sorella e una madre possano fare, il resto si rischia che sia un ulteriore sfruttamento del corpo delle donne, perché nella maggior parte dei casi quegli uteri provengono da Paesi poveri. Adozioni internazionali e uteri in affitto sono pratiche adottate soprattutto dagli eterosessuali, non solo dagli omosessuali. Ma non è questo il punto. Per me, non bisogna mai dimenticarsi che si rischia lo sfruttamento del corpo femminile. Io mi sono sempre battuta perché le donne non vengano sfruttate, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo che non hanno le attenzioni che si hanno nei Paesi occidentali. Non ho paura di essere tacciata di essere quella che vuole negare la maternità. Non voglio negare la maternità a nessuno, ma nella vita non tutto si può avere. Andare a sfruttare una povera donna per la propria felicità, è eticamente e profondamente sbagliato”.

Il diritto del bambino. Al’Avvenire ha dichiarato: “Non metto in discussione la buona fede di chi vuole un figlio, sono certa che queste persone gli daranno il meglio, ma occorre interrogarci su cosa vuol dire la nostra felicità Perché così facendo possiamo giustificare anche il il traffico di organi. Serve un organo per mio figlio che sta morendo, lo vado a prendere a qualcun altro. Dove? Nei Paesi in via di sviluppo. E chi controlla? Questo mercato, purtroppo non teorico, degli organi per salvare noi e i nostri figli sta sulle spalle di altri e di altri figli. Non bisogna mai dimenticare che c’è una sola parola per tutto questo: è “etica””

L’egoismo del mondo occidentale. “Noi siamo abituati a prendere dove vogliamo e quando vogliamo, siamo abituati a fare da padroni dove non dovremmo andare. Noi sacrifichiamo per la nostra felicità la vita degli altri ed è un interrogativo che dobbiamo porci una volta per tutte. L’immigrazione è frutto di questa logica. Il nostro benessere poggia sullo sfruttamento di interi popoli, di milioni di esseri umani che hanno solo la sfortuna di essere nati laggiù”.

Vota nel nostro sondaggio sulle questioni poste da Fiorella Mannoia. Che ne pensi? Clicca qui!

Leggi le dichiarazioni delle associazioni LGBT in questo articolo .