Intervista esclusiva a Giorgia: “C’è un gay in ognuno di noi!”

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Sanremo, il disco nuovo, la sua Roma, il mondo gay, il rapporto con la popolarità e quella volta in cui avrebbe potuto dire: "vado all'estero!"

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Quando arrivo Giorgia è già lì. E’ da stamane che rilascia interviste in una camera d’albergo, al terzo piano, nel cuore di Roma. Una dopo l’altra. Dal vivo è molto più bella di come la ricordavo. Indossa un jeans, un tacco basso e una maglia bianca con maniche a tre quarti. Sui polsi e sulle dita, anelli e bracciali d’argento che noterò solo dopo aver visto quanto ami accarezzarsi le mani mentre parla. Sul volto un filo di trucco ad evidenziare quegli occhi grandi che parlano più di tante parole.  A guardarla bene, non sembra affatto stanca, anzi: sembra piuttosto felice e soddisfatta del lavoro svolto  finora. Sorride, non si atteggia mai e dimostra, sin da subito, una gran voglia di raccontare il suo Oronero, il quindicesimo disco che, da domani, uscirà su tutte le piattaforme digitali e non. Tra una domanda e l’altra, l’immensa Giorgia parla anche di Sanremo, della possibilità di tornarci, di talent, di anime, di errori fatti, di scelte giuste, ma anche di quelle sbagliate, del pensiero oramai passato di trasferirsi altrove, di “serpenti” peccaminosi e del suo rapporto speciale con il mondo gay.

Posso dirle che il suo nuovo album è forse il più bello di tutta la sua carriera?

Grazie, che bello, ma diamoci del tu! In Oronero io e Michele Canova ci siamo concessi degli arrangiamenti diversi, abbiamo sperimentato l’impossibile e ci siamo presi anche tutto il tempo necessario per far uscire un lavoro che fosse mio in tutto e per tutto. In questo disco più che mai eravamo io e lui. Non avevamo intermediari. Non dovevamo dare spiegazioni a nessuno.

giorgia

L’oro nero è il caffè, il petrolio. Cos’è, invece, il tuo ORONERO?

Il riferimento al petrolio mi piaceva da morire. Quale esempio di degenerazione sociale migliore? L’oro nero rappresenta a pieno il sistema attuale. Uno si abitua a quel qualcosa di marcio, fino a farselo andare bene. Nella canzone mi piaceva evidenziare il rispetto di sé e dell’altro.

Canti, nella quarta traccia del cd: «Cancellerò il passato, per non tornare indietro, mentre riguardo in uno specchio i segni di chi ero.» Quanto c’è di autobiografico in questa frase?

C’è davvero tanto. Credo è una canzone che ha scritto Tony Maiello e quando l’ho ascoltata ho pensato subito: “ma com’è possibile che non l’abbia scritta io?”. Era perfetta su di me, musica compresa. Devi sapere che quando ascolto dei demo non sto lì a leggere da dove e da chi arrivano. Mi concentro, piuttosto, su tutto il resto e quando ho visto la giovane età di Tony mi sono domandata quanta sensibilità possa avere questo giovanotto. Anche la canzone di Pacifico (Sempre si cambia, ndr) sembra che l’abbia scritta io, ma non perché io sono brava come loro, quanto per come siano riusciti a centrare, a pieno, quella che sono oggi.

Qualcuno parla di una tua partecipazione al prossimo Festival di Sanremo. Chiacchiericcio da bar?

Non proprio. Per ora non c’è niente di confermato. E’ un po’ che manco e sarebbe molto carino tornare, soprattutto ora con il disco nuovo. In gara non potrei. Non ce la farei, anche se immagino che per il grande pubblico sarebbe davvero divertente.

Se avessi dovuto scegliere una delle canzoni del nuovo cd, con quale ti saresti presentata al Festival?

Senza dubbio con Oronero.

Quindici tracce, una meglio dell’altra e  nessun duetto; perché hai scelto Oronero come primo singolo?

Volevo che fosse il biglietto da visita di questo album. Rappresenta, a pieno, tutto quello che c’è dietro questo lavoro. Pensa che ho scelto l’uscita del disco, solo dopo aver finito Oronero. Il disco doveva uscire prima, in primavera, con una canzone più fresca, ma ho aspettato il momento giusto e credo, mai come stavolta, di aver fatto bene. Pino Daniele, il più grande di tutti, mi diceva sempre che un disco deve essere il tuo documento, e non dimenticherò mai questa sua frase. Non l’ho capita subito. Ci ho messo diversi anni, ma ce l’ho fatta.

Quante aspettative ci sono dietro questo album?

Quello è un lavoro psicologico che faccio prima dell’uscita, per non averne. Di delusioni, musicalmente parlando, ne ho avute. Alcuni dischi non sono andati come avrei voluto e sono contenta che mi sia capitato, perché così ho potuto metabolizzare bene il colpo. In questo caso volevo finire il disco, senza fretta, per non potermi rimproverare niente. La mia unica aspettativa, e dico sul serio, è l’esser capita dalla gente. Non do mai per scontato il fatto che abbia vent’anni di carriera alle spalle. E’ sempre un ricominciare. Oggi, quando ti esponi con qualcosa di nuovo, ricominci e ti dirò: a me questa cosa, tutto sommato, piace tantissimo. Non mi piace piangermi addosso, punirmi e star male. Quelle sono tutte cose che ho già fatto abbondantemente in passato (ride, ndr).

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