Giovanni Caccamo: “Teniamoci stretta la diversità”

“Io penso che ci siano degli aspetti della persone che vadano al di là del personaggio e che vadano, assolutamente, custoditi.”

Giovanni Caccamo ha un solo compito: far sognare la gente. E con la sua musica, con i suoi testi e con l’importanza delle parole scelte ci riesce perfettamente. Quando lo incontro siamo a Roma, al Festival dei Tulipani di Seta Nera, dove poche sere fa è stato la guest star dell’evento che porta avanti l’essenza della diversità. “Sono appena tornato dalla Sicilia per due occasioni importanti: il matrimonio di mio cugino e l’anniversario dei sessant’anni di matrimonio dei miei nonni” mi racconta un palesemente emozionato Caccamo, e aggiunge: era da Natale che non tornavo a casa e ogni volta che torno è sempre una festa”. Dal vivo Giovanni sa essere gentilissimo e a pochi giorni dalla partenza dell’Eterno Tour che lo porterà in giro per tutta Italia, il cantautore siciliano si lascia andare in una lunga intervista dove parla del nuovo disco, ma anche di aspettative, popolarità e pregiudizi.

Il tour, ma anche un nuovo singolo, da oggi, in rotazione radiofonica…

Sono felicissimo. “Bisogno di tutto” sarà il lancio del nuovo tour, che mi porterà in giro per l’Italia, assieme a Beppe D’Onghia e alla band storica di Lucio Dalla. Partiremo il 12, da Roma, dalla Basilica di Sant’Andrea della Valle. Il live, da sempre, è il mio momento preferito.

Nel nuovo singolo, canti: “Non ho bisogno di me che non so più sperare, io che non so più sorridere“. Quant’è difficile per Giovanni, essere sempre Giovanni Caccamo? 

La visibilità, la celebrità e la fama sono conseguenze che non gestisci. Rimango me stesso, creo e faccio musica, tutto il resto cambia, è in divenire e non dipende da me. Bisogno di tutto è una risposta chiara alla domanda: “Di cosa abbiamo realmente bisogno?”. Bombardati quotidianamente da necessità fittizie e da rapporti sempre più digitali, perdiamo di vista la nostra essenza finendo per non sperare e non sorridere più. Trovare il proprio equilibrio, il proprio scopo, la propria missione è fondamentale. La mia vita e la mia musica hanno una sola prerogativa: l’autenticità.

Autenticità che si avverte ascoltando il tuo ultimo disco. Come lo descriveresti?

Come lo scrigno della mia anima: otto tracce di luce, amore e bellezza. La perfetta sintesi di ciò che sono.

Giovanni Caccamo Eterno Album

Tra le otto tracce, c’è una cover de ‘La Tua Figura’ di Giuni Russo. Una canzone dove l’artista siciliana si affidava totalmente a Dio. A te capita di affidarti mai ad un’entità superiore?  

Ho una spiritualità molto forte. Mi sento parte di un flusso, di un mondo magnifico ma misterioso, terrificante, ma affascinante. La mia spiritualità si basa sulla parola “Grazie”. Ogni giorno ringrazio la vita per avermi regalato un altro giorno e un’altra avventura nel bene e nel male. La gratitudine è uno degli elementi che spesso diamo per scontato e che stiamo, ahimè, lentamente perdendo.

Qualche giorno fa Emma ha parlato delle poche vendite del suo ultimo lavoro e delle aspettative, disattese, dagli addetti ai lavori. Tu come vivi le aspettative quando stai per uscire con un nuovo lavoro?

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In questo momento storico il mondo della musica è in fase di forte transizione. La cosa che mi aiuta sempre molto è studiare il passato. 

E perché mai?

Perché ci sono sempre state delle onde in cui determinati stili hanno avuto i loro momenti migliori. Momenti che potremmo tranquillamente chiamare mode. È un momento in cui il pop italiano sta subendo qualche scossone rispetto al passato. La cosa fondamentale per gli artisti, e per i cantautori, è quello di rimanere a fare il proprio. Se uno fa le cose fatte bene e con estrema autenticità, l’onda prima o poi, passa.

A distanza di qualche mese dal Festival, che bilancio faresti?

Ero più che consapevole del potenziale di Eterno, ma allo stesso tempo sapevo perfettamente che stavo presentando un brano ‘diesel’. Un brano che rischiava di non arrivare al primo ascolto, ma non mi sarei mai aspettato, a distanza di tre mesi dal Festival, di ritrovarmelo ai primi posti di iTunes. 

Nel brano sanremese canti: “Prendimi la mano, scappiamo via lontano, in un mondo senza nebbia, in un mondo senza rabbia, chiusi dentro di noi, insieme io e te per sempre…” Quanto c’è di autobiografico in un pezzo come questo?

Moltissimo, come in tutti i pezzi che scrivo. Ogni brano parte da un’emozione vissuta e per cogliere questi aspetti del quotidiano è necessaria tanta serenità, semplicità, osservazione e contatto vero con le persone. Poi, in ogni album, ho avuto delle fasi diverse. Nel primo album ho parlato della perdita di mio papà, della sofferenza, del dolore, mentre nel secondo ho parlato di una sorta di luce di speranza, fino ad una luce diffusa dell’ultimo disco. Il dolore si trasforma sempre in positività e tutto dipende sempre dalle nostre predisposizioni. 

Giovanni Caccamo

Tu scrivi molto anche per gli altri. Ma non sarebbe meglio tenerti tutto per te?

No, perché scrivere è a prescindere un qualcosa di molto affascinante. È condivisione e poco importa se quei brani restano a me o ad altri. Credo che le canzoni che scrivo mi appartengano solo nell’attimo in cui le compongo, da qual momento spiccano il volo e trovano la loro strada, ognuna unica e meravigliosa. 

Cantando sul palco dei Tulipani di Seta Nera, hai sposato il progetto della diversità. Ma cos’è per te la diversità?  

La diversità è insita nell’uomo, è l’elemento che ci contraddistingue gli uni dagli altri e che ci differenzia dalle macchine. Se ognuno di noi non avesse un’identità precisa, un aspetto, un carattere, un modo di pensare, sentire, una storia, un vissuto diverso, saremmo dei robot. 

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A breve partirà l’Onda Pride in giro per l’Italia. Pensi che per la comunità gay sia ancora così importante una manifestazione come quella?  

I moti di Stonewall, come la resistenza partigiana, la marcia da Selma a Montgomery, sono tutte battaglie che uomini e donne di grande valore, negli anni e con coraggio hanno portato avanti; è fondamentale ricordarle e rendere omaggio ad ognuna di loro per essere più consapevoli e dare un valore alla libertà.

Spesso si parla di case discografiche che vietano ai propri artisti di dichiararsi gay. Ti sei mai chiesto il perché?

Onestamente non ne ho mai sentito parlare. Io penso che ci siano degli aspetti della persone che vadano al di là del personaggio e che vadano assolutamente custoditi. Ognuno ha il suo privato e spetta solo all’individuo, etero o gay che sia, se condividerlo o meno. Ci sono coppie più riservate e coppie più predisposte all’esposizione mediatica.

E tu sei più riservato, o sbaglio?

Più che riservato, direi timido.

A Sorrisi e Canzoni, qualche mese fa, hai parlato dell’inizio di una relazione. È cambiato qualcosa nel frattempo?

No, assolutamente. Visto che canto l’amore eterno, confido che duri così tanto anche nel mio caso. (ride, ndr)

Sui giornali ti hanno spesso affibbiato un flirt con Anna Tatangelo. Quando leggi certe notizie sorridi, o ci resti male? 

Sorrido e mi diverto. Con Anna c’è solo una splendida amicizia.

Il fatto di essere un sex symbol per tante ragazze, ma anche per molti ragazzi, come ti fa sentire?

Mi fa molto piacere ricevere apprezzamenti. La bellezza è uno dei piaceri della vita ed è magnificamente soggettiva e democratica. 

Giovanni Caccamo

Negli anni sei diventato un’icona di stile. Che rapporto hai con la moda?  

La moda è un aspetto importante per sottolineare e veicolare determinati messaggi. Ho sempre cercato negli abiti uno strumento, proprio come un elemento di un orchestra che insieme agli altri suoni contribuisca alla creazione dell’armonia perfetta. Tutto deve avere una sua coerenza, musica e immagine. 

Sui social pubblichi spesso foto e bei primi piani. Vanità o lavoro?

Il giusto equilibrio tra le due cose.

Se guardi al futuro cosa vedi?

La parola chiave della mia vita è: serenità. Se avrò quella, potrò fare sempre tutto.

Ed essendo così giovane, non hai mai pensato di cercarla lontano dall’Italia?

Molto raramente, forse mai. In modo diverso, però, credo di aver vissuto anche io una sorta di espatrio, sai?

E in che modo?

Non dall’Italia, verso un’altra nazione, ma dalla mia terra, la Sicilia, verso il Nord. Durante il liceo ho sempre visto la mia terra come un “limite”. Osservavo le persone vivere lentamente e mi sentivo in gabbia. Avevo necessità di correre, sognare, produrre, lavorare e ricevere stimoli. Così sono partito per Milano e mi sono iscritto alla facoltà di Architettura. Di giorno studente, la sera sognatore creativo e cantautore alla ricerca di musica e parole. Negli anni ho imparato ad apprezzare sempre di più le mie origini, scontrandomi con l’alienazione della metropoli, con i ritmi serrati che non facilitano il dialogo e con discografici incapaci di ascoltare. Tutta questa ‘indifferenza’ mi ha fatto capire che se Milano era il luogo ideale per produrre, la Sicilia era il luogo perfetto per contemplare e “acchiappare” attimi di vita. Non è casuale infatti che, dopo anni di tentativi vani a Milano, il primo incontro fortunato della mia carriera si sia presentato invece a Donnalucata.

Giovanni Caccamo

Oggi Milano la senti un po’ tua?

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Oggi Milano è per me una seconda casa, una città straordinaria, piena di vita, silenzi e rumori, dove tutto è a tua disposizione se hai la pazienza di cercare, ma il profumo e la presenza della mia terra rimane fondamento di ciò che sono artisticamente ed umanamente. 

Tu sei uno dei pochissimi artisti che è riuscito ad arrivare al successo senza l’aiuto dei talent. Come giudichi tutte queste nuove ‘voci’ che vogliono subito sfondare?

I talent sono una vetrina eccezionale per chi vuole fare musica! Ho solamente dei forti dubbi sul subito. La fretta e l’arte sono spesso contrastanti, e non compatibili. I risultati in un percorso sono il frutto di silenzi, ricerche e delusioni. La domanda che ogni aspirante cantante o cantautore dovrebbe porsi è: “Perché voglio fare musica?”. Oggi la gran parte sono affascinati solo dalla fama, dai like, dal successo e dalla visibilità. Questi sono fuochi di paglia, indipendentemente dai talent. La musica è come un grande albero con un tronco centrale e tanti rami: i talent, le etichette major, le etichette indipendenti, Sanremo, i live. Ogni artista deve avere la pazienza di individuare il canale più giusto per sé e per le sua arte.

Giovanni Caccamo

E a proposito di domande, nel tuo primo libro “Dialogo con mia madre”, ti chiedi: “Quanto realmente conosciamo le persone che amiamo?”

Spesso diamo per scontato molte cose, i nostri genitori, la nostra famiglia, i nostri amici. Le nostre relazioni sono come piante, vanno coltivate, curate con pazienza. Questo libro è la testimonianza di una madre e di un figlio che decidono di raccontarsi al di là dei ruoli, in modo semplice e vero. Grazie a questo scambio epistolare ho scoperto tanti aspetti inediti della donna, della moglie, della figlia, oltre che della madre, a me sconosciuti. L’invito che faccio sempre a tutti, me compreso, è quello di trovare sempre il tempo per dedicarci alle persone che amiamo.