IL DONO DI ZERO

Dal papa alla masturbazione, ebrei, immigrati, ecco il nuovo album di Renato Zero, da venerdì in tutti i negozi. Brano per brano un viaggio con qualche deja-vu e poche emozioni.

Eccolo che torna, il Renato più famoso d’Italia, a bordo del suo nuovo cd. Il Natale è sempre stato un tema caro all’artista romano, sin dai tempi memorabili del grande tendone da circo che montava a Roma e nelle maggiori città italiane durante le festività e tra piume e lustrini celebrava il Natale dei diversi, quello di Zerolandia. “Il dono“, così si intitola il nuovo album registrato, mixato e masterizzato tra Roma e Londra negli ultimi mesi, al quale hanno dato il loro contributo anche la London Session Orchestra e l’Orchestra Sinfonica e coro di Roma. L’album contiene dodici brani inediti ed esce in tre differenti versioni: cd, cd edizione limitata e DualDisc (contenente una video-intervista con Renato che racconta il disco brano per brano, la photogallery e il cd in audio 5.1.)

Il disco si apre con “Mentre aspetto che ritorni“, singolo che ha anticipato l’intero lavoro, già in programmazione sulle radio da un paio di settimane. La storia di un amore finito, del quale si nutrono rimpianti e nostalgia oppure la una metafora del rapporto tra l’artista ed il suo pubblico?

“Mentre aspetto il tuo ritorno metto in ordine le idee, non so in quale fortunato giorno da quella porta spunterai… la casa è aperta torna quando vuoi, mille altre volte ricomincerei, ovunque sei mi manchi.” Brano melodico con atmosfere tipiche da minestrina zeriana, seppure ben cucinata.

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Immi ruah” in lingua ebraica significa spirito divino ed è il secondo brano: “Immi ruah non escludermi. Siamo figli di un colore solo, siamo tutti sotto questo cielo!” Raramente Zero si è occupato di politica, e quando lo fa propone una riforma spirituale, come in questo caso, per trasformare il mondo da impossibile a possibile.

Mi chiamo aria“, musicalmente forse il brano più riuscito, le percussioni danno un sapore vagamente latino, ma il testo è un po’ deboluccio: “Se rinascerò ricordati che mi chiamo aria, nessun sesso e poi via quei numeri, più intelletto ma meno scrupoli.” Che vorrà mai dire qui Zero? Che sia un appello contro l’inquinamento atmosferico?

In “Radio o non radio” Renato punta l’indice contro l’appiattimento dei network radiofonici ormai resi tutti uguali per colpa della pubblicità. Rimpiange i tempi delle radio libere, quando il segnale era meno chiaro, gracchiante ma sicuramente ricco di fantasia e creatività: “Sei muta e un po’ stordita amica mia, non chiedermi un sostegno una canzone, il tuo menù è carente di magia, pirata solamente per dispetto, libera torneresti ci scommetto… se il fatturato ti ha resa grande, la mia canzone un’altra strada fa, adesso non ci sta.”. E adesso staremo a vedere davvero se la radio, offesa, si rifiuterà di trasmettere queste nuove fatiche zeriane.

Un tuffo nella memoria e nel passato della gavetta è “Una vita fa” dove nonno Renato (la scorsa estate suo figlio adottivo Robertino è diventato papà della piccola Virginia) canta: “Pochi spiccioli, tanta fame e molta ingenuità… non nascondo la mia nostalgia di un passato tramontato mai… tornerai?”.

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La critica alla cultura americana è fatta a colpi di tarallucci e vino. “Stai bene lì“, brano ironico in cui Zero si rivolge agli States: “Gli spaghetti restano quaggiù, l’America finisce ormai in Coca Cola… scusa se non hai Leopardi, Puccini e Pirandello giammai, scordati i bignè e i savoiardi, del Chianti che ne sai?”

Dall’America agli immigrati in “Dal mare“: “Salvami, non emarginarmi, no… Le differenze offendono chi non le capirà. Un posto accanto a te è un lusso casomai. Avrei potuto amarti ma un’onda viene su. Io non avrò un nome mai più”. Forse è il testo più toccante dell’intero album, peccato però la musica non sia altrettanto emozionante.

Ti stupirai” non brilla particolarmente così come “L’esempio” in cui il cantante fa un omaggio a papa Woytila. Un po’ canzone un po’ preghiera, tipica produzione di quello di Zero a metà tra un sacerdote ed un predicatore.

Dal papa alla masturbazione il passo è breve. La traccia seguente è, infatti, “Fai da te“, le confessioni di un impotente che riesce ad avere soltanto rapporti solitari di fronte ad un poster: “Il mio congiunto è defunto… io non realizzo mai accidenti! Aiuto! Qualcuno si degna di darmi una mano? Che tragedia qui non si rimedia!…” Divertente l’ironia ma, Renato, nessuno ti ha detto che hanno inventato il Viagra?

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Concludono l’album due ballate in pieno stile Zero: “D’aria e di musica“: “A stare con gli ultimi si è più vulnerabili… Non voglio crederci che sia tutta una follia… esisterà una via di fuga.” e “La vita è un dono“: “dopo un viaggio che sembra senza senso arriva fino a noi l’amore anche questa sera dopo una vita intera”.

I lustrini ormai sono andati in soffitta. Caro Renato, che non ci siano andate anche l’originalità e le emozioni di un tempo?

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di Francesco Belais