JIMMY SOMERVILLE IN CONCERTO

Intervista esclusiva all’ex "Smalltown boy". Che canterà dal vivo al Goa di Roma e allo Skylight di Verona, e forse aprirà il Pride a Milano. Le sue idee sull’Italia, il suo impegno per i diritti gay.

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Jimmy Somerville torna in Italia. Dopo la data di Perugia del gennaio scorso, la star della musica disco anni ’80 approda martedì 16 aprile alla serata Gorgeous Goa Gay, appuntamento fisso da quattro stagioni del martedì sera presso il GOA di Roma (Via Libetta, 3).

Non solo: Jimmy replicherà il 20 aprile presso lo Skylight di Verona (via Fontanella, 28 – S. Bonifacio – Tel. 045/7612587) e tornerà in Italia a maggio per due concerti (il 17 al BarFly di Ancona e il 18 al Centro Sociale Rivolta di Marghera). Infine, anche se la cosa non è ancora confermata ufficialmente, probabilmente Jimmy Somerville aprirà il Gay Pride di Milano a giugno.

Nella sua tournée italiana Jimmy sarà preceduto da un gruppo di supporto d’eccezione, gli Elettrodust. Gruppo rock-elettronico formato da Dario Dust nel 2000, ma che vanta già collaborazioni con artisti come Ivan Cattaneo, Alberto Camerini e i Krisma, Rettore e Helena Velena, gli Eletrodust si confermano una promettente band emergente nel panorama, purtroppo non vastissimo, della musica gay-friendly in Italia.

Al GOA Jimmy Somerville si esibirà dal vivo su basi registrate, con una corista di colore e i suoi ballerini, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera musicale, dai Bronski Beat ai Communards per terminare con le sue esperienze da solista. Il concerto avrà inizio alle 23 e 30 e durerà circa un’ora. L’intera serata sarà sponsorizzata da “GOOD AS YOU” il nuovo talk show GAY in onda il giovedì su Canal Jimmy il canale tematico del bouquet digitale di Tele+. All’evento saranno quindi presenti i quattro conduttori del programma, e le telecamere saranno accesse per catturare qualche immagine della serata che sarà mandata in onda in una delle prossime puntate. E per l’occasione, Pierluigi Diaco si cimenterà in una intervista a Jimmy.

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Ma Gay.it lo ha anticipato e lo ha contattato telefonicamente da Londra: ecco quello che ci siamo detti.

Jimmy, cosa può fare, secondo te, la musica contro la discriminazione?

Sembra che ci sia poca conoscenza delle varie tematiche che riguardano l’Aids, poca presa di coscienza. Non si legge molto nemmeno sulle testate, per cui ritengo che sia bene che qualcuno si dia da fare per dare una mano, per sollecitare un cambiamento, una rivoluzione nella mentalità, nel modo di pensare, specialmente in quelle persone che vanno nelle discoteche, tra i 20 e i 30 anni; a loro bisogna dire che l’Aids è ancora qui, che è un grave problema, che non c’è un vaccino, che bisogna stare molto attenti.

Ti sei sempre impegnato per i diritti dei gay. Sei stato uno dei primi a parlare apertamente in musica di tematiche gay. Ma sembra che il tuo esempio non sia stato molto seguito. Pensi che oggi i cantanti abbiano paura di affrontare l’argomento?

Ci sono tanti cantanti che sono un po’ "politicanti". Vedi, ad esempio, io stesso quando ho cominciato era coinvolto in alcune organizzazioni di stampo politico (di sinistra e socialisti). Alla fine non credo che le persone debbano per forza schierarsi, ma trovo così triste che non lo facciano perché si perdono molto. Sicuramente uno non può cambiare il mondo, ma può far riflettere gli altri.

Quindi pensi che abbiano paura?

Non si tratta di paura, a mio avviso. Penso semplicemente che non siano interessati alla questione. Semplice!

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Quali sono, secondo te, le priorità nella lotta per i diritti dei gay?

Le leggi devono essere uguali per tutti, senza discriminazione per il sesso, la scelta sessuale, il colore, non deve importare se sei gay, etero, nero, donna. Ci deve essere parità di diritti. Se due ragazzi gay vivono insieme, e comprano una casa insieme, lavorano, dovrebbero avere gli stessi diritti di una qualsiasi coppia formata da un uomo e una donna che vivono insieme. Ad esempio, la pensione, la previdenza sociale, sono cose basilari che rendono la società una società migliore. Penso che anche noi dovremmo avere la possibilità di goderne. La priorità, quindi, è la parità, l’uguaglianza. Il diritto di ognuno a non essere distrutto come persona da un altro, verbalmente, fisicamente o sul piano emotivo. Ci devono essere delle leggi a tutela di questo.

Puoi notare delle differenze nelle varie nazioni in cui viaggi?

Dipende da dove vai. L’Europa è un posto che sta cambiano molto, ultimamente, si sta espandendo. Ci sono paesi che si uniscono all’Europa dopo 40 anni di regimi dittatoriali. Ad esempio, stiamo per andare in Russia, a Mosca e San Pietroburgo, dove, ovviamente, le leggi sono cambiate e oggi è possibile essere gay. Ma dopo 40 anni di regime comunista, o per meglio dire fascista, è molto difficile per le persone, per le loro mentalità, cambiare. E forse è responsabilità dei giovani darsi da fare perché questo cambiamento avvenga. Poi ci sono altre realtà, vedi in particolar modo l’Italia e la Spagna, dove la chiesa è ancora influente al punto di poter dire agli altri cosa devono fare. In Italia, o in Portogallo, c’è ancora un senso di imbarazzo legato alla sessualità, specialmente nel paese che è la casa della Chiesa Cattolica, l’Italia.

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Forse presto, in Gran Bretagna, verrà approvata una legge sulle unioni civili. Tu registreresti la tua unione, se potessi?

Se fossi legato sentimentalmente, se vivessi con qualcuno, se avessimo una casa assieme e facessimo altre cose assieme sia di tipo economico che emotivo, allora lo farei, per proteggere la nostra situazione qualora io o il mio compagno dovessimo morire, o se decidessimo di separarci. Allora le leggi ci aiuterebbero a tutelare i nostri diritti, indicherebbero il modo più conveniente per la separazione, tutelerebbero le proprietà… Tutte cose molto importanti: ma questa è solo una cornice, una decorazione dell’io innamorato. Da un punto di vista emotivo, non avrei la necessità di farlo, lo sentirei nel mio cuore quanto amo il mio compagno, non avrei bisogno di altro, ma lo farei per motivazioni più realistiche e più pratiche.

Quindi non sei innamorato al momento?

No… sono troppo incontentabile per l’amore… [ride]

In Italia ci sono ancora molti "Smalltown boy" che vivono male la propria omosessualità, si sentono discriminati da società e famiglia. Le persone della mia età sono cresciute aiutate anche dalle tue canzoni. Cosa diresti, oggi, a un giovane che non riesce ad accettare di essere gay?

[pausa]… E’ così difficile… Bisogna crederci… Lo so che è un detto trito e ritrito, ma "devi credere in te stesso". Devi avere coraggio, dignità nei confronti di te stesso. Altrimenti vivere la vita diventa un compito ancora più difficile… Sii te stesso, sii chi vuoi essere.

Traduzione a cura di Alessandro Trenti