L’unica Donna che ho mai amato

Riprendiamo volentieri da Vice.com il tributo che Costantino della Gherardesca dedica a Donna Summer. Senza retorica, è probabilmente il modo migliore per dire addio alla Regina della Disco Music.

La musica di Donna Summer risale ai riti eleusini, più o meno nel 1500 a.C. Per farla breve, i riti facevano parte di culti misterici fondati intorno alla dea Demetra e quindi all’agricoltura. Il battesimo cristiano nasce dalle abluzioni che si facevano durante i riti misterici, a loro volta legati alle stagioni, che erano interpretate come eventi divini.

I fan di Eddie Vedder in questo momento si chiederanno: “Cosa cazzo sta dicendo ‘sto frocio?”, quelli di Donna Summer penseranno: “Povero Costa, gli tocca ripetere queste ovvietà per gli infedeli” e avranno riconosciuto i riferimenti alle stagioni  e alla “comunione”, concetto cardinale della musica disco.

Quando parte "Lucky", si fa un tiro di cocaina e si appoggiano i tacchi sul dancefloor, ci si unisce a qualcosa di divino: non ci sono concetti fisici che possano spiegare la disco. Un esempio palese della coté spirituale di Donna sono i suoi brani mistici più celebri tra cui "With Your Love", "I Feel Love", "Love to Love You". L’amore è il divino con cui ci si unisce in comunione (ricordo un altro artista che affrontava le unioni spirituali nella sua musica: la cantautrice Judee Sil, anche lei cristiana convinta).

Donna Summer era sicura dell’elemento mistico presente nella sua musica. Leggenda (perpetrata da lei) vuole che quando a soli dieci anni un prete la chiamò a cantare nel coro, tutti scoppiarono in lacrime non appena udirono la sua voce. Non solo: anche lei si mise a piangere e sentì Dio che le diceva: “Donna, you’re going to be very, very famous.” Solitamente non credo in Dio, ma non mi permetterei mai di dubitare le parole di Donna. Sono sicuro che sia esistito per un quarto d’ora in quel fatidico giorno del 1959. Giusto per anticipare alla regina della disco la sua imminente celebrità, poi si è levato di culo.

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Be’, Dio aveva ragione. Donna Summer e Giorgio Moroder, suo produttore e compositore degli anni migliori, hanno cambiato la musica in modo radicale. La comunione è avvenuta tra la tecnica di Moroder, sotto forma di un Moog Modulator e innumerevoli delay, e la sua voce spirituale e smaccatamente sensuale (la BBC si rifiutò di trasmettere il primo singolo "Love To Love You, Baby" per via dei vocalizzi orgasmici). Donna Summer ha fatto la storia, e il suo pubblico è forse il più trasversale che abbia mai testimoniato. Quest’estate avevo ritrovato un mixtape che uno dei Raw Sewage aveva fatto per un mio amico. Lui me l’aveva prestato e io non l’ho mai restituito, nello stile di un furto. Sulla cassetta c’era scritto: “In onore di Donna”. Ma così come la musica di Donna Summer è tuttora un culto tra i freak, lo è anche per Emanuele Filiberto, che poco dopo il decesso ha twittato: “Una stella lampeggia a ritmo di disco nel cielo… Ciao Donna Summer”. Quando mi è stato segnalato ho sorriso soddisfatto: un Savoia decaduto ed esiliato in Svizzera fino a pochi anni fa è estremamente Moroder.

Tennessee Williams sosteneva che “l’inferno sei tu” e che gli unici momenti di redenzione siano quando “ti metti da parte” per provare dei sentimenti profondi per un’altra persona. Personalmente non ho versato lacrime al funerale di mio padre, ma dopo aver scoperto che Donna era deceduta (per l’appunto a Key West) ho pianto due volte, mi sono mangiato sette barrette proteiche, cinque budini, un intero pollo tandoori e ho bevuto una Piña Colada. Se fossero stati gli anni d’oro della Casablanca Records mi sarei chiuso in un bungalow di Malibu a fare speedball e picchiare marchette per una settimana. I tempi sono cambiati, ma la poesia non è andata persa.

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(tratto da vice.com)

di Costantino Della Gherardesca