Madonna infiamma Torino: “Gli italiani lo fanno meglio!”

La Regina del Pop divertita e ironica per un emozionante show altamente scenografico

“Casa mia, sangue mio”. Madonna arriva a Torino ed è subito Regina. Si è fatta aspettare, Lady Ciccone, all’atteso concerto al Pala Alpitour non colmo, sulla soglia dei diecimila spettatori (un migliaio ha rinunciato per paura pur avendo il biglietto), iniziando alle 22.20, un’ora dopo il termine del sofisticato dj set di Mary Mac. Ma non appena parte Iconic, e lei si libera da una gabbia in mezzo ai Guardiani crociati che fanno tanto Game of Thrones, si capisce che la Primadonna del Pop è sempre lei, bad girl senza anagrafica, ginnica e acrobatica (si arrampica sulle croci, piomba a testa in giù, salta ma fa saltare giù dalla scala a chiocciola l’uomo di troppo).

Il suo Rebel Heart Tour sorprende soprattutto perché è altamente scenografico – raggiunge un livello di vertiginosa maestria nello stile del Cirque du Soleil quando i ballerini ‘Illuminati’ oscillano sulle pertiche in cronometrica armonia – al punto che a momenti sembra davvero di assistere a uno scintillante spettacolo di Broadway (quella New York anni ’20 che fa molto Dick Tracy, sua reminiscenza cinematografica?).

Ma anche perché Madonna è divertita e divertente, leggera e ironica – a un certo punto ammette: “Sono stanca…” – flirta con tutti (“Gli italiani lo fanno meglio!”) e sembra davvero tornata a casa: “Torino, are you ready? Siete felici? Ho caldo!” (Quasi un contraltare del celebre “Siete caldi?” del Who’s That Girl Tour risalente al 1987, tre anni prima del mezzo flop sempre torinese causato anche dagli anatemi vaticani).

Ovviamente era tutto un frinire lesbogay, una convention di Grind’riani, qualche cosplayer madonnaro ma con compostezza, già in coda (una media di tre ore per i controlli, ma alla fine i documenti sono stati controllati solo per il parterre). E lo show stesso è un caleidoscopico Pride colorato dai costumi di Gucci, dalla coppia gay sobbalzante su uno dei letti sul palco durante l’esecuzione di S.E.X., ai personaggi-zimbello della suora gender brasiliana Madoniño che si becca la banana come Jessica Chastain (ma le viene risparmiata la sculacciatella) e del promesso sposo pescato a caso nel parterre con lancio del bouquet: è l’orsone monumentale Gianluca, tatuaggione della Regina lungo il braccio, con lei pragmaticamente preoccupata che gli chiede: “Hai un lavoro? E una salsiccia grossa?”.

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Un gran lavoro di editing musicale è il mash up spagnoleggiante che surfa tra La Isla Bonita, Who’s That Girl e Dress you up mentre c’è il momento commovente con La vie en rose solo voce e chitarra (e noi ripensiamo che il giorno dopo la strage parigina al Bataclan ci sarebbe stata proprio lì la serata gay de La Nuit des Crazyvores, e ci tornano i brividi). Dopo due ore abbondanti – c’è molto bondage, come nemmeno la Kink – si chiude con l’orgia cromatica di Holiday, bandiera italiana avvolgitutto, amen.

Ma a Torino è solo l’inizio, perché la Regina torna sabato e domenica, e in mezzo ci sarà la serata Rebel Queever da mezzanotte al Q35 (www.queever.it) con esposizione di alcune opere di Alberto Lanteri mentre a Palazzo Saluzzo Paesana si può vedere la mostra Iconic – Portraits and Artworks inspired by the Queen of Pop fino al 24 novembre. Lunga vita alla Regina!