Michael Bublé, difensore dei diritti lgbt: intervista

Dall’infanzia a oggi: il cantante racconta il percorso che lo ha portato a difendere i gay

L’intervista a Michael Bublé che vi proponiamo risale al 2010. Intervistato da Matthewsplace.com, community lgbt legata alla Matthew Shepard Foundation, il cantante ha raccontato la sua esperienza di giovane cresciuto in un ambiente gay friendly e il suo percorso di consapevolezza sulle questioni lgbt.

Negli ultimi giorni numerosi utenti hanno riproposto questo stralcio davvero interessante. Lo abbiamo tradotto e ve lo proponiamo.

Sono cresciuto in una famiglia piena d’amore. Mio zio Mike stava con mio zio Frank, sono stati una coppia per 35 anni. Perciò quando sono cresciuto mia mamma e mio babbo mi hanno detto senza mezzi termini: lo sai, Michael, un uomo può innamorarsi di un uomo e una donna può innamorarsi di una donna, non ci sono differenze tra le persone gay o etero. Si nasce così. Non è qualcosa che puoi imparare o disimparare, non è una fase o niente di simile. È qualcosa con cui nasci. Perciò sono cresciuto senza vedere differenze tra persone gay ed etero. Inoltre sono cresciuto a Vancouver, che ha una delle più grandi comunità gay, perciò, maturando tra musica e teatro, tutti i miei amici o buona parte erano gay o bisessuali. Tutto questo è stato qualcosa di normale per me. Il punto, ciò che mi ha davvero colpito, Thomas [l’intervistatore è Thomas Howard, ndr.], fu il fatto che io vivessi in questa bolla dove, dato che provenivo da questa città assolutamente tollerante e comprensiva, io pensavo che fosse sempre così. Poi mi trasferii a Los Angeles e anche lì fu lo stesso. Le persone erano molto aperte e orgogliose a riguardo. Poi però ho incominciato a capire che non era così. In tanti luoghi, tante piccole città e paesi, le persone non avevano la stessa comprensione. Così ho capito che il compito e la responsabilità era delle persone eterosessuali. È responsabilità di tutti noi, siamo esseri umani, siamo tutti uguali. Non c’è spazio per questo. Credo sia necessario partire dalla famiglia. Deve partire dai genitori che parlano ai loro bambini e spiegano loro che è ok e che possono combattere per i loro amici e che non c’è nulla per cui essere imbarazzati. Che questa è la vita, lo sai. La verità, Thomas, è che i bambini non crescono con l’odio. Loro non sanno cos’è l’odio. L’odio gli viene impartito e noi abbiamo bisogno di educarli.