Fashion Week FW 2018, i cinque momenti musicali migliori tra Milano e Parigi

Le settimane della moda di Parigi e Milano si sono appena concluse. La miglior musica in passerella? Quella ascoltata da Marcelo Burlon, Frankie Morello, Moschino, Valentino e Louis Vuitton. Con l’ingresso del primo abito in passerella ha inizio l’ultima fase di un complesso lavoro durato mesi. In poco più di dieci minuti si concretizza l’interezza […]

Le settimane della moda di Parigi e Milano si sono appena concluse. La miglior musica in passerella? Quella ascoltata da Marcelo Burlon, Frankie Morello, Moschino, Valentino e Louis Vuitton.

Con l’ingresso del primo abito in passerella ha inizio l’ultima fase di un complesso lavoro durato mesi. In poco più di dieci minuti si concretizza l’interezza di un disegno artistico utilizzando tutti i mezzi a disposizione: tessuti, accessori, coreografie, luci e – inevitabilmente – musica. Al pari dei vestiti, la colonna sonora che accompagna una sfilata ricopre un ruolo cruciale nell’economia dello spettacolo, evidenziando i concetti chiave che ispirano la collezione e dettando letteralmente il ritmo, sia di esecuzione che di fruizione.

Il lavoro di definizione e realizzazione della colonna sonora di una sfilata può essere affidato a una figura professionale specifica, quella del fashion sound designer, a musicisti e band a tutti gli effetti, a dj o a veri e propri ingegneri del suono che s’intendano di moda.

Per citare alcuni momenti rimasti impressi nella memoria ricordiamo il genio creativo della maison Chanel, Karl Lagerfeld, che per la sua sfilata del 2012 volle, in una performance sottomarina, la bellissima Florence Welch, frontwoman dei Florence+The Machine. Oppure la follia visionaria di Rick Owens che, per la SS14, scelse di portare in passerella una band punk-metal estone sconosciuta al grande pubblico, i Winny Puuh. O ancora il live di St. Vincent durante la sfilata autunno/inverno 2014 di Diane von Furstenberg e potrei continuare ancora a lungo. Ma venendo all’ultima tornata di sfilate viste tra Milano e Parigi, sono cinque i momenti musicali che hanno sottolineato al meglio l’esprit créatif delle collezioni.

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1. Marcelo Burlon County Of Milan
Quando il designer dei capi e del suono coincidono nelle stessa persona. Il poliedrico Marcelo Burlon si è infatti speso in prima persona per il sound della propria sfilata direttamente on stage. L’abbiamo visto nella sua seconda veste di dj, dietro una consolle fronte-passerella, mixare una dopo l’altra tutte le tracce dello show. Chapeau per A Forest dei Cure e Oh Baby degli LCD Soundsystem.

2. Frankie Morello
Attimi di giubilo nel cuore dei nostalgici dell’Electroclash già con l’uscita del primo modello al Teatro Vetra di Milano. La traccia che decreta l’inizio del fashion show è My Friend Dario dei Vitalic. Correva l’anno 2005.

3. Moschino
Virata leather per Jeremy Scott, direttore Creativo di Maison Moschino. Il tema della sfilata è stato il feticismo, sviluppato attraverso catsuit e bodysuit in PVC indossati con camicia bianca e parka. Su patch fissati da spille da balia abbiamo letto parole in carattere tabloid come “spank”, “fetish”, “stud”, “pleasure” e “pain”. Nelle orecchie l’ossessiva Who-Is del producer tedesco Erik Wiegand, in arte Errorsmith, tornato a 13 anni di distanza dalla sua ultima prova solita con l’album Superlative Fatigue. Atmosfere acustiche alla Berghain.

4. Valentino
Un tributo alla New Wave britannica quanto ascoltato da Valentino a Parigi. Il glam rock di David Sylvian e dei suoi Japan risuona in Ghost e Bamboo Houses, collaborazione con il tastierista e polistrumentista Ryūichi Sakamoto. In chiusura Fade To Gray dei Visage non lascia alcun dubbio, i new romantics sono tornati. Valentino dixit.

5. Louis Vuitton
Una sfilata che non poteva passare inosservata con icone come Naomi Campbell e Kate Moss, primo vero fashion moment dell’anno. Mentre calcano la passerella insieme indossando il trench monogram di Louis Vuitton, per rendere omaggio all’ultima collezione di Kim Jones per la maison francese, incalzano le note di un classico dance del 1983: Takin’ It Straight, reinterpretato in chiave Dub da un remix targato 2011.