Intervista ad Orietta Berti: “Oggi tutte si sentono Adele!”

Favorevole a matrimoni e adozioni, la cantante racconta di sé e del rapporto con i gay

Gli anni passano per tutti ma, per Orietta Berti, il tempo sembra davvero non passare mai. Non sveliamo l’età, nonostante Wikipedia non faccia sconti a nessuno, e concentriamoci sul fatto che, da poche settimane, è uscita la raccolta definitiva che celebra i suoi (primi) cinquanta anni in musica. Quando raggiungo Orietta Berti al telefono, la sua voce non nasconde lo stato d’animo di assoluta felicità che la Berti nazionale sta attraversando. “Sono molto contenta, nonostante la crisi, il mio lavoro va alla grande e questa cosa mi rende, ancora oggi, felicissima” racconta Orietta Berti e aggiunge: “una mia erede? Deve ancora nascere.” E, a pochi giorni dal suo concerto al Sir Temi Zammit Hall di Malta, l’iconica Orietta parla delle sue posizioni sulle unioni civili, adozioni e di quella volta ad uno “sposalizio” gay.

Pare che i dischi non si vendano più, ma lei ha sfidato tutti uscendo, nei negozi, con un cofanetto con ben cinque cd…

L’ho fatto per festeggiare i miei cinquant’anni di carriera. I cofanetti vengono venduti molto bene sotto Natale e sono davvero un bel regalo. Lo so perché feci una raccolta, con tre cd, anche per i miei quarantacinque anni di attività ed è stato un successo sia in Italia che all’estero. Solo che stavolta i dischi sono cinque. I primi quattro riguardano i miei successi, rivisitati, dal ’65 ad oggi, mentre il quinto è meraviglioso un omaggio alla musica napoletana.

All’interno del disco anche un inedito. Non ha preso in considerazione l’idea di portarlo al Festival di Sanremo?

No, non ci ho proprio pensato, mi creda. Pensi che la canzone de Il volo, con il quale hanno vinto Sanremo, l’avrei dovuta cantare io. La dovevo inserire all’interno del mio ultimo lavoro. Poi, a settembre dello scorso anno, il mio manager, che è anche quello de Il volo (Pasquale Mammaro, ndr) mi chiese se volevo portare Grande amore al Festival e io gli dissi di no. Invece, in questo nuovo album, ho inserito solamente un inedito: Dietro un grande amore, di Paolo Limiti e Giovanna Nocetti.

Cinquant’anni di successi. Non ha mai pensato: basta questa non la canto più?

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Non posso. Nel mio repertorio ho più di sessanta pezzi e, per ovvie ragioni, non posso cantarli tutti. Eppure, ad ogni concerto, c’è sempre qualcuno che mi chiede qualche brano che, talvolta, non mi ricordo neanche io.

Qual è la canzone alla quale è più legata?

Quando l’amore diventa poesia. La trovo meravigliosa e poi le confido che mi fa fare sempre una gran bella figura.

Guardando le nuove leve pensa che ci sia, in circolazione, una sua possibile erede?

No, deve ancora nascere. Ma questo discorso non vale solo per me. Vale anche per Ornella Vanoni, per Milva, per Patty Pravo, per la Oxa e per Mina. Oggi cantano tutte uguali e questo non vuol dire che cantino male, sia ben chiaro. Ma quando le senti in radio sembrano tutte la copia di Adele. Una volta andava di moda la Houston, ora che non c’è più, emulano Adele.

Neanche Valerio Scanu?

(ride, ndr) Valerio è una forza della natura. E’ bravissimo. Per essere un uomo e, per avere una voce così importante, mi imita benissimo. Cirilli invece mi imita molto bene nell’espressione. Ha avuto modo di vederci alla finale di Tale e Quale? Sembravamo due sorelle gemelle. Mi ha anche confidato che in giro lo chiamano Orietto.

Piuttosto segue i talent?

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Si, li seguo volentieri quando non lavoro.

Non le sarebbe piaciuto ricoprire il ruolo di giudice?

Non mi dispiacerebbe perché ho ancora un ottimo orecchio. Mi accorgo molto bene quando una persona è calante o crescente. Oramai ci sono dei cantanti, in giro, che urlano e non prendono una nota. Solo che poi in questi talent, i giudici, sono “liberi” sino ad un certo punto.

In che senso?

Ci sono quasi sempre autori che, dietro le quinte, ti chiedono di dire certe cose. Magari per favorire un ragazzo piuttosto che un altro. Allora non si è più del tutto liberi, non trova?

Si è mai chiesta come mai piace molto al pubblico gay?

Si. Me lo sono chiesta ed ho capito che è come se fossimo fratelli, non di sangue, ma di sentimenti. Ci capiamo all’istante. Non so come sia possibile ma io, i gay, li capisco al volo e loro capiscono subito me. I gay, nella maggior parte dei casi, sono persone educate, intelligenti e dotate di una sensibilità che in pochi hanno ed è per questo che io amo trascorrere del tempo con loro .

Lei è d’accordo sulle unioni civili?

Certamente. Pensi che un anno e mezzo fa, con Limiti, sono stata testimone di uno sposalizio gay a Los Angeles. Due nostri amici, dopo ventitre anni di convivenza, hanno deciso di sposarsi. Sono felicissimi. E poi non sono gli unici amici gay che si sono sposati. Non sono potuta andare da tutti, perché spesso gli impegni presi qui in Italia non me lo permettevano, ma sono sempre stata vicina ad ognuno di loro.

E alla possibilità di dare in affido dei bimbi a delle coppie gay?

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La domanda la voglio fare io a lei.

Prego?

Secondo lei, un bambino, starà meglio in un orfanotrofio o con due persone, indipendentemente dal sesso, che possono dargli tanto amore? un figlio non è un capriccio. Non è un cagnolino. Un figlio è un impegno. Bisogna pensarci bene. Ad esempio i miei amici hanno deciso di non adottare e di circondarsi dell’amore dei nipotini.

E perché siamo sempre così indietro secondo lei?

Noi italiani, purtroppo, non riusciamo mai a non arrivare per ultimi ed è un vero peccato. Noi siamo indietro in tutto. Non siamo in grado di valorizzare il nostro Paese che dovrebbe essere il primo al mondo in tutto e per tutto. Dall’arte alla cucina, siamo i numeri uno. Non ne posso più, per amor di battuta, di andare in giro all’estero e di sentire sempre quell’odore di cipolla fritta. Quando andavo in America, negli anni ’70, Hollywood era tutta scarabocchiata. Oggi, le nostre grandi città, fanno schifo come la Hollywood di allora. Provi a tornare, in questo momento, ad Hollywood. Non c’è neanche un pezzetto di carta a terra.

Come vede la sua carriera da qui ai prossimi dieci anni?

Spero di stare sempre in voce. La voce è un muscolo e io mi alleno, ogni giorno, per quasi due ore.

Orietta è felice?

Felicissima. Amo il mio lavoro, amo la mia famiglia, amo il mio pubblico e amo la vita. Ogni anno ho una media di quaranta serate in Italia e due tournee all’estero, cosa posso chiedere di più?

Concludiamo con un suo bellissimo successo. Grazie, Orietta!