RENATO ZERO: “LA MIA NAVE SENZA TEMPO”

Incontro con il Renato italiano, una sera in via Veneto, parlando del caos romano, riflettendo sulla televisione, e ascoltando il suo ultimo disco “Tutti gli zeri del mondo”.

A Roma è una bella notte di una domenica di primavera e sto passeggiando in Via Veneto, finche non scorgo uno strano personaggio percorrerla molto lentamente a bordo di una new-beetle gialla. E’ vestito tutto di nero, neri anche gli occhiali e un cappello a papalina, di quelli fatti all’uncinetto. Guardo con disattenzione per accorgermi di colpo che è Renato,(ometto il cognome di proposito, visto che tutti ormai affettuosamente, come fosse un amico, uno di famiglia, uno che ci ha accompagnati per un quarto di secolo nella storia del costume e della musica italiani, lo chiamiamo così). Lo saluto, si ferma e m’invita a prendere un caffè. Ci sediamo ad un tavolo di un bar di felliniana memoria e parliamo del più e del meno. Lui è reduce dalla sua esperienza televisiva di “Tutti gli zeri del mondo”, so che sta preparando il suo nuovo disco, ma evito di parlargli di tutto questo.

“Roma è sempre più caotica, mi ha stufato”, dice lui, “vorrei trasferirmi in un posto più tranquillo, magari in una villa in Toscana, qui esco solo la notte quando tutto diventa più vivibile”. Io che vivo in provincia ribatto che comunque la grande città e sicuramente più divertente, stimolante e, soprattutto per un

giovane, offre molte più opportunità. “Ma tu cosa dai? Cosa porti di te stesso a una piccola città?” è la sua risposta. Si avvicina una ragazza per chiedergli un autografo. Lui col suo inconfondibile accento romano risponde, dimostrando quanto detesti essere divinizzato: “Tesoro, hai davanti a te una meravigliosa pizza, mangiatela con calma finche è calda, poi dopo ci salutiamo e ti faccio l’autografo”. Si avvicinano altri ragazzi, lui parla, ride, scherza, è sereno. Si fanno le due del mattino e ci salutiamo. Continuando la mia passeggiata ripenso a tutti gli articoli pieni di stoncature che ho letto in merito alle recente programma televisivo che è stato il campo di una battaglia all’ultimo sangue in materia di audience e share tra Rai e Mediaset. Il non avere il primato in quanto a indice di ascolto ha suscitato molte critiche non solo al programma ma anche al suo personaggio Anch’io che sono un suo grande estimatore e che l’ho seguito fin dalla mia adolescenza non l’ho trovato particolarmente emozionante. Ma pensiamo un po’ a chi è Renato Zero. Un clown dai mille travestimenti, uno che ha portato i suoi spettacoli in giro con un tendone da circo, che ha intitolato uno dei suoi primi album “Trapezio”, che ha scritto canzoni come “Il carrozzone” e “Il circo”. E di colpo capisco. Non è lui a non essere stato capace di catturare il massimo dell’audience, non è lui che non funziona in uno show televisivo tutto suo, è il mezzo televisivo ad essere limitato. Avete mai provato a vedere il circo per televisione? Non trasmette nessuna delle emozioni che si possono provare sotto un vero tendone alle acrobazie dei trapezisti o alle grida del domatore accompagnate dal rullo dei tamburi.

Ma veniamo a quello che è successo in questi giorni, ovvero l’uscita del suo nuovo cd, intitolato appunto “Tutti gli Zeri del mondo”. Il disco contiene tutte le sigle della trasmissione, compreso il duetto con Mina che dà il titolo all’album e cinque brani inediti di cui uno mai eseguito prima, “Via dei martiri”; (gli altri li aveva cantati in anteprima nelle varie puntate). Fra questi vi segnalo di ascoltare con attenzione “Il pelo sul cuore” e “Quello che non ho detto” dai testi di rara bellezza. Il piatto forte questo disco è comunque la presenza dei “grandi maestri di scrittura e d’armonia” dei quali interpreta, unendo alla sua solita, straordinaria, carica emotiva, una tecnica ora più sciolta e sicura, brani come “L’istrione” di Aznavour, “La canzone di Marinella” di De Andrè, “Tu si ‘na cosa grande” di Modugno, “Vedrai vedrai” e “Lontano

lontano” di Tenco, e ancora il medley “Il mio mondo-il nostro concerto-la musica è finita” di Bindi, per arrivare all’immancabile Battisti del quale è presente la bellissima “Anche per te”.Il disco risulta prezioso anche dal punto di vista musicale, suonato magistralmente dall’orchestra “Fonòpoli” con la direzione del maestro Renato Serio. In copertina campeggia una nave senza tempo, un antico galeone, la zeronave, dai quali oblò Renato guarda e naviga insieme a tutti gli zeri del mondo uno spazio e un tempo infiniti. “Grazie a tutti gli amici e compagni che mi hanno amorevolmente seguito sulla rotta della zeronave, concedendomi di attraversare quel mare sovrappopolato di antenne e di assurdi primati che per fortuna siamo riusciti ad eludere…”dice nel saluto di fine copertina di questo prodotto di grande valenza artistica.

di Francesco Belais