RISULTATO: ZERO

Gay.it chiama, Renato non risponde. Eppure tra lui e il popolo gay che l’ha amato e sostenuto c’è sempre stato un legame speciale. Non resta che lanciare un appello: "Renato, perché non ci parli?"

Lo abbiamo cercato ufficialmente, ufficiosamente, da amici di vecchia data. Ma anche a Zerolandia hanno imparato il politichese, e di Renato Zero, nemmeno l’ombra.

Ci mandano il cd, se vogliamo, ma francamente, trentasei mila lire in tasca ancora le abbiamo. Quello che non abbiamo, invece, è un filo diretto con chi da sempre è amato e sostenuto dal pubblico gay.

Renato Zero è impegnato solo in "tour radio" – ci dicono – e non c’è tempo per altri contatti. Ma abbiamo anche provato a chiamarci "radio gay.it": stesso risultato. E allora non ci rimane che l’appello, accorato, dalle nostre pagine telematiche: "Renato, perché non ci parli?".

Nulla di personale, ne siamo certi, ma che Renato Zero non abbia tempo per parlare con gli amici gay, certo, ci dispiace in modo particolare.

Anche perché tra lui e il popolo omosessuale c’è sempre stato un legame speciale. Renato Zero non ha mai smentito o confermato le voci sulla sua presunta omosessualità (e non è questo che ci interessa), ma ha affrontato l’argomento in molte delle sue canzoni.

Sono bastati pezzi storici come "Onda gay", "Sbattiamoci", ma anche lo stesso "Triangolo" o "Fermo posta" a scuotere una società che non voleva, e purtroppo ancora oggi, troppo spesso non vuole vedere quella che si presenta come una palese realtà.

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Renato Zero ha stupito, esagerato, provocato e anche un po’ spettacolarizzato un certo modo di essere gay, dando un contributo fondamentale alla formazione di una coscienza meno bigotta e più realista. Ma soprattutto è andato in controtendenza. Dagli anni settanta ha cavalcato i postumi della rivoluzione sessantottina sconvolgendo a suon di paillettes e pellicce i benpensanti. Poi quando il triangolo non sconvolgeva più nessuno ma era la religione a mettere in crisi le menti, se n’è uscito con Ave Maria.

Ma ora che nel nuovo secolo non si stupisce più nessuno, Renato non ha più bisogno di frasi ad effetto e di travestimenti. Il nuovo millennio, a quanto pare, torna a cercare la semplicità, la certezza delle cose, dei sentimenti, delle situazioni. Niente palcoscenico, preferisce la vita "nei camerini".

Renato ci aveva promesso Fonopoli, la città della musica, della poesia, la casa delle idee libere. Dov’è? Ci ha rinunciato? Non gliela vogliono far fare? Questo volevamo e vogliamo chiedergli, pure tra un’intervista tv e una promozione del suo "La curva dell’angelo". E, poi, sarebbe davvero pronto ad entrare in politica pur di realizzare Fonopoli? E con chi? E per la questione omosessuale, che vorrebbe fare?

Di lavoro per raggiungere la reale libertà, purtroppo, ce n’è ancora tanto da fare. Legalizzazione delle coppie di fatto, cancellazione di ogni forma di discriminazione sociale di modo che a nessuno venga pi in mente di chiedere ‘ma tu sei gay?’, perché nessun gay se ne va in giro chiedendo al mondo se è etero.

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Renato, se ci sei, batti un colpo. Di strada, da fare insieme, ne avremmo ancora tanta…

di Paolo Bollani