ROSSA SI, MA FELICE MAI.

Parla Milva, rossa non solo nei capelli ma anche nel suo cuore profondamente di sinistra. Un rapporto strano con la vita, con attimi di gioia che hanno subito lasciato il posto al duro realismo.

La prima definizione: una delle voci più belle della canzone italiana. Seconda: Milva la rossa. Terza: l’anti-mina. Ma non provate a definirla, perché questa straordinaria artista è pronta a smontare qualsiasi tipo di definizione. E non provate a parlargli della felicità! Cos’è la felicità? Chi è mai stato felice? Lei dice di non esserlo mai stata, perché «come si fa ad esserlo in questo mondo terrificante?». La vita? Un’ubriacatura!

È passato già più di un mese dall’ultimo Festival di Sanremo. Qual’è l’impressione più forte che le è rimasta?
È stato molto faticoso, perché ero impegnata contemporaneamente con il mio recital. È stato stancante ma ho voluto partecipare perché avevo una canzone che amavo moltissimo, e mi sembra che tutto il disco ci stia dando delle grandi soddisfazioni.

The Show must go on, il brano in gara al Festival, è stato scritto per lei da Giorgio Faletti. Com’è nata questa collaborazione?
Lui ha scritto per me un cd, non solo questa canzone. Quando è nata la collaborazione non abbiamo pensato a Sanremo, né abbiamo iniziato a collaborare con questa canzone. Siamo partiti con l’idea di fare un cd. Il mio discografico è l’editore di Faletti cantautore, hanno parlato insieme e Giorgio ha fatto sapere che desiderava molto fare dei provini per me.

Grande successo anche in Germania. Come vive questo grande affetto che le riserva il popolo tedesco?
Lo vivo bene, come accade per gli altri paesi dove ho lavorato tantissimo, ad esempio il Giappone dove il prossimo anno farò la mia 25° tournee. Come si vive l’amore di un Paese? Continuandoci a lavorare, ogni tanto mi assento un po’ di più, come in questo periodo, dalla Germania. Ora, ovviamente, sono più richiesta in Italia perchè ho partecipato a Sanremo. Ma amo moltissimo anche la Grecia.

Fan sparsi in tutto il mondo quindi. Ci sono differenze sostanziali tra i fan greci, tedeschi e quelli italiani? Cambia il loro modo di dimostrarle il loro affetto?
Ma sinceramente no. Posso dire che tutti gli affetti si assomigliano. Forse la vera differenza sta negli applausi. Ci sono modi di applaudire che si differenziano un po’. In Giappone si usa far scoppiare un applauso, ma finisce anche prima. In Germania sono più lunghi e con più urla. Poi dipende anche da che tipo di repertorio faccio. In Italia, ad esempio, quando interpreto Brecht c’è un maggior ascolto, ma c’è meno divertimento di quanto non accada in Germania.

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Nella sua lunga e variegata carriera ha interpretato opere liriche, canzoni leggere, si è data al teatro leggero come a quello impegnato. E poi ancora la sua partecipazione in vari spettacoli televisivi e commedie musicali. Nonostante la sua poliedricità, c’è un genere che predilige sugli altri?
Tutto ciò che faccio mi piace, perché se scelgo di mettere in atto qualcosa è perché mi piace farlo. Ci sono delle cose che ho deciso di fare con poca considerazione, non pensandoci profondamente, e che avrei potuto evitare di fare, magari riposandomi un po’ di più. Ma, in linea di massima, tutto ciò che faccio, soprattutto ora, lo scelgo perché realmente lo voglio fare.

Qual’è il suo rapporto col mondo omosessuale?
Ho molte conoscenze nel mondo omosessuale, molti amici sono famosi altri meno. So di essere molto amata dal pubblico gay.

Il suo nome è inequivocabilmente legato al rosso, che è il colore della passione. Ecco lei che rapporto ha con la passione?
Un rapporto molto prepotente anche oggi, un rapporto molto forte e sentito, perché è nella mia natura di persona essere molto passionale.

In che cos’altro si sente rossa, a parte il colore dei capelli?
Il rosso è anche un modo di essere politicamente…

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In che cos’altro si sente rossa, a parte il colore dei capelli?
Il rosso è anche un modo di essere politicamente, è un modo di avere il cuore a sinistra, è un modo di sentire, che è poi la canzone che ho cantato con Enzo Jannacci e che ha mille significati. Amo il rosso perché è un colore molto determinato e forte, così come lo sono io, e credo sia alla base dell’amore che gli omosessuali hanno nei miei confronti. Loro hanno visto e capito che sono una donna che si è sempre ‘sbattuta’ da sola, mai attraverso altre persone.

Se dovesse ricevere in regalo delle rose, di che colore le preferirebbe?
Mi piacciono molto bianche. Proprio ieri ne ho ricevute 50.

Avrei immaginato rosse. 50 rose bianche, e se poi le dovesse colorare?
Non mi metterei mai a colorare delle rose, ma scherza? Le ho ricevuto molte volte anche rosse, ma mi piace molto il fiore bianco. Non è la rosa il mio fiore preferito, ma la calla. E la calla è bella sola bianca!

Sente di dover dire grazie a qualcuno in particolare?
Posso dire che ho avuto degli incontri molto importanti e fortunati, come quello con mio marito, ma li ho avuti anche nel mondo del lavoro e nel mondo delle amicizie. Incontri di grande valore.

Facciamo un giro insieme nel mondo dei sogni. Ne ha uno conservato nel cassetto?
Mi sembra di averli già soddisfatti tutti pienamente. Non ho più sogni nel cassetto, abbiamo sempre dei desideri, delle voglie, abbiamo la volontà di provare sempre nuove cose. Io ho sempre amato fare cose diverse e credo di averlo dimostrato ampiamente nella mia carriera, ma non ho un sogno nel cassetto, perché tutto ciò che devo fare mi viene chiesto di realizzarlo prima ancora che io lo desideri.

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Cosa la rende felice?
Niente mi rende felice e tutto può rendermi felice. La felicità non esiste, ci sono momenti di gioia, di grande benessere, che dipendono da chi e con chi li condividi, ma la felicità proprio non c’è. Non ricordo di essere stata felice per 24 ore. Cosa vuol dire essere felice? Devi essere stupido per essere felice.

Ed è possibile che un artista come lei che ha collezionato successi in tutto il mondo non ha mai provato l’ebbrezza di essere felice almeno per un giorno intero?
No, insisto, sono momenti. La gioia può essere che si prolunghi in una giornata, in un mese, in un anno, ma la felicità penso davvero si possa provare per brevissimo tempo. Ma poi che cos’è? Una ubriacatura la vita! E che cos’è che ti può dare la felicità? Io so cosa mi può dare la gioia, la passionalità di un rapporto, ma la felicità non l’ho mai provata. Il mondo è terrificante, come si fa ad essere felici a questo mondo? Anche se io sono una che ha vissuto e viaggiato molto, visitato tutti i paesi, ho provato bei momenti, fatto incontri straordinari.

Non è la prima volta che in questa intervista mi parla di incontri straordinari? Quali e con chi?
L’aver lavorato con Giorgio Strehler, il lavoro con Astor Piazzola, ma c’è sempre stato un grande impegno dietro, non è che ci si è abbandonati al momento straordinario di quell’attimo. Subito dopo si passa ad altre cose, ad altre sensazioni.

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di Michele Sabia