Sanremo: ha vinto Marco Carta, Povia secondo

Dopo Amici, il giovane sardo conquista anche il Festival, premiato da Maria De Filippi. Secondo posto per la contestatissima “Luca era gay”. Gli Afterhours sul palco con il triangolo rosa.

Ci siamo, è finita, è calato il sipario. Marco Carta è il vincitore del 59° Festival della Canzone Italiana. Dopo aver vinto Amici, trionfa anche al Festival di Sanremo, con Maria De Filippi a premiarlo sul palco. Secondo posto per Povia. Terzo Sal Da Vinci. Arisa vince il premio della critica "Mia Martini" sezione giovani e della sala stampa radio tv. Gli Afterhours vincono il premio della critica "Mia Martini", Povia il premio della sala stampa radio tv, entrambi sezione campioni.

Una cavalcata durata 5 interminabili serate in cui si è visto di tutto, sicuramente troppo. Sanremo non cambia, continua a mostrare il lato peggiore della nostra tv, quello che privilegia i calderoni senza identità in cui la solidarietà più nobile si sposa con le gag triviali, in cui le polemiche sui fiori hanno lo stesso peso delle rivendicazioni di gay o metalmeccanici. In totale quasi 30 ore di dirette, ma le emozioni vere si contano sulle dita di una mano, due su tutte: il lungo monologo di Benigni durante la prima serata, ed il caloroso e riuscito tributo della Pfm a Fabrizio De Andrè mercoledì. Tutto il resto si è rivelato il solito minestrone indigesto in cui ogni ingrediente trova un suo inutile spazio, dalle badanti sexy di Hugh Hefner, al ridicolo bouquet di Povia.

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In una serata che poteva essere davvero horribilis, con un Povia, cane sciolto libero di "esprimersi" impunemente (primo cartello con tanto di emoticon: "Ci prendiamo troppo sul serio ;-)"), secondo cartello – e per favore nessuno non dica che averne preparati due non puzza di verdetto finale stabilito da tempo – "Ognuno difende la sua verità"), ad un passo dalla vittoria, una nota positiva ed

encomiabile c’è, ed è il silente, vistoso e coraggioso messaggio lanciato dagli Afterhours, saliti sul palco per ritirare il premio della critica con appuntati sulle giacche i triangoli rosa con cui gli omosessuali venivano marchiati nei campi di concentramento nazisti. "Abbiamo messo il triangolo rosa sulle nostre giacche"

hanno dichiarato in sala stampa gli Afterhours, "perché ci riteniamo i veri alieni del Festival e vogliamo essere solidali con tutti quelli come noi. Pensiamo che in Italia in questo momento la categoria aliena sia quella degli omosessuali: è un segno che abbiamo fatto per loro".

L’aneddoto inedito e più sfizioso di questo festival riguarda la prima serata. Molti, se non tutti noi, abbiamo malignato che l’On. Grillini, presidente onorario di Arcigay, fosse presente all’Ariston perché invitato in sala dal cerimoniale Rai, del resto era lecito pensarlo visto come è stata abilmente orchestrata tutta la vicenda "Luca era gay" dagli organizzatori. Ma le cose sono andate diversamente: il biglietto di Grillini era un gentile omaggio del ragazzo che sedeva alla sua sinistra, a sua volta ricevuti in dote dal padre, politico di rango che per privacy ometteremo di citare. Alle 20 Grillini varca il foyer e si accomoda in quinta fila.

Tra gli organizzatori scatta il panico. Prima si avvicinano alcuni tecnici che sottovoce lo invitano a "fare casino", poi arriva addirittura lui, il conducator Bonolis in persona: "La prego Onorevole, lo faccia cantare". "Senz’altro" è stata la risposta decisa di Grillini, "però tu mi dai la parola subito dopo!". Il resto lo abbiamo visto tutti in onda: 16.162.000 spettatori per la standing ovation a Benigni alle 22:59, quasi 7.000.000, due ore dopo, per la "replica" di Grillini a Povia.

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Questi i dati che il Festival ’09 consegna alla storia ed alla aneddotica, sicuramente il vero vincitore è Bonolis (che qui si giocava davvero tutta una carriera), non la musica che rimane sullo sfondo e la cui qualità è comunque discutibile. Ma è inutile polemizzare, criticare, arrabbiarsi, Sanremo è Sanremo,

piace a pochi ma lo guardano tutti, è l’ipocrisia imperante di un’Italia che ama rivedere se stessa, e le sue mille contraddizioni, anche sul palco del teatro Ariston. E allora arrivederci alla sessantesima edizione.

di Daniel N. Casagrande da Sanremo