Skin a Vanity Fair: sì alle unioni civili, l’Italia è ormai pronta

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Intervista alla "regina" di X-Factor 2015 che parla anche della sua omosessualità

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“Ero sposata (con la sua produttrice, l’americana Christiana Wyly, ndr) e all’inizio di quest’anno il mio matrimonio è finito. Da quando è successo ho cominciato a dire sì alle cose. Dire sì mi ha fatta sentire come la fenice che risorge dalle ceneri: tutta la mia vita era per aria, distrutta, bruciata, ma sono rinata. Quindi ho detto sì a X Factor per sfidare me stessa: avevo bisogno di qualcosa di emotivamente intenso e l’ho trovato… È anche un modo per ritrovare la fiducia in me stessa. Quando una storia finisce ti senti atterrato in un angolo: devi scuotere la testa, rialzarti a fatica e andare avanti. Vedere i ragazzi che cantano sul palco è terapeutico ed emozionante: mi ricorda quando ho cominciato io, e la strada che ho fatto». Così in una bella intervista a Vanity Fair in edicola domani, Deborah Anne Dyer, per tutti Skin, voce e leader della band Skunk Anansie, produttrice, dj, attrice e da poche settimane vera e propria “Regina” di X-Factor Italia 2015, in onda su Sky.

“L’X Factor più rock di tutti: per questo ha senso che ci sia io – ha dichiarato la cantante a Vanity Fair -. E ha senso perché l’Italia è un posto che adoro da quando ci sono venuta per la prima volta con la band vent’anni fa e ci siamo tutti innamorati”. Skin, che aveva scelto proprio l’Italia per la sua cerimonia nuziale, interviene poi sul tormentato iter della legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso: “I tempi sono maturi perché anche l’Italia salga sulla barca su cui sta salendo tutto il mondo. Capisco che avere qui la Chiesa renda le cose più complicate, ma questo cambiamento deve avvenire. Non capisco che cosa ci sia di pericoloso: ci sono ancora abbastanza eterosessuali al mondo perché la razza umana non si estingua. E se ci estingueremo sarà per quello che stiamo facendo all’ambiente, non certo per colpa dei gay. Anni fa – non tantissimi per la verità – neri e bianchi non potevano sposarsi: se ci pensiamo adesso, non sembra una cosa stupida? Succederà lo stesso ripensando alle battaglie per i diritti omosessuali. L’Italia dovrà cambiare se vuole continuare a essere vista come un Paese progredito. E anche la Chiesa deve evolversi, i ragazzini sentono le opinioni sui gay, sulle donne e pensano: è allucinante. E si allontanano dalla fede. Ma non credo spetti a una rock star inglese spiegare agli italiani cosa dovrebbe fare l’Italia, lo sapete già voi come si fa a cambiare”.

Nell’intervista a Vanity Fair Skin racconta poi la difficoltà di far accettare alla famiglia la sua omosessualità: “Mia madre è religiosissima ed è molto attiva nella sua parrocchia, ma è una donna intelligente. Per una parte della mia famiglia anche solo fare la cantante è una cosa di cui vergognarsi: io ho studiato architettura d’interni per fare contenti i miei, mi sono laureata per renderli orgogliosi. Ma a un certo punto bisogna cominciare a stare in piedi da soli e fare fronte alle critiche e alle cattiverie. Io ho fatto così: al mio matrimonio ho invitato solo le persone della famiglia che erano felici che mi sposassi. Gli altri, gli omofobi, sono rimasti a casa“.

E sull’eventualità di adottare un figlio: «Ho sei nipoti e due pronipoti e sto benissimo con loro: pare che io ci sappia proprio fare coi bambini. La mia ex moglie ha un figlio di dodici anni: nei primi due anni del nostro matrimonio ci siamo divertiti un sacco insieme, era suo figlio, ma lei era mia moglie, eravamo una famiglia. Adesso lo vedo ancora, ovviamente. Quanto ad adottare, per me non sarebbe facile, ormai sono troppo grande. Ma va bene così».

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