UN’ALTRA CANZONE D’AMORE

Umberto Bindi in difficoltà, il mondo dello spettacolo si mobilita. Un grande della musica italiana, un gentleman che ha difeso tutti noi se non se stesso, il canto d’amore di un uomo per un uomo.

Cos’hanno in comune Gino Paoli, Renato Zero, Maurizio Costanzo, il circolo Mario Mieli, Pippo Baudo, Claudio Baglioni, Vittorio Sgarbi, Ornella Vanoni? Si scopre facilmente con una ricerca web: la stima per Umberto Bindi, un grande della musica italiana non amato quanto avrebbe meritato, oggi davvero bisognoso di cure e attenzione.

Gino Paoli ha lanciato il primo SOS. Il suo amico Umberto Bindi, cantautore simbolo degli anni ’60, a 70 anni vive in una situazione di difficoltà economiche e di malattia.

Pippo Baudo ha annunciato un CD tributo: "Un modo per aiutarlo ad uscire dalle difficoltà in cui purtroppo si trova". Per i fondi chiederà sostegno anche al Comune di Sanremo.

Maurizio Costanzo che l’ha ospitato nel suo talk-show s’impegnerà a sua volta: "Ho parlato personalmente con Bindi e l’ho sentito molto affaticato: è una cosa che mi addolora molto".

Diversi personaggi del mondo dello spettacolo chiedono l’applicazione della legge Bacchelli, provvedimento varato nell’85 e applicato ad artisti e sportivi in difficoltà. Vittorio Sgarbi, sottosegretario ai Beni culturali, assicura: "Ha tenuto viva la nostra identità poetica. Col ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, valuteremo i meriti di questo grande artista. E’ giusto che lo Stato non dimentichi".

Sgarbi è d’accordo con la proposta di un vitalizio mensile che rientrerebbe nei casi previsti dalla legge Bacchelli: "Il caso è da approfondire e studiare magari estendendo la formula ad altri grandi maestri. Bindi si iscrive nella rosa dei grandi della musica".

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Fin qui la notizia, che si mescola inevitabilmente a una sensazione di malinconia quando salgono ricordi che sfumano come nebbia nel tempo.

Bindi nel 1960 (!!!) presentò una canzone, "Il nostro concerto", che attingendo a piene mani dai suoi studi di conservatorio aveva impianto sinfonico, intro di 1’10", struttura di concerto per pianoforte/orchestra. Del tutto fuori standard per l’epoca (5 minuti e mezzo di durata, poco orecchiabile e non ballabile) andò al primo posto in classifica!!!

E nel pieno di un successo inaspettato, "da autore", Bindi non negò quando si alluse al fatto che fosse una canzone d’amore di un uomo per un uomo.

Erano anni in cui l’allusione uccideva, e il silenzio/assenso di un artista poteva distruggerne la carriera. Attenzione: non stiamo urlando contro la discriminazione anti-gay, stiamo sottolineando la difficoltà che nella vita e nell’arte devono affrontare la poesia, l’amore, l’eleganza.

Tutta la scuola genovese dei ’60 percorreva certamente strade difficili, e personali per ogni interprete: se qualcuno è riuscito a trovare forza fino ad oggi (Gino Paoli), qualcuno s’è fermato (Luigi Tenco) e qualcuno è diventato un mito (De Andrè), la musica di Bindi aveva una vena intimista e malinconica che non aiutava il successo dei grandi numeri.

Ma ancora meno poteva beneficiarne col sospetto di omosessualità. Era un peccato innominabile per l’Italia ipocrita e presuntuosa, la stessa che avrebbe insinuato che Patty Pravo era un uomo operato o Mina non doveva cantare in TV perché era una ragazza madre!!!

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Al pregiudizio si unisce la paura: oggi come ieri si può magari tollerare lo sfogo sessuale tra maschi di nascosto, come un surplus da gettare via, ma la parola "amore" manda in crisi.

Un uomo che accetta l’amore tra uomini è vicino ad accorgersi che anche lui lo prova o potrebbe provarlo. E mandare al tal paese la retorica della famiglia, del perbenismo, della morale cristiana o sedicente tale. Che mondo bellissimo sarebbe!!!

Consoliamoci con la stima dei colleghi che a Bindi non è mai mancata: oltre a Gino Paoli, vengono in mente Loredana Berté, Claudio Baglioni, Ornella Vanoni, i New Trolls (che a Sanremo ’96 cantarono con Bindi "Letti" scritta da lui e Renato Zero). Per Fonopoli, l’etichetta di Zero, Bindi incise un intero album dal titolo carico di sfida personalissima: "Di coraggio non si muore" (in foto, la copertina).

Onore e aiuto a Umberto Bindi, dunque. Un gentiluomo che ha difeso tutti noi se non se stesso.

"Il nostro concerto" è, e resta, una delle canzoni italiane più belle e indimenticabili. Per chiunque sia stata composta, oggi è nostra. Nella speranza che l’amore che non osa pronunciare il suo nome (come lo chiamava Oscar Wilde) troverà sempre più chi sa cantarne a testa alta la misura e la superba unicità.

di Paolo Rumi