UN ANNO DI MUSICA

Il meglio e il peggio del 2000: novità, grandi ritorni, passi falsi e piccole perle.

Tanto rumore per nulla, si potrebbe dire. L’anno che è arrivato con tanto fracasso forse non ha prodotto altrettanto buona musica. Ed è già finito, oops!

Proviamo a fare un viaggio tra quel che ci ha fatto sentire e vedere, andando per suggestioni e per linee di pensiero.

VIVA L’ITALIA?!? Non cantiamo vittoria ma qualche segnale interessante a rompere il conformismo c’è anche da noi, perlopiù da produttori indipendenti o quasi. Con onestà disarmante, le "commerciali" Paola e Chiara -sdoganate anche grazie a gay.it verso il pubblico adulto- suonano in modo eccellente. E che dire di Tricarico, quello di Io sono francesco? Sarà solo il primo singolo ma è un gran bel singolo. Saturnino, bassista e socio di jovanotti, ha fatto Clima un album come minimo bello e con Blame it on the bass line (cantato, sapevate da chi? Lawrence Steele, stilista) ha scodellato un anthem che non sfigura in nessuna playlist dance internazionale. Carmen Consoli dopo Parole di burro ha finalmente perso acidità o nevrosi inutili. Live dalla mole antonelliana, gli Eiffel 65 (o.k. bubble gum music) hanno tolto il mercato agli Erasure. E nella vivace area toscana oltre ai meritevolissimi Montefiori cocktail, è apparso Ominostanco con un onorevole mini LP, e dall’etichetta S.H.A.D.O. è partita una compilation trooooppo inosservata Harpsichord 2000, realizzata con artisti di tutto il mondo… alle prese col clavicembalo!!!

GRADITI RITORNI. Lasciamo perdere il revival dei Beatles: questo e’ stato l’anno di Madonna, Lourdes, Ritchie, vacanze a Pantelleria, Rocco e matrimonio… con un album difficile e presuntuoso, Nostra signora ce l’ha fatta ancora (nonostante l’amicizia di Donatella Versace). E che dire della scelta di esibirsi con le t-shirts delle alter ego, nemiche o imitatrici, da Kylie a Britney, e dei complimenti che le hanno fatto i Red Hot Chili Pepper dal palco degli MTV awards? That’s credibility!

Poi c’è stata la deliziosa e scioglievole Sade, k.d. lang che ha mostrato al mondo il cuore tenero nascosto in ogni ragazzaccia, le Charlie’s angels a ritmo di una colonna sonora azzeccata nel dire tutto e niente insieme e soprattutto senza scomporre i capelli, i baracconissimi Boney M col greatest hits remixato Boneym.2000-20th century hits, e una chicca per chi ama la Spagna… è tornato Fabio McNamara, il partner musicale del primo Almodovar, marcando più che mai con Mi correo electronico !!!!

COMPILATION. Continua la favolosa saga delle compilation; quando non sono taglia/incolla delle case discografiche, restano un valido tentativo, forse il migliore, di costruire un’idea coerente di musica. In anni così frammentari, dove la comunicazione è così veloce che l’ultima cosa cui si presta attenzione sono i contenuti… vai con lo stile, dove d.j. o curatore si giocano la faccia alla ricerca di un percorso.

Own, cd doppi con mini rivista allegata, ambiziosi e discreti, raccolgono moltissimi artisti sconosciuti house o lounge. Nel luglio 2000, è uscito il numéro un… che il dio del ritmo li benedica! (vale davvero la pena, molestate il vostro miglior negozio di dischi per averlo, oppure scrivete direttamente a [email protected])

Back to mine è la serie dove musicisti famosi dichiarano le loro radici musicali. Capolavoro assoluto, il cd dei Groove Armada.

Nova radio di Parigi trasmette anche via satellite e web garantisce (ed è un vero marchio di qualità) raccolte dei generi più disparati.

Buddha bar neo spirituale -anche a nome nirvana lounge o magic carpet- accosta culture e musiche diverse tenendo come capolinea un ristorante parigino (again!) trendy. merito #1? aver divulgato la versione araba di shaft cantata da malik.

Hedkandi, con le copertine che fanno arredamento e occupano meno spazio della rivista wallpaper. raccoglie per stile il meglio della dance e del new cool + soft. pezzo garantito nu cool 2.

Costes è un locale di Parigi che ispira e dà vita a una serie di raccolte (snob è un eufemismo) arrivate oggi al meravigliosotroisieme etage.

IN SPOT SIGNO VINCES. Se il consumo è diventato segno di distinzione, quasi di nobiltà spirituale, c’è la gara tra i pubblicitari a chi prende prima degli altri la canzone più coinvolgente e toccante. O buffa.

Shevare-e per gli orologi, Goldfrapp per le automobili, Boys from brazil per la bevanda gasata più celebre al mondo fino ai Village people riemersi dall’acqua minerale; l’aiuto è reciproco e innegabile, io ti trasmetto/tu mi dai glamour. Forse anche Lou Reed, che anni fa rifiutò walk on the wild side a un prodotto sgorga-gabinetti, oggi ci ripenserebbe.

PARIS, MAIS OUI! Tutti a risciacquare panni nella Senna. Se c’è una città che negli ultimi anni "ha dato" inaspettatamente, è Parigi più che Londra o New York. A dimostrazione che l’intelligenza non è sempre dalla parte di chi ha più forza economica (paesi anglofoni).

Esempi?

Mirwais Ahmazdai scelto da Madonna per portare testi come "la musica riunisce le persone, dà senso alla borghesia e ai ribelli" al primo posto delle classifiche americane.

Etienne Daho che ha pubblicato la primavera scorsa Corps&armes, il suo album più intenso (attenzione: sconsigliato a chi soffre per amore) .

Dimitri from paris con A night at the playboy mansion prosegue la costruzione della sua personalissima visione della musica dance.

Laurent Garnier ha fatto con Unreasonable behavior un disco molto maturo che pochi potevano aspettarsi da un giradischi umano… in particolare le citazioni jazz di The man with the red face (che video!!!) fanno venire i brividi gelati.

Bob Sinclair con Champs elysees diventa un punto di riferimento sicuro, il Born to be alive del nuovo millennio.

BRASIL ELEGANT. Qualcosa sta succedendo tra Sao Paulo e Rio de Janeiro. Sarà forse stato l’arrivo dello sfortunatissimo Suba (scappa dalla guerra in Yugoslavia per morire in un incendio in Brasile). Prima col suo Sao paulo confessions, poi con Tanto tempo prodotto per Bebel Gilberto. Sono dischi di tendenza che vendono più fuori dal Brasile… ma con loro il Brasile perde l’effetto oba-oba pittoresco per dare una definizione scarna eppure calda dell’anima moderna. E anche un disco meno cult come Memories, chronicles and declarations of love della popolarissima Marisa Monte (impeccabile produzione, Arto Lindsay) ne raccoglie i benefici.

ADIEU… Una parola affettuosa anche per chi quest’anno ci ha lasciato. come dimenticare un’icona totale come Julie London? Riascoltare una voce così ogni volta annulla e annullerà sempre il senso del tempo che passa. Ciao, Julie!

NOTE INQUIETE. Sembrerebbe che non è più la diversità sessuale -ormai merce come tutte le altre- a personificare il fastidio di vivere, semmai il borderline un po’ impasticcato. Forse gay/lesbiche sono omologati, forse hanno traguardi più ambiziosi. Non a caso i Placebo con Black market music fanno un album carino ma per quanto donna la Brian Molco non sciocca più per i suoi tailleur. E come potrebbe, se nemmeno quella povera esaurita di Marilyn Manson sa più cosa fare…

Altri dischi belli nell’area di ricerca Hyachints and thistles dei niuiorchesi The 6ths (intimismo proud), Things to make and do dei Moloko, la straordinaria colonna sonora The virgin suicides degli Air per lo straordinario omonimo film di Sofia Coppola.

PASSI FALSI. Ci sono anche dischi che sarebbe stato meglio, per pudore o misura, non fare. Plastica ecologicamente difficile da smaltire. Ad esempio Una donna da sognare, album di Patty Pravo prodotto da Vasco Rossi che conferma la Strambelli ormai ridotta a un’imitazione, eco sfiatata di se stessa; Clair obscur di Françoise Hardy, la mitica cantante triste che torna sull’onda del revival (ma poteva evitarlo); e nel settore trendy The fifth album on matador records degli impeccabili Pizzicato five: che pena!!! Dichiarate pure che mettete il numero cinque all’album perché avete dovuto farlo per contratto e non riuscivate neppure a dargli un titolo…

EVENTO DELL’ANNO. Scongiurata al World pride la presenza di Marilyn Manson (che a quanto pare voleva il palcoscenico per far l’antipapessa… come se lesbiche e gay italiani non avessero già abbastanza sfighe!)… l’evento live italiano dell’anno è stata lei, Grace Jones al concerto finale di Tor Vergata! Cantava fecendo il verso a se stessa sulle sue stesse canzoni, con la bottiglia di vino in mano che trasformava la Vie en rose in la Vie en rouge. Non sapevi che dire, nel bene e nel male: era la sregolatezza che diventa mito. La grandeur pre-AIDS che ci arriva con dischi come Larry levan live at the paradise garage 1979 (compilation della famosa disco).

DISCO DELL’ANNO. Forse non è il più bello dell’anno, anche perché contiene brani degli anni precedenti. Ma la raccolta La musique de Paris derniere (etichetta ardissongs/naive), è un disco poetico, divertente e celebrativo insieme. ve ne basti una: Barbie girl versione cha cha cha che toglie ogni riferimento infantile. Joe le taxi ex Vanessa Paradis, diventa quasi un noir esistenzialista. There must be an angel, ex Eurythmics, è rifatto dai giapponesi fantastic Plastic machine. E c’è un rifacimento precisino di paris_derniere.

Uff, ma quanto stiamo scrivendo e leggendo!?! il 2001 è cominciato… è già ora di accendere l’amplificatore e vedere cos’ha da proporci: speriamo solo che non sia la preannunciata odissea, e ci porti più fortuna.

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di Paolo Rumi