L’8 agosto 2026 il Paesello Pride tornerà a riempire le strade di Cammarata e San Giovanni Gemini, nell’entroterra agrigentino. Dopo un’edizione 2025 capace di attraversare il territorio con colori, voci, incontri, emozioni e possibilità, la manifestazione si prepara a una nuova giornata di visibilità, comunità e rivendicazione politica.
Non una semplice parata, ma un Pride nato in un contesto preciso: quello dei piccoli centri, dei “paeselli” dove spesso le persone LGBTQIA+ crescono senza spazi di riconoscimento, senza luoghi sicuri, senza una comunità immediatamente visibile. È da qui che nasce il valore del Paesello Pride, promosso da Cori the project, realtà che negli ultimi anni ha costruito un percorso culturale, sociale e politico in un territorio lontano dai grandi centri urbani ma attraversato da un fermento sempre più evidente.
A raccontare a Gay.it il senso di questa nuova edizione è Ludovica Spataro, responsabile stampa e comunicazione del Paesello Pride, che lega il percorso di Cori a una parola chiave precisa: restanza. Il tema scelto per il 2026, “Qui queer”, nasce infatti dall’intreccio tra identità queer, appartenenza geografica e possibilità di immaginare una vita piena anche nei piccoli centri dell’entroterra siciliano.
Qui tutte le altre date dei Pride 2026 in Italia

Paesello Pride 2026: appuntamento l’8 agosto nell’entroterra siciliano
Il Paesello Pride 2026 si terrà sabato 8 agosto a Cammarata e San Giovanni Gemini, due comuni della provincia di Agrigento che, per chi li vive, formano quasi un unico spazio sociale e geografico. Due “paeselli” attaccati tra loro, attraversati da relazioni di prossimità, tradizioni forti, conoscenze dirette e dinamiche quotidiane molto diverse da quelle di una grande città.
Proprio per questo, portare un Pride in strada in un territorio simile assume un valore politico particolare. Significa rendere visibili corpi, identità, storie e desideri in luoghi dove spesso la comunità LGBTQIA+ esiste ma resta nascosta, frammentata, costretta a cercarsi altrove o a riconoscersi solo a distanza.
Ludovica Spataro a Gay.it spiega come Cori the project abbia trovato nel territorio “un terreno più fertile di quanto ci aspettassimo”. Un dato non scontato, soprattutto per una realtà nata dal basso e in un contesto in cui fare attivismo significa spesso partire quasi da zero.
“Questa è una cosa che ci ha sorprese un po’ tutte”, racconta Spataro. “Ci dà grande energia, perché effettivamente l’impatto sul territorio, quando poi come associazione minuscola, non piccola, ma veramente minuscola, lo vedi, è energizzante. Abbiamo trovato anche delle amministrazioni che vogliono parlare con noi”.
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“Qui queer”: il tema del Paesello Pride 2026
Il tema scelto per il Paesello Pride 2026 è “Qui queer”, un’espressione che unisce due dimensioni centrali per Cori the project: da un lato l’identità queer, dall’altro il rapporto con il territorio, con la restanza, con l’appartenenza e con la possibilità di immaginare una vita anche nei luoghi da cui spesso si parte.
“Quest’anno come tema abbiamo scelto qui queer”, spiega Ludovica Spataro. “Mette insieme due aspetti che ci riguardano fortemente: il tema della restanza o dell’appartenenza al territorio, o comunque un tema prettamente geografico”.
Il Paesello Pride, infatti, nasce proprio da una dispersione. Cori the project prende forma da un gruppo di amici che, pur essendo originari dei paeselli, a un certo punto non vivevano più lì: c’era chi si era spostato all’estero, chi a Palermo, chi comunque lontano da quella quotidianità. Tornare significava accorgersi dell’assenza di spazi, di luoghi, di comunità.
“La nascita di Cori the project è nata appunto da questo gruppo di amici perché ci si rendeva conto che, tornando, non c’erano posti, non c’era comunità”, racconta Spataro. “Banalmente, un sabato vuoi uscire con qualcuno, però hai sulle app le facce oscurate a chilometri di distanza. Lo percepisci che c’è qualcosa che non funziona”.
Da questa mancanza è nata una risposta collettiva. Prima un tentativo, poi una presenza pubblica sempre più riconoscibile.
Dal Pride zero alla strada: la nascita di Cori the project e del Paesello Pride
Cori the project nasce insieme all’idea stessa del Paesello Pride. Il primo momento, quello che Ludovica Spataro definisce “Pride zero”, risale al 2023: non ancora un corteo in strada, ma una festa queer in una villa privata, aperta a tuttə. Un primo esperimento, un modo per capire se quel bisogno di comunità potesse davvero trasformarsi in qualcosa di condiviso.
“Quando nasce Cori the project, con l’attuale presidente Alessandro Giambrone, sono nati i primi dialoghi con l’amministrazione, perché l’idea del Paesello Pride è nata insieme a Cori”, racconta Spataro. “La realizzazione è stata un pochino più complessa. Queste persone non avevano mai fatto attivismo, associazionismo, niente”.
Nel 2024 e nel 2025, poi, il Paesello Pride è arrivato in strada. Ed è proprio questo passaggio a segnare una svolta.
“Il 2023 è il Pride zero”, ricostruisce Spataro. “Nel 2024 e nel 2025, invece, i Pride sono arrivati in strada, hanno preso spazio. Questo è stato un passaggio fondamentale”.
Prendere spazio, in questo caso, non è una formula astratta. Significa attraversare i centri della vita quotidiana, non restare ai margini, non scegliere luoghi defilati. Significa portare il Pride nel cuore dei paesi, dove le persone si conoscono, si osservano, si incontrano ogni giorno.
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“Il corteo attraversa i centri della vita di questi posti”, sottolinea Spataro. “Questa cosa per noi è fondamentale”.
Visibilità LGBTQIA+ nei piccoli centri: “Se lo vedo, esiste”
Il Paesello Pride lavora su una tensione precisa: da un lato la rivendicazione politica, dall’altro la necessità di dialogare con il territorio. Per Cori the project, ascolto e lotta non sono elementi in contraddizione. Al contrario, convivono dentro una pratica quotidiana che prova a costruire cambiamento senza ignorare il contesto in cui si muove.
“C’è una parte sicuramente di rivendicazione fortemente politica nell’associazione, ma anche nell’idea del Pride stesso”, spiega Spataro. “Però c’è anche un ascolto del territorio, una comprensione del territorio. Questo per noi non significa che venga meno la parte di lotta”.
Il punto, continua, è lavorare soprattutto sulla visibilità. Perché in un piccolo centro ciò che non si vede rischia di essere percepito come inesistente. E ciò che appare per la prima volta nello spazio pubblico può iniziare lentamente a cambiare la conversazione collettiva.
“Sulla visibilità, secondo noi, è una cosa fondamentale, perché inizia tutto da lì”, dice Spataro. “Se lo vedo, esiste”.
Un esempio simbolico di questo processo è Serafina La Lunga, prima drag queen dei paeselli, che si è esibita per la prima volta proprio durante il Pride zero. Un’immagine capace di raccontare meglio di molte parole cosa significhi aprire uno spazio dove prima non c’era.
Un Pride che entra nella quotidianità del paese
Dal Pride zero alle edizioni in strada, il cambiamento non ha riguardato soltanto il territorio. Ha trasformato anche chi quel Pride lo organizza.
“Siamo cambiatə noi, che è importante”, racconta Spataro. “Abbiamo cominciato ad avere un grado di consapevolezza maggiore. Siamo diventate un pochino di più, quindi siamo cresciute anche”.
Ma è cambiata anche la relazione con le persone che abitano i paeselli. Il Paesello Pride è diventato riconoscibile, un appuntamento che entra nella quotidianità.
“Dal punto di vista della relazione con le persone che abitano in questi paeselli, intanto ci si conosce”, spiega Spataro. “Sai che quella persona lì fa parte dell’associazione che organizza il Paesello Pride, sai che esiste il Paesello Pride, sai che è ricorsivo, quindi lo aspetti. E questa cosa è importante, perché entri nella quotidianità delle persone”.
In un paese, anche il dibattito pubblico assume una forma diversa. I commenti sui social non sono soltanto opinioni anonime o lontane: spesso appartengono a persone che ci si ritrova davanti per strada, in piazza, nei luoghi comuni della quotidianità.
“È più palese la conversazione con le persone”, osserva Spataro. “Sei in dialogo con delle persone davvero, che conosci, che vedi per strada”.
Restare, partire, tornare: il nodo delle persone LGBTQIA+ nei paeselli
Il Paesello Pride parla anche di restanza, radici e possibilità. Non potrebbe essere altrimenti in un territorio segnato dallo spopolamento, dall’emigrazione giovanile e dall’idea, spesso interiorizzata, che per essere liberə sia necessario andare via.
“Sono anche paesi non molto giovani”, riflette Spataro. “Sono paesi in cui comunque molte persone se ne vanno e le loro vite le fanno fuori”.
Per le persone LGBTQIA+, questa dinamica può essere ancora più forte. Lasciare il paese, per molte e molti, ha significato cercare altrove uno spazio di libertà, riconoscimento e possibilità. Spataro lo racconta con cautela, precisando di non vivere più nei paeselli, ma riconoscendo una realtà che ha attraversato diverse generazioni.
Oggi, però, qualcosa si muove. Le nuove generazioni sembrano avere strumenti diversi, linguaggi diversi, possibilità diverse. Questo non significa che i paeselli siano improvvisamente cambiati, né che il lavoro culturale sia finito. Anzi.
“Non è che all’improvviso i paeselli sono cambiati”, sottolinea Spataro. “Il paesello in sé è veramente l’ultima cosa che cambia, perché è radicato a tradizioni molto forti, molto potenti, c’è un grado di relazionalità, di prossimità che non puoi non considerare”.
Il cambiamento, quindi, è lento. Ma un miglioramento esiste, soprattutto “in termini culturali, di conoscenza, di comprensione”.
Il dialogo con le amministrazioni e la dimensione politica
Tra gli obiettivi del Paesello Pride 2026 c’è anche il rafforzamento del dialogo con le amministrazioni. Negli anni precedenti, Cori the project ha costruito attorno al Pride una programmazione fatta di eventi, workshop e laboratori. Quest’anno, l’idea è fare un passo ulteriore, portando la parte politica in uno spazio ancora più esplicito di confronto pubblico.
“Sicuramente è la prima volta che ci mettiamo pubblicamente in dialogo con le amministrazioni e quindi iniziamo con un confronto”, spiega Spataro. “Per noi è un passo importante anche nei confronti della comunità”.
Il Paesello Pride, del resto, si inserisce in un contesto siciliano che Spataro descrive come attraversato da un fermento interessante. Cori the project è stata il primo Pride della provincia di Agrigento e guarda con attenzione anche alle nuove realtà che stanno mettendo al centro il tema del restare in Sicilia in chiave politica e attiva.
Una raccolta fondi per costruire il Paesello Pride 2026
Per realizzare il Paesello Pride 2026, Cori the project ha lanciato una raccolta fondi attiva su Rete del Dono. L’obiettivo è sostenere concretamente l’organizzazione dell’evento: palco, artistə, laboratori, attività culturali, servizi di accoglienza e tutto ciò che serve per costruire una giornata accessibile, partecipata e radicata nel territorio.
“Un Pride non nasce da solo”, ricordano gli organizzatori. Dietro ogni dettaglio c’è il lavoro di una comunità che sceglie di costruire qualcosa insieme, spesso con risorse limitate e con la necessità di fare rete.
La raccolta fondi diventa così parte integrante del percorso politico del Paesello Pride, un modo per partecipare alla costruzione di uno spazio collettivo in un luogo dove la visibilità LGBTQIA+ non è mai neutra.
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Cori the project oltre il Pride: laboratori, comunità e progettualità
Il lavoro di Cori the project non si esaurisce nella giornata dell’8 agosto. Durante l’anno, l’associazione porta avanti un percorso fatto di incontri, laboratori di scrittura, momenti tematici e occasioni di scambio, spesso anche online, proprio per la natura itinerante della comunità.
“Abbiamo fatto dei laboratori di scrittura, degli incontri tematici e di scambio, con piccoli esercizi e quiz, giusto per condividere delle impressioni e per conoscerci come comunità, come gruppo Cori the project”, racconta Spataro.
C’è poi un appuntamento natalizio in paese, pensato anche per intercettare uno dei momenti in cui molte persone tornano nei luoghi d’origine. Tombolate, ospiti drag, momenti di raccolta fondi e socialità diventano così strumenti per mantenere vivo il legame con il territorio e preparare il percorso verso il Pride successivo.
Cori the project sta inoltre iniziando a immaginare nuovi progetti, anche attraverso bandi e progettazione europea, nel tentativo di strutturare sempre di più un lavoro nato dal basso ma ormai capace di incidere sul territorio.
Il messaggio alla comunità nazionale: ascolto e partecipazione
Alla comunità LGBTQIA+ nazionale, Ludovica Spataro consegna un messaggio che parte proprio dall’esperienza dei piccoli territori: ascoltare, partecipare, costruire dal basso.
“La prima cosa che mi è venuta in mente è ascoltare le persone”, dice. “Sento che facciamo un po’ fatica ad ascoltare le persone, siamo molto veloci anche nel farlo e questi processi richiedono ascolto”.
Poi c’è la partecipazione, una parola spesso abusata ma ancora centrale, soprattutto quando si parla di comunità, diritti, territori e spazi politici.
“Si abusa della parola partecipazione, però è una cosa importantissima, un valore grandissimo”, aggiunge Spataro. “Ascoltare e partecipare. È difficile lanciare dei messaggi grossi, potenti, però parte tutto da lì”.
Il Paesello Pride 2026 riparte esattamente da qui: dal piccolo, dal territorio, dalle relazioni quotidiane, dalla possibilità di trasformare luoghi considerati marginali in spazi di esistenza, presenza e futuro.
Paesello Pride 2026: come restare aggiornatə
L’8 agosto, Cammarata e San Giovanni Gemini torneranno a essere attraversate da un Pride che chiede con forza di essere riconosciuto. Un Pride che dice che anche nei paeselli si può costruire comunità. E che restare, quando diventa una scelta libera e collettiva, può essere una forma di lotta.
Per restare aggiornatə è possibile seguire i canali social, dove saranno pubblicati aggiornamenti e informazioni utili (IG).
