Alabama, oggi l’elezione che potrebbe incoronare un altro repubblicano antigay

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Un'elezione fondamentale per Trump, che rischia di avere una maggioranza sempre più sottile al Senato.

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In Alabama si vota per eleggere un nuovo senatore: in corsa il 70enne Roy Moore, uno che gira vestito da cowboy per capirci.

Oggi negli Stati Uniti si tengono le elezioni suppletive per eleggere un nuovo senatore dell’Alabama, piccolo stato rurale del Sud. La corsa è tra il democratico Doug Jones e il repubblicano Roy Moore, l’ennesimo estremista omofobo della destra religiosa.

L’elezione sarebbe stata pressoché scontata, data la forte tradizione conservatrice dello stato, se non che l’ex giudice Moore è stato accusato di aver molestato delle ragazzine nei decenni passati. Un’accusa che ha ancora un peso, in uno stato particolarmente religioso, contrariamente all’omofobia e al razzismo spinto esibiti dal candidato, basti considerare che il seggio vacante era occupato da Jeff Sessions, attuale Procuratore Generale dell’amministrazione Trump e probabilmente il peggiore avversario della comunità LGBT alla Casa Bianca, insieme al vicepresidente Mike Pence.

Sarà per questo che Moore, sostenuto pubblicamente da Donald Trump dopo che ha battuto l’altro candidato alle primarie repubblicane, ha replicato alle accuse di molestie dicendo che si tratta di “Falsità, messe in giro dai liberal: sono lesbiche, gay, bisessuali e transgender che vogliono sovvertire la nostra cultura. Sono socialisti che vogliono mettere l’individuo al di sopra di Dio e del governo”.

Una dichiarazione che fa il paio con quella che ha paragonato la sentenza della Corte Suprema a favore del matrimonio egualitario con quella del 1857 con cui venne confermata la schiavitù dei neri. Che poi, guardando il personaggio, forse la schiavitù dei neri non era poi così un grosso problema per lui.

Quelle in Alabama sono state probabilmente le elezioni peggiori da quando, eletto Donald Trump, ogni campagna elettorale è una guerra su razzismo, sessismo e fondamentalismo religioso. Probabilmente perché, nella sua marginalità, il seggio dello stato dell’Alabama è fondamentale per la Casa Bianca, in un Senato dove può contare su una maggioranza di soli due voti.

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