Milano: primo storico sì all’adozione “incrociata” delle rispettive figlie per due donne

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Disco verde alla doppia stepchild adoption incrociata per una coppia di donne. Storico sì dalla Corte d’Appello di Milano.

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La Corte d’Appello di Milano, ribaltando la decisione di primo grado del Tribunale per i minori, ha per la prima volta riconosciuto a due donne il diritto all’adozione “incrociata” delle rispettive figlie, nate 5 e 6 anni fa e da sempre cresciute da entrambe.

Carla e Laura stanno insieme da 15 anni, quando non erano ancora nemmeno 30enni. Un amore nato sul posto di lavoro, poi diventato famiglia. Nel 2010, tramite inseminazione artificiale di Carla, la nascita della primogenita, un anno dopo seguita dall’inseminazione di Laura con lo stesso identico donatore. Nel 2012 l’iscrizione nel registro delle unioni civili, ed ora questa storica doppia adozione incrociata che mai era stata ufficializzata dalla ‘legge’.

Ove risponda all’interesse del minore e ci sia il consenso di tutti i soggetti interessati, non si comprende come possano essere posti ostacoli alla stepchild, se non per il prevalere di pregiudizi legati ad una concezione dei vincoli familiari non più rispondente alla ricchezza e complessità delle relazioni umane nell’epoca attuale”.

Così i giudici della Sezione Persone minori e famiglia presieduta da Maria Cristina Canziani, nelle motivazioni depositate e riportate dal Corriere della Sera. Le due bimbe avranno ora i cognomi di entrambe le mamme.

Condividono ogni scelta e svolgono i ruoli familiari in alternanza e condivisione, solidali. Nell’ambiente sociale, medico e scolastico il nucleo familiare a quattro è stato sempre senza problemi riconosciuto come tale e mai finora si sono riscontrati episodi di discriminazione”. “Utilizzando le favole, le mamme hanno sempre raccontato alle figlie la loro storia. Hanno trovato via via i modi per rendere ragione della particolarità della loro costellazione e per comprendere e gestire la varietà di emozioni che il confronto con tale modello può comportare”.

Ciro Cascone, procuratore capo del Tribunale per i minorenni, ha sottolineato come “salvo colpi di scena sarà una sentenza definitiva“, ribadendo come “le famiglie omosessuali esistono: non riconoscerle crea un danno, soprattutto ai bambini. Non c’è scritto da nessuna parte nel nostro ordinamento che per loro vivere in una famiglia omosessuale è, di per sé, pregiudizievole“.

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