Rupert Everett: “Nel nostro mondo essere gay è ok, ma è disastroso esserlo in Russia o Uganda”

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L’attore inglese ha presentato alla 68esima Berlinale il suo esordio da regista, The Happy Prince, in cui interpreta Oscar Wilde negli ultimi anni della sua vita.

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L’omosessualità non era nemmeno una parola prima di Oscar Wilde – ha spiegato Rupert Everett alla Berlinale, dove ha presentato il suo esordio da regista The Happy Prince nella sezione Berlinale SpecialE certamente non era una cosa discussa dalla società nel suo complesso. In cento anni siamo passati da un uomo assassinato per la sua sessualità a dove siamo adesso, e dobbiamo averlo a cuore poiché Oscar è l’inizio di quel viaggio. Nel nostro mondo, oggi, essere gay è ok, ma in molti altri, come Russia o Uganda, è davvero disastroso”.

Essendo un attore gay – continua Everett – ci sono molti paralleli con l’essere un escluso o comunque una persona non accettata. Ciò mi ha spinto a raccontare la storia di Oscar Wilde. Ho messo molto di me nel film. La storia di The Happy Prince me la leggeva spesso mia madre quando avevo sei o sette anni. E mi ricordo anche il suo abbigliamento, un vestito corto, cosa insolita per una donna convenzionale come lei”.

L’attore inglese ha poi ricordato la difficoltà nel realizzare il progetto: “Mancavano i finanziamenti. E abbiamo iniziato a ottenerli dopo che ho fatto Oscar Wilde a teatro. Per me è stato molto utile prima di affrontare la prima prova come regista. Al montaggio mi sono accorto che la mia prova era la più debole. Però, in post-produzione, ho potuto aggiustare il personaggio. Tra i miei modelli c’è Visconti che aveva il culto dell’immagine. Ed è stato una delle fonti d’ispirazione con cui mi sono avvicinato a questa storia. Per la parte di Constance ho subito pensato a Emily Watson e ho scritto il personaggio già pensando a lei“.

Nel ruolo della moglie di Wilde, Constance, troviamo infatti la bravissima Emily Watson, l’indimenticabile Bess de Le Onde del Destino di Lars Von Trier per cui fu candidata all’Oscar: “Constance non si può non amare – ha spiegato l’attrice inglese – Aveva un fuoco interiore che attirava le persone. Mi ha molto aiutato un libro su di lei. È stata vittima della terribile ipocrisia della società del tempo. Ha dovuto lasciare il Paese quasi disonorata ed è morta giovane, da sola. Anche Wilde è stato molto crudele con lei”.

Rupert come regista ha molta autorità – conclude la Watson e non aveva nessun dubbio su quello che doveva fare. È stato un piacere lavorare con lui”.

The Happy Prince è stato coprodotto dall’italiana Palomar e dovremmo vederlo in sala durante l’anno.

 

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