Stefania Orlando: “È ancora importantissimo andare al Gay Pride”

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Stefania Orlando non ha più peli sulla lingua: sentite cosa ha da dire sul mondo gay, sul Pride, sulle adozioni ma anche sulla politica, pentastellata e non.

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È un’icona gay, ma si definisce una gay friendly convinta. Rappresenta, da sempre, la bellezza carnale, ma è vegetariana da qualche anno. Lavora in tv, ma non ha affatto manie di protagonismo. È del segno del Capricorno ma, conoscendola, sembrerebbe una Sagittario puro sangue. Ha compiuto da poco cinquant’anni e ha un entusiasmo da far invidia ad una ventenne.

Stefania Orlando è uno di quei personaggi ingiustamente messi in panchina da una televisione sempre più faziosa e sempre meno meritocratica. Al grido di: “A cinquant’anni posso finalmente permettermi di dire quel che voglio“, la Orlando più famosa dell’etere parla una volta per tute della sua vita, di carriera, di unioni gay, di Pride, di adozioni, utero in affitto, ma anche di politica, di solidarietà femminile e di…mignottocrazia!

A cinquant’anni si diventa più pop o più snob?

A cinquant’anni si rimane esattamente come a quarantanove! Scherzi a parte, non c’è un’età in cui scatta qualcosa, o almeno non per me. Nel mio caso mi accorgo che più vado avanti con gli anni e più aumenta una maturazione interiore e mentale che mi rende più sicura di me stessa. Non ho più voglia di perdere tempo con persone o cose inutili, sono diventata molto più selettiva e anche più capace di riconoscere il “nemico” a prima vista. Direi che tutto sommato sono sia pop che snob, a seconda delle circostanze.

Eppure, talvolta, sei sembrata un po’ snob quando dicevi di non sentirti un’icona gay…

Non ho mai voluto fare la snob quando mi si chiedeva se mi sentivo un’icona gay! Ho sempre pensato che il mondo gay avrebbe dovuto sceglierlo, e non io per loro. Io, piuttosto, mi sono sempre definita come una gay friendly

Sei da sempre in prima fila per i diritti LGBT. Cosa ti spinge a stare sempre dalla parte del mondo omosessuale?

Io sono sempre dalla parte della giustizia, a prescindere da sesso, religione, colore o razza. Poi che nella mia vita abbia sempre frequentato amici e amiche omosessuali è solo una coincidenza. Una fortunata coincidenza.

Eppure sui social, hai sempre manifestato una certa insofferenza nei confronti della ghettizzazione.

Certo, per me il mondo si divide solo in persone perbene e persone non perbene. Io sto dalla parte dei primi.

Il Pride, ad esempio, lo ritieni una ghettizzazione? 

No!

Hanno annunciato da poco le date dei vari Pride in giro per l’Italia. Tu, personalmente, pensi che sia ancora utile marciare sulle note di I Will survive?

Assolutamente sì! Trovo ancora oggi necessaria una giornata dedicata all’orgoglio omosessuale, soprattutto se finalizzata alla rivendicazione dei diritti LGBT. Ritengo che serva, oggi più che mai, una legge contro l’omofobia. Naturalmente non è solo il Gay Pride la strada per ottenere determinate cose, ma bisogna ricordare anche l’origine di questa manifestazione troppo spesso dimenticata.

Non hai mai fatto mistero della tua apertura nei confronti dell’utero in affitto. Ti sei mai chiesta il perché di così tanta reticenza o proprio ostilità da parte delle altre donne?

Di solito sono le donne che hanno avuto figli in modo naturale ad essere contrarie a questa pratica. Forse sono contrarie perché non si sono mai immedesimate in chi non ha avuto la loro stessa fortuna. Io sono contraria alla gestazione per altri quando è esercitata con coercizione nei confronti di chi “affitta” il proprio utero. Invece, se fatta in assoluta libertà, non ci vedo nulla di sconvolgente, anzi. Certo è che prima di arrivare a questa pratica, ci sono le adozioni. Io sarei per le adozioni anche alle coppie omosessuali.

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In passato fece discutere una tua affermazione riguardante la comunità omosessuale, dove sostenevi che il mondo gay, a volte, è il primo a discriminare. Da dove partì quella tua affermazione?

Io dico da sempre che le donne sono le prime nemiche di loro stesse e, possiamo tranquillamente dirlo, anche del mondo omosessuale. Alcuni gay e alcune lesbiche lesbiche sono i primi a discriminare per esempio, chi va al Pride vestito in modo stravagante e io, personalmente, non sono d’accordo. Io abbraccio ogni forma di diversità anche sul fronte estetico. Così come leggo spesso commenti pesanti dal mondo gay nei confronti di personaggi gay, o presunti tali, appellati con aggettivi dispregiativi tipo “sfranta”, “passiva” o “frocio” che se poco, poco, fossero state pronunciate da un etero si griderebbe immediatamente all’omofobia. Chiedono rispetto, ma non lo danno e questo mi dispiace. Hanno gli stessi problemi dell’universo femminile: se solo ci fosse più solidarietà tra tutti, le battaglie per i diritti sarebbero molto più semplici. 

Affideresti mai un bambino a due persone dello stesso sesso?

Certo, ovviamente con tutte le precauzioni che si prendono anche quando lo si affida ad una coppia eterosessuale.

E pensi che il Paese riuscirà ad avere, prima o poi, il via libera per le adozioni?

Mi auguro di sì! Certo è che c’è ancora tanto bigottismo nei confronti di questo argomento, accompagnato da tantissima ignoranza. Ma io voglio essere positiva.

Hai anche parlato, in tempi non sospetti, di una certa simpatia nei confronti del Movimento di Grillo. Tu, personalmente, come ti spieghi il loro passato indietro al tempo della Legge Cirinnà?

Non hanno fatto nessun passo indietro! Semplicemente non volevano una legge monca. Infatti, quella che abbiamo, è una legge monca: manca la stepchild adoption. Una parte del Movimento, se proprio vogliamo dirla tutta, era addirittura favorevole alle adozioni.

In tv, oramai, prevale la cronaca nera e la tele rissa. Non hai mai pensato: “Basta, ora mollo tutto”?

La Tv di cui faccio parte io (I Fatti Vostri e Uno Mattina In Famiglia, ndr) non tratta di questo o, almeno, non solo di questo. Inoltre i miei spazi non parlano mai di cronaca nera. Ritengo comunque che parlare sempre di omicidi e tragedie provochi emulazione o, nella migliore delle ipotesi, una psicosi sociale. 

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