Thelma, arriva dalla Norvegia un intrigante mystery lesbico dai risvolti sovrannaturali

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Sorprende per espressività e bravura la rivelazione Eili Harboe nel sinuoso thriller paranormale di Joaquim Trier dal 21 giugno nelle sale grazie a Teodora Film, che ha regalato...

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La Scandinavia ci ha già regalato, in un passato prossimo che così prossimo non è più – intorno agli anni 2000 – alcuni splendidi film a tematica lesbica, quali il cult svedese Fucking Amal o l’islandese 101 Reykjavik. Ottime commedie romantiche che riflettono l’apertura della civilissima società nordica riguardo alle tematiche lgbt.

È adesso la volta di un intrigante mystery lesbico norvegese, Thelma di Joaquim Trier, distribuito in sala dal 21 giugno dall’avveduta Teodora Film di Vieri Razzini e Cesare Petrillo e presentato in chiusura del 33esimo Lovers Film Festival torinese.

La protagonista interpretata dalla sorprendente rivelazione Eili Harboe è una ragazzina un po’ spaesata quando si trasferisce dalla casetta su un lago dove abitano i genitori ferventi cristiani in un’Università cittadina per studiare biologia. Soffre di una sorta di sindrome epilettica che le causa crisi improvvise piuttosto violente. Quando conosce la graziosa Anja (Kaya Wilkins), sembra finalmente vincere la solitudine che la opprime ma il fatto di sentirsi attratta da lei scatena un forte di senso di colpa che fa riemergere l’omofobia introiettata dall’educazione fortemente cattolica. Nel frattempo Thelma scopre di avere strani poteri sovrannaturali, in grado di condizionare lo spostamento di stormi di uccelli e realizzare desideri onirici malefici.

La caratteristica peculiare di questo insolito thriller saffico, che ne fa il suo punto di forza primario, è la capacità di creare atmosfere costantemente allarmate di un certo fascino, anche grazie a una regia sofisticata che privilegia la plongée (l’inquadratura fissa dall’alto, come se una forza superiore osservasse Thelma e fosse pronta a intervenire sul suo destino). Così, l’innesto da cinema fantastico dell’elemento sovrannaturale crea una suspence piuttosto funzionale, giocata sull’ambiguità tra realtà e sogno attraverso elementi che evocano direttamente il peccato originale – l’immagine ricorrente del serpente – o presagi di morte – gli uccelli che si schiantano contro il vetro della scuola.

Se la mancata accettazione da parte della protagonista delle proprie pulsioni omosessuali parrebbe poco credibile trovandosi nella apertissima Norvegia, il contesto della famiglia ipercattolica è invece così ben costruito da rendere comprensibili tutte le paranoie e insicurezze di Thelma (Eili Harboe è estremamente espressiva nel restituire la complessità dei sentimenti sul suo volto apparentemente angelico). Così, i brividi e le paure per un bacio rubatole da Anja, una mano furtiva sognata o desiderata che tenta di farsi strada nella sua intimità assumono un significato di sorpresa o netto rifiuto che in un altro contesto non sarebbero stati plausibili.

Siamo ovviamente dalle parti del depalmiano Carrie ma qui si lavora in sottrazione riguardo alla componente horror e anche il significato allegorico del potere paranormale di Thelma (l’incapacità di controllare l’inconscio e le pulsioni profonde) sfuma a favore della dicotomia semplificata realtà/sogno, paura/incubo.

Joachim Trier è un regista poco noto in Italia se non nei circuiti festivalieri ed è specializzato in famiglie disfunzionali (l’interessante Louder Than Bombs con Isabelle Huppert). Anche qui, nel secondo tempo, il suo sguardo si focalizza sulla famiglia di Thelma, depositaria di segreti terribili e malattie tenute nascoste, perdendo un po’ per strada l’esigenza narrativa di raccontare il rapporto con Anja.

Eppure, Thelma resta uno dei più film più personali ed originali di quest’inizio d’estate. Non perdetevelo.

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