Roma Pride: incontro con Alemanno, il Mario Mieli frena

Dopo la lettera di tre associazioni romane che chiedevano un incontro col sindaco Alemanno, interviene il circolo Mario Mieli: incontro per ora impossibile, manca ancora la piattaforma.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, organizzatore del RomaPride 2008, precisa che non è stata avanzata alcuna richiesta d’incontro al Sindaco di Roma Alemanno in merito alla manifestazione del 7 giugno prossimo, mentre sono in corso le varie richieste tecnico-amministrative del caso.

Tale precisazione si rende necessaria per fugare eventuali dubbi, dopo la lettera politica inviata al neo sindaco da tre associazioni romane (Arcigay Roma, Arcilesbica Roma, Di’Gay Project), dove si fa anche accenno ad un confronto sul Pride.

Il desiderio di qualunque associazione di fare confronti politici con chiunque è legittimamente segno del proprio percorso, ma non può riguardare ovviamente una manifestazione come il RomaPride, che raccoglie una ben più ampia compagine di realtà associative e di diverse sensibilità, oltre all’esistenza di una struttura organizzativa che si fa carico di esporre ciò che è condiviso dalla totalità.

Inoltre in questa fase organizzativa dell’evento RomaPride è impossibile per qualunque organismo istituzionale e politico conoscere, comprendere ed esprimersi compiutamente su tale manifestazione, non essendo ancora uscito pubblicamente il relativo documento politico e la piattaforma rivendicativa, in fase di ultimazione e condivisione collettiva.

Inoltre il RomaPride si muove in accordo e sintonia con gli altri Pride italiani in calendario, soprattutto con quello Nazionale di Bologna, per una unitaria strategia comunicativa del cuore politico degli eventi, e tale lavoro è anch’esso in fase di ultimazione.

Omofobia

Russia, l’indecente spot che attacca le famiglie arcobaleno – video

Uno spot vergognoso, ovviamente consentito a dispetto di tutti i Pride, i film e le serie con personaggi LGBT al loro interno, da anni vietati in Russia perché colpevoli di "propaganda gay". Sulla propaganda sfacciatamente omotransfobica, invece, nulla da obiettare.

di Federico Boni