A PIEDI NUDI (E NON SOLO)

Se il piede è forse materia facilmente definibile, le passioni che può suscitare sono molteplici. Meglio nudo o calzato? Ma c’è anche chi lo detesta…

Avverto i lettori che l’argomento non è particolarmente osceno ma che se non si è interessati all’oggetto difficilmente si potrà capire qualcosa. La passione per i piedi è infatti una di quelle cose in cui generalmente si è dentro o fuori, non ci sono vie di mezzo. È un po’ come la passione del maschio per un maschio: o ce l’hai o non ce l’hai. Sì, vabbene, esistono i bisessuali, ma loro ce l’hanno comunque, per quanto non sia figlia unica. Ugualmente, questa forma di feticismo non è necessariamente dominante ma può coesistere con tanti altri richiami sessuali. Il discorso di fondo però è sempre lo stesso: i piedi o piacciono oppure sono del tutto indifferenti.

Con “piacciono” non si intende la semplice ammirazione di uno splendido piedistallo su cui poggia una ancor più notevole statua, bensì un interesse spiccato per l’articolo in sé. Un interesse che ribolle dentro il nostro confuso universo sessuale adolescenziale ma al momento giusto esplode in tutta la sua virulenza. Per divenire più insistente nel periodo estivo, che una volta vedeva girare i ragazzi anni Ottanta con le Superga senza calzini e che oggi, da quando furoreggiano le infradito, ha perso ogni freno.

Si assopisce solo in parte poi d’inverno, quando all’occhio viene nascosto da “calzini, tacchi a spillo e mocassini”, come cantava Alessandro Graziano in Dai piedi alla testa. E si svilisce o riavvampa, a seconda della tipologia, quando il piede è completamente libero e il corpo seminudo, in spiaggia, in piscina, in una sauna.

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Perché il discorso non è affatto semplice e, se il piede è forse materia facilmente definibile, le passioni che può suscitare sono molteplici: come si sa, le sfumature nell’erotismo contano assai più dei toni dominanti. Dunque, ecco che ci si divide tra feticisti del piede nudo e di quello calzato, tra i quali c’è chi impazza per il calzino – chi per la spugna, chi per il classico, chi ancora per la lana di certi modelli di Cadinot – e chi lo detesta.

Il piede nature è apprezzato da taluni quando contiene in sé tutto il vissuto della giornata: una delle tante forme di umore umano, sulle quali mi riservo di aprire un capitolo a parte. Per altri invece un odore intenso è un deterrente all’apprezzamento di linee, superfici e nervature di un feticcio che non va sporcato ma adorato così com’è.

Proprio L’adorazione del piede

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Proprio L’adorazione del piede si chiama un libretto della Castelvecchi di Berarda Del Vecchio. Corredato di foto e accuratamente ripartito in sezioni, scandaglia l’universo piede come pochi avevano fatto prima in una monografia appositamente dedicata (ricordo a mente una piacevole raccolta di raccontini che doveva intitolarsi più o meno: “Uomini che amano i piedi di uomini”). Peccato solo che sia quasi interamente riservata al piede femminile.

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In attesa che qualcuno si dedichi a un lavoro analogo nel campo dei maschietti, ci si può sbizzarrire tra visite reali ai marmi fascisti dell’omonimo stadio e visite virtuali sui tanti siti dedicati a ragazzi un po’ discinti, con una grande attenzione alle loro piante e al momento topico in cui si tolgono scarpe e calzini: fulmine di erotismo, riservato, come premesso, solo a chi ha occhi adatti per vedere e un sistema ormonale in grado di recepire. Si tratta di sottigliezze, ma lo era anche lo sfilare dei guanti dell’immortale Gilda.

A complemento del tutto, si situa la passione delle calzature, delle superfici più disparate e talvolta persino delle suole. Si entra qui in un ambito talmente frastagliato che è difficile orientarsi. Certamente gli stivali e le scarpe da ginnastica sono tra i modelli più richiesti e proprio su queste ultime esiste un giro di appassionati che, grazie ad internet, si è potuta affermare come una vera e propria comunità virtuale.

I luoghi di incontro di gruppo sono generalmente locali gay che dedicano una serata happening all’argomento. Si tratta purtroppo quasi sempre di città europee non proprio raggiungibili con l’autobus che ferma sotto casa. Però fortunatamente da qualche tempo esiste anche l’eccezione italiana: in un mare di serate a tema dei vari posti “only for men”, tra le tante offerte di “underwear”, “naked” ed altre, c’è finalmente anche uno sneaker party, riservato agli amanti dei piedi e delle calzature sportive.

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Una volta al mese, con un bel giro di newsletter, vi approdano i più determinati, tanto che l’appuntamento mensile ha raddoppiato. Il vostro curioso cronista di sesso (parlo di me), a suo modo feticista e comunque interessato a scoprire realtà sempre nuove, senza farsi condizionare da pregiudizi o limitare da blocchi mentali, è andato in avanscoperta. Per chi non conosce ancora questa realtà e per chi vuole saperne di più, come direbbe il buon Marzullo. Ne sapremo di più la prossima settimana. Nel frattempo e in attesa dell’estate, proviamo ad abbassare lo sguardo.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista “dall’interno”, e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.
Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini