Adam Champ: “Vi racconto il mondo del porno gay”

Trasferitosi in Italia per vivere con il suo compagno, il celebre porn performer racconta a Gay.it com’è diventato una star del prno gay, com’è quell’ambiente vissuto da dentro e quali miti sfatare

In un periodo in cui tanti gay scelgono di lasciare l’Italia è certamente interessante sentire l’opinione di un gay porn performer di fama internazionale che, invece, ha scelto proprio l’Italia come sua patria adottiva. Lui è Adam Champ, eletto uomo dell’anno 2011 dalla Raging Stallion, e lo abbiamo incontrato per di conoscerlo meglio.

Hai vissuto in varie parti del mondo: secondo te il porno gay e i suoi protagonisti sono visti in maniera diversa da nazione a nazione? Ad esempio in Italia vieni considerato come negli USA o in Messico?Ogni cultura e diversa dall’altra. In ogni caso, generalmente, diventare un porn performer è una fantasia che hanno tanti ragazzi ovunque. Tuttavia diventare una celebrità nel porno dipende in buona parte dagli investimenti delle compagnie per le quali si lavora, dalla distribuzione e dalla promozione che queste compagnie riescono a fare nei vari paesi. Per esempio: in Messico, USA, Brasile, Argentina, Spagna generalmente non vado nei posti gay perché mi riconoscono all’istante e può diventare una cosa imbarazzante. In Italia è un pò diverso: di solito mi riconoscono, ma non si avvicinano per salutarmi, per chiedermi  autografi o fotografie come fanno in altri paesi. Forse timidezza? Ma dopo, quando arrivo a casa, il mio Facebook è pieno di messaggi che dicono "ti ho visto ieri"… Bello, no? In Italia ho notato che la popolarità della pornografia gay è in costante crescita. Vedo un crescente interesse per il mondo del porno gay da parte degli ragazzi gay italiani: mi chiedono sempre come si fa a diventare un porno divo, e a chi devono chiedere. In effetti essere protagonista della scena porno gay internazionale, per loro, è una cosa favolosa. Gli italiani credono che un ragazzo che fa il porno divo viva in un mondo fantastico, ma non sanno che tutto dipende da come gestisce questa esperienza.

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A un porn performer si richiedono sempre certe doti fisiche, ma secondo te quali sono le doti psicologiche necessarie per vivere bene nel mondo del porno gay?

La cosa piu importante è avere un cervello che funziona, anche meglio delle altre parti del corpo. Io ho sempre fatto pornografia più con la testa che con i miei attributi, e questa è una delle ragioni per cui ho ancora un vero contratto in esclusiva quando praticamente non li fa più nessuno. Al contrario di quello che si pensa, per la mia esperienza, i porn performers non sono amici fra loro. É impossibile essere amico di uno che è un rivale che compete con te per avere più popolarità e attenzione. Sempre ammesso che sia un performer professionista e non uno che fa porno per il gusto di fare sesso con dei bei ragazzi. Generalmente io entro in contatto con i miei colleghi solo sul set e non rimango nel loro stesso albergo. Cerco di continuare la mia vita in modo normale anche quando sono impegnato in una produzione e quando è tutto finito può capitare che parli un po’ con i ragazzi con cui potrei condividere nuovi lavori. Il feeling durante una scena a volte si crea e a volte no. Una cosa e fare sesso per piacere e un’altra è farlo per lavoro, anche perchè ogni tanto può capitarti qualcuno che se la tira in maniera incredibile e che si crede un dio in terra, ma in questo caso entra in gioco la professionalità di ognuno per realizzare una scena totalmente credibile. Le gelosie e le invidie appartengono solo ai ragazzi insicuri e con un’autostima molto bassa.

Secondo te qual’è lo stato di salute del mondo del porno? La crisi si è fatta sentire anche lì? La crisi ha colpito tutti i settori, ma  forse nel porno la vendita di DVD è stata compensata da altro. Oggi internet è il canale principale e i DVD sono per superfans. La crisi, ad esempio, non c’entra con la mia decisione di cambiare compagnia, anche perchè non sapevo che la COLT rischiava il fallimento. Ho avuto delle divergenze con i capi per la gestione della mia immagine, e la Raging Stallion mi ha offerto subito un contratto che superava tutte le mie aspettative: negli USA le case di prodizione si tengono d’occhio a vicenda e un performer valido non resta mai senza lavoro, tant’è che i miei compensi continuano a crescere. Quanto ai compensi in generale li hanno abbassati molto perchè tanti bei ragazzi preferiscono fare porno amatoriale su internet, magari facendosi dei siti in proprio, e questa concorrenza fa abbassare la media dei compensi. Inoltre il porno gay risente dell’invasione di ragazzini di 20-25 anni che fanno di tutto, compreso il bareback, accontentandosi di cifre molto basse.

Ma tu perchè hai scelto questa strada? In Argentina ho una laurea in Fisiologia dello Sforzo Fisico e la mia carriera come performer è iniziata per caso. Ero salito sul palco della disco piu famosa di Buenos Aires e mi hanno subito chiesto di partecipare ad uno spettacolo della famosa show girl Alejanra Pradon sulla Calle Corrientes. Un spettacolo dove mi facevo una doccia totalmente nudo: qui degli amici americani mi hanno proposto un casting per il Gaiety Theater NYC (specializzato in spettacoli omoerotici) e lì mi ha contattato la Colt Studio, ma per anni rifiutai l’offerta. Dopo sono arrivato al Nobhill Theather di San Francisco, a cui sono molto legato, e quindi mi sono trasferito in Messico perchè mi hanno offerto di fare delle telenovelas. Alla fine, però, ho deciso di accettare il contratto in esclusiva per la Colt Studio e mi sono trasferito a San Francisco. Prima non avevo accettato perchè il porno mi sembrava un mondo molto crudele, e ora so che avevo ragione, e inoltre avevo paura di segnare la mia vita… D’altra parte, però, avevo sempre problemi a relazionarmi con i ragazzi. Io cercavo l’amore, ma loro mi cercavano solo per il mio corpo e alla fine mi sono detto che non avevo niente da perdere. Ironia della sorte: alla Colt ho trovato il mio vero amore: Carlo Masi.

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Sei argentino e hai vissuto in Messico e USA, tutti paesi che riconoscono diritti alle coppie gay, ma hai trovato l’amore proprio in Italia. Questo ti pesa? Tu e Carlo avete mai pensato di lasciare l’Italia per avere più diritti?Sono nato a Buenos Aires e cresciuto a Miami, quindi non ho vissuto direttamente l’approvazione dei matrimoni. Credo che la questione dei matrimoni gay sia un po’ troppo strumentalizzata per fini politici, ma quello che conta è che alla fine ci sono! Io ho trovato l’amore in California, quando ho conosciuto Carlo sul set ed è venuto a stare con me a San Francisco. La mia idea non era di vivere in Italia, ma alla fine lui mi ha convinto a venire a Roma. La situazione non mi pesa perchè sapevo già che al mio compagno non andava di diventare americano o argentino. Ovviamente ci piacerebbe sposarci, ma preferiremmo farlo nel paese che abbiamo scelto come casa. L’Italia è un paese fantastico! Peccato che tanta gente, anche fra chi governa, non capisca ancora che ciò che conta sono i sentimenti.